Jorge Boccanera (1952) è un poeta, scrittore e giornalista argentino nato a Bahía Blanca. Esule durante la dittatura militare, visse in Messico e Costa Rica, esperienze che influenzarono profondamente la sua poesia. La sua opera, segnata da impegno politico e lirismo, è tradotta in numerose lingue ed è tra le più rappresentative della letteratura latinoamericana contemporanea.
(a José Ángel Leyva)
. Un cervo apparirà per colui che semina il tempo, che lo fa, lunghe foglie di tempo, sottilissime, con fili, setole, fili, filamenti, stracci,
.
e scrive del tempo in ginocchio, su una coperta di ombre, e poi cammina sulla pagina bianca dove la notte è sveglia..
Il cervo apparirà se lo scrittore mette le mani nel tempo e lo rosicchia, lo morde, lo logora, lo assottiglia, lo trasforma in un tegumento, in una membrana..
Quando il tempo – pelle delle parole – sfiora fugacemente l’aria, appare un cervo
Sono un professionista e ricercatore nel campo dell’arte che crea spazi in cui arte e comunità si incontrano. La mia attività spazia dalla redazione di riviste d’arte allo sviluppo di programmi museali, dalla ricerca culturale alla fondazione di Konstwrite, un’iniziativa interdisciplinare che costruisce ponti tra artisti, pubblico e comunità locali. Credo che l’arte riguardi le persone. Nel mio lavoro, esploro come gli scambi creativi plasmino la nostra comprensione della comunità e del luogo.
Abbiamo visto il volgersi dei colli
e gli occhi gialli aggrapparsi
ai rami sul retro dell’ospedale.
Tu hai detto devono essere venuti qui
come a raccogliere un presagio.
Non capivo questa tua espressione.
Ci siamo alzati al mattino presto con gli uccelli.
Un telefono ha squillato. Sono volati tutti via.
Oggi con Zach e Dan che pagaiano intorno ad Alcatraz e Angel Island)
Leoni marini e uccelli,
il sole
scivola attraverso la nebbia e si rilassa,
guardandoti dritto negli occhi.
La foschia del sole;
una grande petroliera naviga leggera e alta.
mare agitato, onda improvvisa –
collega i flussi di marea –
i gabbiani seduti nel raduno
mangiano;
scivoliamo tra scogliere biancastre.
il vero lavoro,
lavare e sospirare,
passa inosservato.
Maha Vial (1955–2020) è stata una poetessa e attrice cilena nata a Valdivia, nel sud del Cile. Figura di spicco della scena culturale valdiviana, ha sviluppato una poetica fortemente performativa e trasgressiva, affrontando temi come l’erotismo, la marginalità, il femminismo e la cultura popolare .
I brutti con i brutti,
i poeti con i poeti,
le puttane con le puttane,
le troie con i cani,
le vecchie troie con la morte:
questo è il mondo ordinato
in cui mi è stato dato di vivere.
Lode al Signore!
Bruno Lugano (20 febbraio 1941 / 13 dicembre 2017), è stato un noto poeta lucchese intimista ed ispirato, dedito alla poesia per vocazione sin da ragazzo, quando “orfano di padre e di figlio di poca madre” studiava a memoria classici della letteratura italiana e inglese che trovava nella biblioteca del collegio locale durante pomeriggi solitari. Ha iniziato a scrivere a metà degli anni ’50 e poi assiduamente a più riprese durante tutto il corso della sua vita. Ha Partecipato a numerosi Reading di Poesia ed è stato molto apprezzato e stimato dai suoi conterranei che ebbero il privilegio di ascoltarlo e conoscerne l’autenticità, il suo modo di vivere anticonvenzionale e provocatorio. Nonostante non abbia mai ricercato la pubblicazione, se non da giovane con le prime stampe in alcune riviste di editoria alternativa contenenti sue riflessioni e poesie, nel 1977 ha partecipato alla raccolta “Carconia” – Ed. Maria Pacini Fazzi – ed è uscito, per Marco Saya Edizioni – 2016 – la raccolta “Nel rovescio del perdono”. Ha partecipato attivamente e collaborato a siti di poesia e scrittura, con inserti poetici e blog.
Bisogna ricominciare dall’inizio. Dal coraggio Dal bambino disperato Dalla famiglia offesa Dai ripiegamenti di fiorellino Dalle tribù di tristezze portate con tristezza Dall’avventura spietata Dal furto nel giardino incustodito Dalle solitudini in cui tutti mancano; E il premio è una lacrima azzurra privilegiata di fronte al tramonto. Ricominciare dai giorni rimasti a dondolare nel passato Dalla pietà che chiedeva sempre più pietà Dalle sere accaparrate dagli altri Dal piagnisteo mascherato dalla disperazione con il cuore ritirato dal gioco dei cuori più audaci, Con i primi scambi d’amore paralizzati da tristi gelosie.
Il dieci luglio scorso ci ha lasciato Francesco Marotta. Era nato settantuno anni fa a Nocera Inferiore ma ha vissuto in provincia di Milano dove ha insegnato storia e filosofia. E’ stato un poeta e un traduttore raffinato. Ha animato uno dei primi e più autorevoli blog letterari, La dimora del tempo sospeso. La sua ultima opera è Polvere, pubblicata da Anterem un anno fa.
scrivere è un destino covato dall’ombra delle ore
la spina amorosa di chi non lascia niente alle sue spalle
perché essere cenere, sostanza di vento
è inciso da sempre a lettere di fuoco
nelle pupille dei segni che trascina – un canzoniere
infimo, un breviario di passi senza orma
tracima sillabe d’innocenza e memoriali di sabbia
dalla brocca silente che disseta il labbro,
quando parole malate d’aria si staccano dalle mani
precipitano nell’impercettibile abisso
di una pagina – scrivere è un’ora covata dal destino
la spina che costringe il corpo in reticoli d’albe in piena notte
e punge fruga ricuce orli slabbrati lacera la carne
fino a che sanguinano anche i sogni,
fino a che l’immagine fiorisce in echi di sorgente
gli alfabeti rappresi dentro un grido
(sono queste le voci che mancano a una pietra
per sentirsi un arco lanciato verso il cielo,
sono questi gli accenti
che scortano il seme alla sua tomba di luce – al precipizio ardente
dove la morte è presagio di stagioni,
oracolo dei frutti e del ricordo)
Delia Domínguez (1931–2022) è stata una poetessa cilena di origini tedesche, considerata una delle voci più significative della poesia femminile del suo Paese. La sua scrittura, intensa e intima, ha spesso esplorato i temi della perdita, dell’amore e della natura.
Ti ho detto nella lettera
che mettere insieme quattro versi
non è stato ottenere un passaporto per la felicità
timbrato in tasca,
e altre cose più o meno serie,
come farti sapere
che sono da tempo tua complice
quando di notte scendi negli arsenali
e metti tutta la tua anima
e il tuo respiro
perfettamente sotto controllo,
per far andare avanti le tue ribellioni,
le tue milizie segrete
a costo di quel tempo perso
a mangiarti le unghie, a tenere
a freno le tue palpitazioni,
a batterti il petto per i
brutti sogni,
e non so quante altre cose
che, sinceramente, ti logorano la salute
quando in fondo
sai che sono con te
anche se non ti vedo
o non faccio colazione alla tua tavola
o la mia testa si sveglia sul tuo petto
come un bambino infreddolito,
e questo
non ha bisogno di essere scritto.
Nazin Hikmet (1902 – 1963) poeta e scrittore turco naturalizzato polacco.
Apritemi sono io… busso alla porta di tutte le scale ma nessuno mi vede perché i bambini morti nessuno riesce a vederli.
Sono di Hiroshima e là sono morta tanti anni fa. Tanti anni passeranno.
Ne avevo sette, allora: anche adesso ne ho sette perché i bambini morti non diventano grandi.
Avevo dei lucidi capelli, il fuoco li ha strinati, avevo dei begli occhi limpidi, il fuoco li ha fatti di vetro.
Un pugno di cenere, quella sono io poi il vento ha disperso anche la cenere.
Apritemi; vi prego non per me perché a me non occorre né il pane né il riso: non chiedo neanche lo zucchero, io: a un bambino bruciato come una foglia secca non serve.
Per piacere mettete una firma, per favore, uomini di tutta la terra firmate, vi prego, perché il fuoco non bruci i bambini e possano sempre mangiare lo zucchero.
Paolo Volponi (1924 – 1994) è stato uno scrittore, poeta e politico italiano, senatore della Repubblica Italiana nel corso di due legislature.
Le mani di mia madre
sapevano di farina
e di sole,
d’inverno.
Sapevano di rami spezzati
e di pianto in silenzio,
dietro la finestra.
Sapevano di panni stesi
e di notti senza ritorno.
Ma sempre,
quando mi toccavano,
era la vita.
Miklós Radnóti (1909 – 1944) è stato un poeta ungherese. Essendo ebreo, non poté esercitare la professione d’insegnante; fu quindi perseguitato, rinchiuso in vari campi di concentramento in Ungheria e in Serbia, infine fucilato. Nei suoi vestiti, rintracciati in una fossa comune, venne trovato il suo ultimo taccuino di versi. Nella contemporanea poesia ungherese, Radnóti va collocato tra le voci nuove della corrente di ispirazione popolare, manifestatasi a partire dagli anni Trenta del secolo scorso, e precisamente tra i poeti la cui tematica è più legata ai problemi e alle trasformazioni delle città.
Lirico pregevole, scrisse anche un libro autobiografico e fu ottimo traduttore, specialmente di poeti francesi.
E qui preparo questa poesia. Ero fiore, sono diventato radice, buia e pesante la terra su di me, la mia sorte è compiuta, una sega piange sulla mia testa, e la mia linfa si ritira, non mi muovo più, non mi muovo più.
Verónica Zondek è una poetessa, traduttrice e saggista cilena nata nel 1953 a Santiago. La sua scrittura, spesso legata al paesaggio e alla memoria, intreccia elementi mitici, politici e linguistici. Ha pubblicato numerose raccolte di poesia, tra cui El hueso de la memoria e Por gracia de hombre, ed è considerata una delle voci più autorevoli della poesia contemporanea in lingua spagnola.
Ascolta,
ascolta cosa dice la questione/non distrarti/stai fermo/
parlale.
Non arrenderti.
Pensare.
Immagina di essere solo una fermata del treno.
A.
Una stazione di passaggio.
Quindi:
ama/ ridi e piangi/ dormi/ sogna/ bacia con passione
fermati/ guarda/ ascolta/ fermati e lascia che le dita argentate
della folata di vento ti tocchino/ e le dita dorate dei fuochi freddi/
la mia scrittura sulla pagina dorme in attesa del lento ruggito del risveglio/
mangiando ciò che le lingue voraci lasciano dietro di sé/ respirando le
lacrime degli sconfitti/ seminando occhi ovunque/
l’obbligo è leggere/ e rileggere/ e prestare attenzione/ anche se siamo solo
sangue/ e ossa/ e sogno/ in questa lunga/ lunga e lenta palude.
Giorgio Manacorda (Roma, 1941) è un poeta, saggista e critico letterario italiano. Ha insegnato letteratura tedesca all’università e diretto riviste culturali come Il Menabò e Poiesis, distinguendosi per una scrittura colta e intensamente riflessiva.
Víctor Sáez, nato a Santiago del Cile l’8 settembre 1962, è un poeta e filosofo cileno. È stato presidente della Sociedad de Escritores de Chile (SECH) nel biennio 2013-2014 e ha pubblicato raccolte poetiche come Inventario Provisorio (2006) e J.D. (2011) .
Nessuno che sappia decifrare viaggi o avventure nelle mani
o nei fondi di caffè.
Il gioco consiste nel parlare senza ripetere l’angolo o l’ippopotamo,
in modo che nulla si apra improvvisamente e non rovini la colazione
nel bel mezzo del pomeriggio.
Una maledizione che solo una limetta per unghie, disposta a croce,
può annullare.
Ogni giorno dormiamo un po’ meno.
Una mano sul muro, l’altra in tasca,
un’ancora simmetrica per non perdere la strada,
lo zucchero
o l’insonnia
che lentamente ci rende invincibili.
Bruno Renato Serrano Navarro (Santiago del Cile, 1982). Poeta, professore e (forse) accademico. È autore, tra gli altri, dei libretti Pseudónimo (Pillaje, Valdivia, 2010) e Musgo (Isófonica, Barcellona, 2019), la cui versione finale, Moha, sarà pubblicata nel 2021 (Fértil Provincia, Cile). Tra gli altri riconoscimenti, è stato membro della Fondazione Pablo Neruda (2003) e beneficiario della borsa di studio per la creazione letteraria CNCA (Cile, 2005 e 2018).
Bruno Montané Krebs (nato nel 1957 a Valparaíso, Cile) è un poeta e narratore cileno naturalizzato italiano. Membro del gruppo infrarealista fondato da Roberto Bolaño e altri poeti a Città del Messico negli anni ’70, ha vissuto tra il Messico, l’Europa e l’Italia, dove risiede da anni. La sua scrittura è segnata da uno stile visionario e frammentario, che mescola autobiografia, ironia e tensione lirica.
Con il ricordo dei fiori e del rumore
il tuo sguardo si muove nell’acqua.
Quella musica è il movimento dei tuoi occhi,
questi silenzi sono i pensieri
che nascono dal profondo
pronti a renderti felice.
Quando osservi l’acqua, sai
cosa c’è stato e cosa manca,
pensi a ciò che muove
i corpi e provoca le tempeste.
Il tuo sguardo si illumina sotto il
soffitto luminoso dell’acqua che attraversa i pori,
le cellule, il chiarore del cielo.
Luis Chaves (1969) è un poeta costaricano noto per la sua scrittura intima e riflessiva, spesso caratterizzata da uno stile narrativo e un tono colloquiale. Tra le sue raccolte più note vi sono Asfalto e Chan Marshall.
Il film è finito male.
Nella stanza buia,
perfino i titoli di coda
emanano un senso
di ingiustizia.
Non è facile
riunire quattro sconosciuti
e, nel giro di pochi giorni,
farli comportare
come una famiglia.
Bruno Lugano (20 febbraio 1941 / 13 dicembre 2017), è stato un noto poeta lucchese intimista ed ispirato, dedito alla poesia per vocazione sin da ragazzo, quando “orfano di padre e di figlio di poca madre” studiava a memoria classici della letteratura italiana e inglese che trovava nella biblioteca del collegio locale durante pomeriggi solitari. Ha iniziato a scrivere a metà degli anni ’50 e poi assiduamente a più riprese durante tutto il corso della sua vita. Ha Partecipato a numerosi Reading di Poesia ed è stato molto apprezzato e stimato dai suoi conterranei che ebbero il privilegio di ascoltarlo e conoscerne l’autenticità, il suo modo di vivere anticonvenzionale e provocatorio. Nonostante non abbia mai ricercato la pubblicazione, se non da giovane con le prime stampe in alcune riviste di editoria alternativa contenenti sue riflessioni e poesie, nel 1977 ha partecipato alla raccolta “Carconia” – Ed. Maria Pacini Fazzi – ed è uscito, per Marco Saya Edizioni – 2016 – la raccolta “Nel rovescio del perdono”. Ha partecipato attivamente e collaborato a siti di poesia e scrittura, con inserti poetici e blog.
Audre Lorde, nata Audrey Geraldine Lorde (1934 – 1992) è stata una poetessa, attivista e scrittrice americana.
Nel tentativo di vederti
i miei occhi si fanno più
confusi
non è il tuo viso
che cercano
le dita fra i tuoi spazi
come creatura affamata
persino adesso
non voglio
fare una poesia
voglio farti
comporti e scomporti
da me stessa.
Tamara Kamenszain è stata una poetessa e saggista argentina.
Nella scuola elementare ebraica guardavamo ogni anno
lo stesso film sui campi di concentramento nazisti .
quella in cui i cadaveri vivi scavano la fossa
e poi vi gettano dentro le ossa dei loro morti.
e poi sono ancora costretti
a spingersi fino al suicidio da altri
che sparano loro, così che cadono leggeri
senza mangiare né bere nulla.
Non lo so, ma ancora oggi, quando un tassista dice
qualcosa sugli ebrei, io resto in silenzio
per paura che, guardando nello specchietto retrovisore, scopra
che anch’io sono sull’orlo di quella fossa.
Ecco perché non ho un’opinione, ecco perché mi nascondo
dietro la prima persona.
Albertine Sarrazin (1937 – 1967) è stata una scrittrice e poetessa francese. Più volte arrestata per crimini comuni, conseguì in carcere la maturità classica. Ciò che la contraddistingue è la capacità di miscelare il francese colto con la lingua argot della malavita, appresa durante i soggiorni carcerari.
Manuel Carneiro de Sousa Bandeira Filho (1886 – 1968) è stato un poeta, critico letterario e traduttore brasiliano, che ha dato alle stampe oltre 20 opere in poesia e prosa.
Quando sei vestita,
nessuno può immaginare
i mondi che nascondi
sotto i tuoi abiti.
(Come di giorno,
non conosciamo
le stelle che brillano
nel cielo profondo.
Ma la notte si spoglia,
e nudi nella notte
palpitano i tuoi mondi
e i mondi della notte.
Brillano le tue ginocchia , brilla
il tuo ombelico , brilla
tutta la tua
lira addominale.
I tuoi piccoli seni,
come due piccoli frutti
nella rigidità flessibile
del tronco robusto, brillano.)
Ah, i tuoi seni!
I tuoi capezzoli duri!
Il tuo torso! I tuoi fianchi!
Ah, le tue spalle!
Con la nudità,
anche i tuoi occhi sono nudi;
Il tuo sguardo è più diffuso,
più lento, più fluido.
Quindi, in essi,
galleggio, nuoto, salto,
mi tuffo
perpendicolarmente!
Scendo nella parte più profonda
del tuo essere, dove
la tua anima mi sorride,
nuda, nuda, nuda.
John Burnside (Dunfermline, 19 marzo 1955 – Dunfermline, 29 maggio 2024) è stato un poeta e scrittore britannico.
Credo sia stata solo fortuna,
anche se la situazione non è sembrata così
quando ho lasciato la strada
e mi sono fermato su una banchina innevata
per sgranchirmi le gambe.
La volpe bianca
è arrivata silenziosamente da lontano,
in rotta verso l’estate, ciocche rosse
e marroni nella
pelliccia argentata, il muso
indifferente, quando mi ha guardato
e mi ha osservato per un minuto
– studiando il mio odore,
testandomi –
anche se solo, ho pensato,
per cortesia,
senza traccia di sorpresa,
abituata,
a differenza mia,
alla legge della tundra,
la logica selvaggia secondo cui,
laddove sembra che non accada
mai nulla,
ciò che accade è l’opportunità
che qualcosa accada.
Questa raccolta di poesie è un atto di testimonianza e di resistenza. Le poesie, scritte da autori palestinesi contemporanei e tradotte con cura, raccontano l’assedio, la perdita, la fame e la forza di chi continua a vivere e a scrivere sotto le bombe. La voce dei poeti diventa un grido capace di trasformare la cronaca in arte e la ferita in parola. Le immagini sono concrete: case ridotte in macerie, madri che cullano i corpi dei figli, ulivi che bruciano, bambini che imparano troppo presto la parola “morte”. Eppure, accanto all’orrore, c’è la tenace volontà di affermare la propria umanità, un amore per la terra e la cultura che nessuna occupazione può cancellare. La raccolta è anche un invito a non chiudere gli occhi: ogni verso è un appello, ogni metafora una richiesta di ascolto. Lo stile è asciutto, senza orpelli, ma di una bellezza cruda che non concede tregua. Un libro necessario, che restituisce a Gaza la sua voce e ci ricorda che la poesia è, forse, l’unico spazio in cui la giustizia e la memoria possono ancora parlare. Il libro ha un prezzo di copertina di 12 Euro, di cui cinque saranno devoluti a Emergency.
Un estratto:
Yousef Elqedra
Posso scrivere una poesia
con il sangue che sgorga,
con le lacrime, con la polvere nel mio petto,
con i denti della ruspa, con le membra smembrate,
con le macerie dell’edificio, con il sudore della protezione civile,
con le urla delle donne e dei bambini,
con il suono delle ambulanze, con i resti di un albero che amo,
con tutti questi volti che cercano i loro dispersi,
con la voce del bambino Anas sotto le macerie che dice: “Sono ancora vivo”,
con i corpi senza lineamenti,
con l’attesa, l’attesa, e ancora l’attesa!
Posso scrivere una poesia con il fragore del tradimento,
con il silenzio nudo,
con la neutralità viscosa, con l’impotenza svelata,
con il servilismo verso l’America.
Horacio Arturo Ferrer Ezcurra (1933 – 2014) è stato un poeta, paroliere e drammaturgo uruguaiano naturalizzato argentino.
Morirò a Buenos Aires, accadrà all’alba,
guarderò dolcemente le cose della vita,
la mia piccola poesia di addii e di pallottole,
il mio tabacco, il mio tango, la mia manciata di spleen.
Mi metterò sulle spalle, come cappotto, tutta l’alba,
il mio penultimo whisky resterà non bevuto,
arriverà, tangamente, la mia morte innamorata,
io sarò morto quando saranno le sei, in punto.
Oggi che Dio smette di sognarmi,
verso il mio oblio andrò per Santa Fe,
so che al nostro angolo già ci sei tu,
vestita di tristezza, fino ai piedi.
Abbracciami forte che dentro
sento morti, vecchie morti,
che aggrediscono ciò che ho amato.
anima mia, andiamo,
viene il giorno, non piangere.
Morirò a Buenos Aires, accadrà all’alba,
che è il tempo in cui muoiono quelli che sanno morire.
Romperà il mio silenzio l’aroma profumato
di quel verso che non ho mai saputo dirti.
Camminerò per tanti isolati e là in Plaza Francia,
come ombre fuggite da uno stanco balletto,
ripetendo il tuo nome lungo una strada bianca,
se ne andranno i miei ricordi in punta di piedi.
Morirò a Buenos Aires, accadrà all’alba,
guarderò dolcemente le cose della vita,
la mia piccola poesia di addii e di pallottole,
il mio tabacco, il mio tango, la mia manciata di spleen.
Mi metterò sulle spalle, come cappotto, tutta l’alba,
il mio penultimo whisky resterà non bevuto,
arriverà, tangamente, la mia morte innamorata,
io sarò morto quando saranno le sei, in punto,
quando saranno le sei, quando saranno le sei!
Omar Lara (1941 – 2021) fu un poeta, traduttore ed editore cileno. Fondatore della rivista “Trilce”, vi accorpò la generazione poetica che sarà dispersa dal golpe militare del 1973. Fu esule in Perù e poi a Bucarest e Madrid. La sua poesia tratta la nostalgia del passato, l’amore e la fugacità del tempo.