scende a cascate il sogno
sul fruscio di lenzuola
ciò che
vi giace dentro è
meraviglia

scende a cascate il sogno
sul fruscio di lenzuola
ciò che
vi giace dentro è
meraviglia

Martín Espada (nato nel 1957 a New York) è un poeta di origine portoricana e professore presso l’Università del Massachuttes Amherst dove insegna poesia.
Dedicata ai 43 dipendenti degli hotel e dei ristoranti della sezione locale 100 che lavoravano al ristorante Windows on the World e che morirono nell’attacco al World Trade Center l’11 settembre 2001.
Lode agli uomini e alle donne
che alzarono la colazione da un marciapiede
e la portarono nella luce delle torri.
Lode ai lavapiatti con i capelli impastati di vapore,
ai panettieri che sfornavano il pane al buio,
ai macellai che affilavano i coltelli tra i sogni.
Lode ai camerieri che conoscevano ogni lingua
ma che la città non sentiva mai parlare.
Lode agli immigrati, alle loro mani piene
di posate, bicchieri e sudore invisibile.
Lode ai morti nella cucina del cielo,
le mani che tagliavano l’aglio, che versavano vino,
che impilavano piatti nella quiete della fame.
Lode ai vivi, che corsero fuori
tra vetri taglienti e nuvole di polvere,
che cercarono i nomi negli elenchi,
che piangono in spagnolo, in urdu, in cantonese,
che conservano le foto nei portafogli
come piccole reliquie per pregare.
Lode a chi non è stato chiamato eroe,
ma faceva ogni giorno un lavoro da salvare il mondo,
sfornando pane, lavando tazze,
aprendo tende all’alba della città.
*
Davanti alle scenografie riposte sul pavimento
gli amanti agitano le loro scope.
La polvere si posa sulla lampada in camera da letto,
noi siamo l’anello mancante.
Ci dipingeranno sui loro muri:
una goccia su qualche superficie
che germoglia dall’innesco di piccole cose.
La storia ci cerca,
ci trova
Come la luce in camera da letto
o polvere sollevata dagli amanti.
*
Davanti alle scenografie riposte sul pavimento di Reynaldo Lacàmara
A Rafael Rivera
Le navi hanno già svoltato
l’angolo delle acque
che vediamo unirsi
al cielo profondo e arcuato.
Si vedono solo pochi punti,
ma qui, tra noi,
in preda all’abbandono,
si levano ancora mani e voci innamorate.
I viaggiatori a prua non si volteranno indietro.
Un altro mondo sorge, un altro mondo alto e fresco
nella mente di tutti i viaggiatori.
Notte e giorno osserveremo le creste dell’acqua.
Forse il vento porta con sé un odore, un fischio,
qualcosa di ciò che teniamo stretto al petto
e che oggi vibra lontano.
Come erbacce ruvide, il mare cresce dentro di noi.
Il suo falso blu irrompe tra le rocce
e ci restituisce solo i resti di ciò che è andato perduto.
Eppure
la vita ci invia
rapidi segnali,
mentre passa,
lontano da questa riva.
*
Tre anni fa ci ha lasciati in punta di piedi Ivano Ferrari. Questa poesia, come molte altre nella raccolta La morta moglie, esplora il dolore e la perdita con un linguaggio crudo e diretto.
Aiuto, aiuto
si spolpa la parola e non c’è silenzio,
sono io che sto scrivendo,
aiuto, aiuto
macchi d’inchiostro le mie vene
sei la fine di ogni nome.
*
Barbara Korun
Odore Umano
Ormai da giorni rimugino sul mio resoconto
del lavoro svolto con i profughi
non ce la faccio proprio a metterlo sulla carta
quell’odore
odore di gente di creature umane
quell’odore dolciastro
un misto di urina di vomito di sangue mestruale
di sangue di feci di sudore di gente spaventata
ormai da giorni rumino questo resoconto
nei sogni è il resoconto a ruminare me
mi perseguita
insomma come dire
«Per loro tutto può andar bene!»
il sudicio pavimento di cemento
i vestiti fradici
le interminabili attese in fila
esattamente in una fila
2000 persone in un’unica fila
una dietro l’altra per ore e ore
per 2 pezzi di pane pesce in scatola
una mela e mezzo litro di latte
per l’acqua per mezzo litro d’acqua
ormai da giorni rumino questo rapporto
già da giorni mi tormento come comporlo
insomma come raccontare
che la gente mi faceva segno
sono affamato sono affamata siamo affamati
dimagriti stanchi sporchi rassegnati
come raccontare
che li sorvegliavamo come i peggiori
e i più pericolosi nemici
avvertendo la gente del luogo di non lasciar
passare i loro animali dove erano passati loro
potrebbero contrarre malattie terribili
la tubercolosi, il colera, la scabbia, i pidocchi
«Neanche per sogno! Non sperate davvero che io vada
a pulire le tende finché c’è anche uno solo di quella marmaglia infernale!»
sbraitava una signora anziana mandata dai servizi sociali
«Non voglio avere a che fare con loro,
che tornino là da dove sono venuti!» strillava a notte fonda
durante una delle notti più serene nel campo
svegliandosi di soprassalto dal placido
sonno dei giusti
come raccontare
come descrivere la scena iniziale
quando son giunta per la prima volta alla fabbrica Beti
la mattina presto prima dell’alba
nei campi vicini silenzio nebbia
in lontananza invece fasci di luce dei fari
elicotteri suono insistente di sirene veicoli della
polizia esercito con i loro furgoni e camionette
armati fino ai denti agenti specializzati con
passamontagna nero sul viso e il casco in testa
muniti di giubbotti antiproiettile mitragliatrici
rivoltelle sfollagente scudi e volti mascherati
perfino i membri del servizio umanitario
con guanti e maschere da naso e bocca
eppure dappertutto quell’odore
quell’odore intenso e dolciastro
odore umano
che non scorderò mai

*
Cartolina non spedita di Isabel Oliva I Prat
abito ora nell’osso
del silenzio
un tempo senza padri
né padroni
tempo innocente e ingordo
senza data,
il posto in prima fila
è rimasto vuoto:
scarnificata presenza
di ogni assenza.

Diminuzione della mamma
.
La mia mamma
nel tempo in cui ero bambino
fu una donna
molto grande e molto bella
allora che ora
è minuscola
come una cosa
.
*
.
Parlando a diverse persone contemporaneamente
.
Mi piacerebbe che voi foste ancora qui.
Smettetela di parlare o di fare qualsiasi altra cosa per un minuto.
Anzi, per favore, per tre, magari, cinque minuti.
Ditemi che sentiero prendere oltre la collina.
C’è un ponte lì? Vorrò compagnia?
Raccontatemi dei vecchi che hanno costruito il ponte.
.
*
.
Parlando a Patrizia
.
Patrizia non vuole
parlare d’amore,
dice che vuole solo
fare l’amore,
ma ne parla
quasi all’infinito con me.
.
***************
“L’anno scorso Larry Rivers ed io abbiamo cercato di uccidere la poesia e il jazz parodiandoli; la nostra prima sessione al Five Spot Café, tuttavia, si è rivelata così divertente, per noi, almeno, che abbiamo ripetuto l’esperienza più volte. Non credo che l’abbiamo ucciso.” Kenneth Koch (1925 – 2002), figura di spicco della Scuola di New York, è noto per la sua poesia vivace, ironica e profondamente umana. Sebbene le sue opere siano state tradotte in italiano in misura limitata, alcune poesie sono disponibili per i lettori italiani. Ecco tre poesie di Koch, l’ultima delle quali è di mia traduzione.
Rolando Càrdenas (1933 – 1990) è stato un poeta cileno della così detta Generazione 50.
Ed era una luce che sembrava essere lì a tutte le ore,
quando i giorni cominciavano a crescere,
curvando verso lenti paesi innevati.
Si trasmetteva senza limiti,
in un’attività quasi silenziosa,
dai cieli rossi e pieni di colline
dove gli uccelli volavano fino a tardi.
Sembrava anche attraversasse il mare
con un misterioso mormorio color cenere.
Antica chiarezza del ghiaccio che era rimasta lì
fin dalla prima notte polare,
a conferma di un rito remoto che aveva fermato le ombre,
ma al tempo stesso era passato.
Rimaneva con noi per lunghe ore,
come se ci rubasse il sonno o la stanchezza,
invecchiando con l’erba e il vento.
Come un ricordo che tutto inonda,
quei giorni del sud emergono
dal tempo dell’uomo che perse la sua ombra,
perché quelle notti lontane e illuminate
portate dal ghiaccio, dal mare e dal cielo rosso,
non sembravano strane sulla terra sparsa,
che circondava quella casa
persa in un grande respiro bianco.
*
per me sola
si aprì la sua bocca,
mia conquista la terra
di quel suono
infatuato di vita
avevamo quell‘eta’
per noi sarà sempre quella

Ho sempre amato la Sequenza del Lunedì di Pasqua, quella che i fedeli leggono in chiesa oggi, ve la propongo è pura poesia.
Sequenza
Paul Celan
PARLA ANCHE TU
Parla anche tu,
parla per ultimo,
di’ ciò che hai da dire.
Parla –
ma non separare il no dal sì.
Dai anche senso a ciò che dici:
dagli l’ombra.
Dagli ombra che basti,
dagliene tanta
quanta sai sparsa intorno a te
fra mezzanotte e mezzogiorno e mezzanotte.
Guardati in giro:
lo vedi, che il vivo è dappertutto –
Prossimo alla morte, ma vivo!
Dice il vero, chi dice ombra.
Ma ora si stringe il luogo dove stai:
e adesso dove andrai, rivelatore d’ombre, dove?
Sali. Innalzati a tentoni.
Più sottile diventi, più irriconoscibile, più fine!
Più fine: un filo,
lungo il quale vuole scendere la stella:
per nuotare nel basso, giù in basso
dove vede se stessa luccicare: nella risacca
di erranti parole.
Da “La Rosa di Nessuno”

55 anni fa’, nella notte tra il 19 e il 20 Aprile 1970, Paul Celan andava incontro alla Senna. Al suo genio e a Lui il mio commosso omaggio
E’ stato un poeta del Costa Rica. Visse poco. Conduceva una vita bohémien, bevendo da un bar all’altro e trascorrendo le notti in cerca di asilo negli ostelli per migranti, dove dormiva per pochi soldi su brande non sempre pulite. Non ebbe molto tempo per mostrare la sua poesia al mondo. Ha pubblicato un’unica raccolta di poesie (Soundtrack, Ediciones Perro Azul, 2005). Ha collaborato con decine di riviste, tra cui “Amigos de lo Ajeno”, il supplemento “Áncora” del quotidiano costaricano “Nación” e numerose recensioni sulla rivista “Soho”.
Ho pianto per te
come si deve piangere
perché sia reale.
Ho pianto ubriaco.
Camminavo per la città
con un enorme desiderio
di non portare il mio nome,
solo perché
questa tristezza non mi toccasse.
Ho pianto per te
mentre stavi nelle fogne
come chiunque altro,
e poi ho imparato
che a volte la luna
è meglio vista da un tombino.
Ho pianto per te
in una macchina della polizia:
è la prima volta
che arrestano qualcuno
per il piccolo reato di nostalgia.
Ho pianto ubriaco
e nel mio delirium tremens
sono arrivato a credere
che tutti gli ubriachi
stessero piangendo per te .
*
I gatti hanno un giornale
con tutte le novità
e sull’ultima pagina
la ‘Piccola Pubblicità’.
I gatti senza casa
la domenica dopo pranzo
leggono questi avvisi
più belli di un romanzo:
per un’oretta o due
sognano ad occhi aperti,
poi vanno a prepararsi
per i loro concerti.
Le nostre storie
cercano ancora la trama dei racconti
come un rito nel chiederci
chi siamo e dove andiamo
parlando di ventura
.
Il brusio nasce nel riempire
la distanza e la sua usura
quando si sfidano le origini
anticipando il sonno
sulle infinite frasi che non sanno
dove arriveranno in nostra assenza
.
Ci ricordiamo delle classiche domande
fino alle ipotesi
della nostra inesistenza
nonostante il segno del miracolo
.
Continuiamo
fino a chiudere gli occhi
dove nessuno si accorgerà
se di fuori la neve
ha depositato i fiocchi
sulle speranze del mondo
dove la vita anche quando è sola
rimane felice
con il dono della parola
.
di Antonio Bianchetti (da “Non so se ho scritto troppo sull’amore” Quaderno dell’Àcàrya n°55)
*
*
Ad Antonio Bianchetti nel primo anniversario dalla scomparsa
*
Dennis Haskell (1948) è un poeta, critico e accademico australiano. È autore di nove raccolte di poesie, le sue opere più recenti sono And Yet… e Ahead of Us. Inoltre, Haskell ha contribuito alla borsa di studio letteraria, pubblicando quattordici volumi di critica e saggi letterari.
Era fulgida oltre ogni logica,
tutta la vita un verdeggiante
pascolo, comunque la guardassi,
sembrava assurdo un amore così immenso
che divenne ogni pezzetto di sentimento
parole trepidanti,
finché tutte quante finirono in un libro.
E ancora ero stordito nel cercare
parole perfette in un perfetto accordare.
Sorpresi vi si sprofondarono i lettori, e presto
il libro aperto divenne solo un testo.
Condotti studi, lo scritto fu sezionato,
esaminato, decostruito, resuscitato.
Il testo era un discorso a cui ogni giorno
scolari rigorosi avrebbero attinto.
Ma chi di loro lo avrebbe interpretato?
*
Questa poesia è di una bellezza malinconica che permea tutto, come se raccontasse la trasformazione di un amore vissuto intensamente in qualcosa di distante, analizzato, quasi sterilizzato dal tempo e dallo studio. Il passaggio da emozione viva a testo scolastico è descritto con delicatezza ma anche con un certo rammarico. Quelle “parole trepidanti” che finiscono in un libro sembrano perdere la loro spontaneità, diventando oggetto di analisi fredda, di “scolari rigorosi”. Bellissima anche la chiusa, che lascia aperta la domanda centrale: chi saprà davvero interpretare e non solo studiare? È la riflessione definitiva sul destino della poesia (o dell’arte, o dell’amore stesso): quanto sopravvive, e quanto viene compreso?
*
William Carlos Williams (1883 – 1963) è stato un poeta, scrittore e medico statunitense.
Scende la neve:
anni di furia dietro
ore che fluttuano pigramente
— la tormenta
trascina il suo peso
sempre più in profondità — tre giorni
o sessant’anni, eh? Poi,
il sole! un groviglio di
fiocchi blu e gialli:
alberi dall’aspetto ispido
si stagliano nei lunghi vicoli
sopra una solitudine selvaggia.
L’uomo si gira e lì vede
la sua impronta solitaria sparsa
sul mondo.
*
Juana Bignozzi (1937 – 2015) è stata una traduttrice, giornalista e poetessa argentina.
Educato per essere
il magnifico militante di base di un partito
che, per non aver letto la storia del mio paese,
si è ridotto in polvere, non innamorato ma morto,
preparato per un’eterna corsa di fondo,
ho davanti agli occhi un muro impenetrabile
dietro il quale ci sono solo
altri 50 anni di lavoro e attesa.
*
Carlos Ernesto Sánchez è nato a Chol-Chol, Temuco, IX Regione, Cile, nel 1955. Ha studiato Filosofia e Teologia. Ha lavorato come giornalista per la radio e la carta stampata, oltre a insegnare in diverse scuole. Ha pubblicato: Three Poets , Why My God e Songs of Madness, Passion and Sadness. E’ deceduto nel 2021
Penso a Carmen
al suo appartamento irrespirabile,
con cani,
gatti affamati, miseria,
vicine che si appendono alle finestre mostrando
tette e povertà.
E descrivere la povertà non è poesia, è violarla,
è non aver capito che queste parole sono furia e ribellione.
Non voglio il ruolo di un intellettuale,
ma la strada, la mia bandiera,
i miei sogni.
Carmen è ancora sul suo balcone con tè e pane,
senza un uomo,
senza soldi,
senza lavoro (perché è vecchia),
senza saper leggere,
senza un corpo perfetto
e senza le creme per sistemarlo.
Scrivo aggrappandomi a queste parole
come se fossero un lasciapassare, un segno magico per andare in paradiso.
*
Antonio Albanese viene dalla televisione, come Faletti, il parallelo mi è venuto naturale. Entrambi poi si sono rivelati grandi narratori con prosa di altissima qualità. C’è stato un periodo in cui passeggiando per Bologna incrociavo spesso Albanese e quasi mai lo riconoscevo, ma parliamo di cose serie. La strada giovane è il romanzo d’esordio di Antonio Albanese e mi ha realmente stupito. Tanto che non l’ho posato finché non l’ho letto tutto, in tre ore poco meno lo si termina. Narra la storia di Nino, un IMI. Cos’era un Internato Militare Italiano dopo il famigerato otto settembre 1943? Era quanto di peggio potesse capitare a un militare italiano catturato dai tedeschi, che non intendeva assolutamente aderire al regime repubblichino. Questi soldati non avevano lo status di progionieri di guerra, il loro trattamento nei campi di Austria e Germania era poco più su rispetto agli internati nei lager. Nino è un ragazzo siciliano che, suo malgrado, fugge con Lorenzo e il Piemontese dal campo di prigionia e si incammina con loro verso un’Italia divisa e distrutta. Non voglio anticipare la trama, voglio soltanto aggiungere che è un romanzo assolutamente ben scritto, che non da spazio a spettacolarismi da film americano e soprattutto è scritto con uno stile di prosa davvero efficace ed elegante. Ne consiglio la lettura.
*
Saúl Ibargoyen Islas (1930 – 2019) è stato un poeta, narratore, critico, traduttore e saggista uruguaiano, naturalizzato messicano.
Non sono ottimista.
Sono cresciuto all’improvviso,
saltando
i gradini dell’anima.
Non sono troppo allegro
né troppo espansivo.
Non ho ancora un passato:
parlo con gli altri,
cammino nei parchi,
scrivo in venti
modi diversi,
mi piace il calcio,
leggo i giornali,
visito gli amici,
recensisco qualche libro,
curo le mie passioni,
finisco il mio lavoro.
Sono semplice, ho
ventotto anni e, certo, ho
ombre ed errori,
sensi di colpa che durano mesi.
Non voglio avere ragione,
né sapere se questi versi
sono corti o lunghi,
né, in verità,
tessere un alloro
o dipingere il mio ritratto:
sono così simile a tutti,
così uguale
a ciò che canto.
Ecco perché non importa
se mi dimenticano,
se conoscono solo il mio volto,
il mio soprannome
o la mia età.
Devo dire un’altra cosa,
con un certo sapore testamentario:
nulla sarà
al di sotto delle mie azioni
e non volterò mai le spalle
all’ultima cosa
che potrà entrare nelle mie parole.
*
«Viviamo circondati da miracoli e non ce ne rendiamo conto» Ernesto Cardenal Martínez (1925 – 2020) è stato un poeta, presbitero e teologo nicaraguense.
Dietro il monastero, lungo la strada,
c’è un cimitero di cose usurate,
dove giacciono ferro arrugginito, pezzi
di ceramica, tubi rotti, fili attorcigliati,
pacchetti di sigarette vuoti, segatura
e zinco, plastica invecchiata, pneumatici rotti, in
attesa, come noi, della resurrezione.
*
Lêdo Ivo è nato a Maceió, Alagoas, nel 1924, è morto nel 2012. Ha avuto la sua prima formazione letteraria a Recife e dal 1943 vive a Rio de Janeiro. Il suo esordio letterario è del 1944, con As imaginações (Le immaginazioni), libro di poesie al quale seguirono altre ventidue raccolte. Oltre alla poesia, Lêdo Ivo si dedica anche alla prosa. Il suo primo romanzo, As alianças (Le alleanze), del 1947, conquista un importante premio nazionale. Pubblica altri quattro romanzi, una raccolta di racconti, Use a passagem subterrânea (Utilizzare il sottopassaggio), e due testi per l’infanzia, O menino da noite (Il bambino della notte) e O canário azul (Il canarino azzurro). Tra i saggi figurano Ladrão de flor (Ladro di fiori), O universo poético de Raul Pompéia (L’universo poetico di Raul Pompéia), Poesia observada (Poesia osservata), Teoria e celebração (Teoria e celebrazione), A ética da aventura (L’etica dell’avventura) e A república de desilusão (La repubblica della delusione). Come memorialista, ha pubblicato Confissões de um poeta (Confessioni di un poeta) e O aluno relapso (L’alunno svogliato). Lêdo Ivo ha ricevuto numerosi e importanti premi. Nel 1990 è stato eletto Intellettuale dell’anno in Brasile. Le sue opere di poesia e prosa sono state tradotte e pubblicate in vari paesi, fra i quali Inghilterra, Danimarca, Stati Uniti, Messico, Perù, Spagna, Olanda e Venezuela. Di Lêdo Ivo è stata pubblicata in Italia l’antologia Illuminazioni, a cura di Vera Lúcia de Oliveira (Multimedia Edizioni, Salerno, 2001)
Ciò che rimane di me quando cala la notte
è una goccia di sudore su cui contemplo
l’intera vita trascorsa in un solo giorno.
Astro o segnale stradale, il mio sogno
ha aspettato che passassi e si è spento.
Lavoravo, ma in cambio mi davano solo
una pagnotta di poliestere; e invecchio
tra segni rosicchiati dal vento
e parole senza suono e senza senso,
elica di nave in bacino di carenaggio.
Cala la notte e io affermo: non ho vinto
nessun dio, né denaro, né un nuovo amore.
Sudore? Rugiada? Mi dissolvo nell’oscurità.
*
Vicente Huidobro (Cile, 1893 ‑ 1948). Padre del creazionismo e uno degli autori più rilevanti della poesia ispanoamericana del secolo XX.
Fece due passi avanti
Fece due passi indietro
Il primo passo disse buongiorno signore
Il secondo passo disse buongiorno signora
E gli altri chiesero come sta la famiglia
Oggi è una bella giornata come una colomba nel cielo
Indossava una camicia in fiamme
Aveva gli occhi come un dormiente in mare
Aveva nascosto un sogno in un armadio buio
Aveva trovato un uomo morto in mezzo alla sua testa
Quando arrivò lasciò una parte più bella lontana
Quando lasciò qualcosa formato all’orizzonte ad aspettarla
I suoi occhi erano feriti e sanguinanti sulla collina
I suoi seni erano aperti e cantava l’oscurità della sua età
Era bella come un cielo sotto una colomba
Aveva una bocca d’acciaio
e una bandiera mortale disegnata tra le labbra.
Rideva come il mare che sente i carboni ardenti nel ventre.
Come il mare quando la luna si guarda annegare.
Come il mare che ha morso tutte le spiagge.
Il mare che trabocca e cade nel vuoto nei periodi di abbondanza.
Quando le stelle si cullano sulle nostre teste.
Prima che il vento del nord apra gli occhi.
Era bella nei suoi orizzonti di ossa.
Con la sua camicia in fiamme e il suo aspetto di albero stanco.
Come il cielo quando cavalca le colombe.
*
Daniel Andersson, detto Dan (1888 – 1920), è stato uno scrittore e poeta svedese. Inoltre adattò alcune delle sue poesie in musica. Andersson sposò l’insegnante di scuola elementare Olga Turesson nel 1918. A volte utilizzava come pseudonimo Black Jim. Andersson è annoverato tra gli autori proletari svedesi, benché le sue opere non si limitino a questo genere.
.
«Non è la poesia a dover essere libera, ma il poeta». Robert Desnos (1900 – 1945) è stato un poeta e scrittore francese. Fu uno dei membri più attivi del gruppo surrealista. Secondo André Breton, egli «parla surrealista a volontà». Robert Desnos stesso dichiarava di aver fatto «atto di surrealismo assoluto».
Ti ho sognata talmente che ormai perdi realtà.
Ancora posso raggiungere quel corpo vivo e poi baciare sulla bocca la nascita della voce che mi è cara?
Ti ho sognata talmente che le braccia abituate stringendo la tua ombra a incrociarsi sul mio petto non si piegherebbero al profilo del tuo corpo, forse.
Talmente, che davanti all’apparenza reale di quello che mi infesta e mi governa da lunghi giorni e anni diverrei probabilmente un’ombra,
care bilance d’ogni sentimento.
Ti ho sognata talmente che è probabilmente tardi per svegliarmi. Dormo in piedi, il corpo esposto a tutte le apparenze della vita e dell’amore e tu, la sola che conti oggi per me, è più difficile toccarti fronte e labbra che toccare le prime labbra e fronti capitate a tiro.
Ti ho sognata talmente, e camminato, parlato, dormito con il tuo fantasma che forse non mi resta più, eppure, che essere fantasma fra i fantasmi e ombra cento volte più dell’ombra che avanza e allegra avanzerà sulla tua meridiana della vita.
[Da À la mystérieuse, 1926 – Traduzione di Ornella Tajani]
*
Hugo Mujica (1942) è un sacerdote cattolico argentino, poeta, scrittore ed ex monaco trappista.
Sotto i tetti
si sentono i sogni respirare
nel silenzio della notte;
Sulla strada
un bambino,
senza ombra né direzione,
Cammina attraverso il vuoto di Dio, passo dopo passo
ripercorre la sua speranza.
*
Maria Rosaria Madonna è nata a Palermo nel 1942 è deceduta a Parigi nel 2002. Nel 1992 ha dato alle stampe Stige, unica sua raccolta edita di poesie.
Non ci sarà nessuno a salvare il mondo
C’è chi dice che il mondo
sarà salvato dai ragazzini.
C’è chi dice che sarà salvato dai santi,
c’è chi dice che il mondo sarà
salvato da una poesia…
Io invece penso che il mondo non sarà
salvato affatto.
Non ci sarà nessuno a salvare il mondo.
E questa sarà la sua salvezza.
*
Henryka Łazowertówna, (1909 – 1942) nota anche con lo pseudonimo di Henryka o H. Łaz., è stata una poetessa e scrittrice polacca, morta a 33 anni nel campo di concentramento di Treblinka e considerata una delle eminenti autrici polacche di origine ebraica.
*