Gabriel Celaya (1911–1991), nato a Hernani nei Paesi Baschi, fu uno dei più importanti poeti spagnoli del dopoguerra. Ingegnere di formazione, scelse la letteratura come strumento di impegno civile, aderendo alla cosiddetta “poesía social”. Con la sua opera difese la libertà, la giustizia e la dignità umana contro la dittatura franchista.
Quella vita che non è mia e mi circonda, il mistero della morte, ciò che chiamiamo morte e il mistero della vita sempre aperta, ciò che chiamiamo vita nell’albero, nelle nuvole e nell’acqua, e nel vento e nel mondo che è ciò che è senza essere umano, e nell’immensa trasparenza che non è detta, si mostra in ciò che ho cercato tanto e che ora trovo di ritorno: l’infanzia, forse, l’infanzia, la nostra fine sicura, il nostro racconto, il nostro canto, la nostra coscienza magica: la totalità della vita infinita e aperta.
Jaime Sáenz Guzmán (1921 – 1986) è stato uno scrittore, poeta, romanziere, giornalista, saggista, illustratore, drammaturgo e professore boliviano, noto soprattutto per le sue opere narrative e poetiche..
Una notte su una strada sotto la pioggia in alto sopra la città buia con il rumore in lontananza è certo che sospirerà Sospirerò tenendomi per mano a lungo dentro il boschetto i suoi occhi limpidi come una cometa il suo viso che viene dal mare i suoi occhi nel cielo la mia voce dentro la sua voce la sua bocca a forma di mela i suoi capelli a forma di sogno uno sguardo mai visto prima in ogni pupilla le sue ciglia a forma di luce un torrente di fuoco tutto sarà mio facendo balzi di gioia Le taglierò una mano per ogni suo sospiro Le caverò un occhio per ogni suo sorriso Morirò una volta due volte tre volte quattro volte mille volte finché non morirò sulle sue labbra Mi taglierò le costole per darle il mio cuore con un ago Tirerò fuori la mia anima migliore per farle una sorpresa il venerdì pomeriggio con l’aria della notte cantando una canzone Ho intenzione di vivere trecento anni in sua bella compagnia.
José Agustín Goytisolo (Barcellona, 13 aprile 1928 – 19 marzo 1999) è stato un poeta, traduttore e intellettuale spagnolo di grande rilievo, appartenente alla cosiddetta Generazione del 1950, impegnata a ridefinire la poesia nell’era franchista
È una storia familiare, amici, la ricordiamo tutti. Il vento del villaggio si è perso nel villaggio, ma non è ancora finita. C’era una volta un uomo tra noi, gioioso, illuminato, che amava e viveva, cantava anche nella morte, libero come gli uccelli. Quanto sarebbe bello! Nacque, scrisse, morì indifeso. Le sue poesie vengono studiate, viene citato, e questo è tutto per ora, ragazzi. Ma il suo nome vive, continua, come noi, in attesa del giorno in cui questa questione, e molte altre, saranno considerate concluse. Quanto sarebbe bello! Nacque, scrisse, morì indifeso.
Jaroslav Seifert (1901–1986) è stato un poeta, scrittore e giornalista ceco, considerato una delle voci più importanti della letteratura del suo paese. Esordì come poeta d’avanguardia, ma nel tempo il suo stile divenne più lirico e profondamente umano. Fu anche impegnato politicamente e firmatario della Carta 77. Nel 1984 ricevette il Premio Nobel per la Letteratura per la sua poesia “che con freschezza, sensibilità e ricchezza ha fornito un’immagine liberatoria dell’indomito spirito umano”.
Tra due poli, il mondo si estende come la pelle di un asino. La vita, tra due cose: il pane e le rose.
Il mondo si sente, i tamburi risuonano. Per piccole cose, una grande guerra. Vincitore e sconfitto tornano a casa. Quanto è lontana, quanto è lontana casa?
Due dadi, due parole meravigliose, sulla tromba della storia: pane e rose. Suonate ancora sul tamburo rovesciato, agitando violentemente la tromba tra le mani.
Sulla pelle d’asino del tamburo di guerra, per il nostro amore, ci attendono fame e morte.
Marianela Medrano (Santo Domingo, 1960) è una poetessa, saggista e psicoterapeuta dominicana, naturalizzata statunitense. La sua scrittura esplora identità, memoria, femminilità e radici afro-caraibiche, intrecciando poesia e guarigione interiore. Ha pubblicato raccolte come Oficio de Vivir e Rooting, diventando una voce importante della diaspora latinoamericana.
Non sono più la stessa di un attimo fa. Sparita come il vestito rosso di Marilyn, gesti di dolore, sospesa a un sorriso perfetto.
Non so come mi sia abbandonata all’oscurità di questa casa. Marilyn ritorna in un vortice rosso, niente da mostrare nell’anima, niente sotto il vestito.
Inciampo sulle parole, sconcertata dalla sua figura, incerta su cosa fare della sua assenza. È vero, Marilyn, che i morti possono vederci? Riesci a vedermi ora piangere per i miei cari? Riesci a vederli turbinare nei loro abiti incolori? Hanno ancora il mio sorriso appeso sui loro volti? Tornerebbero alla fluidità dei fiumi? Lo faresti tu? Potrei io?
Lì dove la casa crolla, sapendo che casa è qualcosa di più, vedo i volti di tutti i miei morti. Il loro volto stanco indugia più a lungo nel vuoto. Dove un tempo c’erano le parole, c’è una poesia che non so scrivere.
Marilyn, riesci a vedere il mio vortice rosso che si curva verso il cielo, alla ricerca di mio padre?
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.
Jaime Gil de Biedma y Alba (1929–1990) è stato un poeta spagnolo tra i massimi rappresentanti della “generazione del ’50”. Con uno stile intimo, ironico e raffinato, ha rinnovato la poesia spagnola esplorando l’esperienza personale con grande lucidità e profondità
A Juan Marsé
Definitivamente
sembra confermato che il prossimo
inverno sarà duro.
Son cominciate in anticipo
le piogge, e il Governo
riunito in Consiglio dei ministri,
non si sa se a quest’ora esamina
il sussidio di disoccupazione
o il diritto a licenziare,
o soltanto si limita ad attendere,
isolato in un oceano, che l’uragano passi
e arrivi il giorno, il giorno, infine, che
le cose non vadano più male.
Nella sera d’ottobre,
mentre sfoglio il giornale,
mi son fermato ad ascoltare il respiro
del silenzio nella mia stanza, le conversazioni
dei vicini che vanno a coricarsi,
tutti quei rumori
che repentinamente riacquistano una vita
ed un significato proprio, misterioso.
E ho pensato alle migliaia di esseri umani,
uomini e donne che in questo stesso istante,
con il primo brivido,
tornano a chiedersi il perché dei loro crucci,
della fatica precoce,
dell’ansietà per quest’inverno,
A te, che non sospetti ch’io esista –
A te, cui resterò sempre nascosta –
dalla mia ultima boa,
già immersa in freddi sorsi di campana,
aspettando il linciaggio
d’azzurri squali
a faccia in giù nell’onda –
invio di me quest’unico messaggio:
Con tutto il nulla t’amo
che intercorse tra noi – tutto l’immenso
che poteva intercorrere! Ma c’era
un universo in mezzo!
A te, sull’altra sponda
ignaro, approderà col fiato mozzo
questo tremante ramo
di me, scampato al viaggio.
Dario Villa (Milano, 12 giugno 1953 – Milano, 4 marzo 1996) è stato poeta e traduttore. Esordì trentunenne nel 1984 con Lapsus in fabula, la sua opera più celebre, che gli valse il Premio Mondello opera prima nel 1985. Lavorò come traduttore dall’inglese e dal francese per le case editrici Guanda e Mondadori; nel 1995 uscì la sua ultima raccolta, intitolata Abiti insolubili: nel 1996 morì all’ospedale Policlinico di Milano dopo una lunga malattia
il sonno, come vischio, impasta
chili di ciglia: e già, lamina, un’ansia
insinua tra le palpebre uno stecco:
non si può chiudere né aprire l’occhio,
l’occhio che esulta, che si occulta quieto,
che assorbe senza respingerli i crack dello specchio
Gonzalo Millán (1947-2006) è stato un poeta cileno noto per la sua scrittura sperimentale e fortemente segnata dall’esperienza dell’esilio dopo il colpo di Stato del 1973. Le sue opere, come La ciudad e La vida nueva, intrecciano memoria personale e collettiva, testimoniando la violenza politica e la fragilità dell’esistenza. Rientrato in Cile negli anni ’90, è considerato una delle voci più originali e incisive della poesia latinoamericana contemporanea.
Tomaž Šalamun (1941 – 2014) è stato un poeta sloveno, uno dei più importanti poeti sloveni contemporanei e uno dei maggiori esponenti della poesia modernista europea della seconda metà del Novecento.
Joan Margarit i Consarnau (1938–2021) è stato un poeta catalano, architetto e professore presso la Scuola di Architettura di Barcellona dal 1968 fino alla pensione. Scrittore bilingue, pubblicò inizialmente in spagnolo e dal 1980 si affermò nella poesia in catalano, ricevendo importanti riconoscimenti come il Premio Nazionale di Poesia spagnolo e il Premio Nacional de Literatura della Generalitat catalana per Casa de Misericòrdia. Culmine della sua carriera fu il prestigioso Premio Cervantes nel 2019, il più alto riconoscimento per la letteratura in lingua spagnol
Abbiamo scattato quella fotografia tre anni dopo la fine della guerra. È il giardino, o meglio, il cortile trascurato di casa. Nessuno sorride. La paura permea gli abiti strappati e rattoppati tante volte, proprio come le famiglie. Guardiamo l’obiettivo: mia madre con la sua acconciatura alta, uscita da un film della Francia occupata, e mia nonna che torce un fazzoletto tra le mani per uno dei suoi figli, ancora in prigione. Ricordo a malapena l’altra donna: mia zia, indebolita dal dolore, morì di infarto pochi mesi dopo. Noi tre, in bicicletta, seri come può essere un adult a quattro anni. Quanto poco rimane conservato nella piccola stanza dei ricordi che si affaccia su quel giardino secco di un autunno con fantasmi di rose. Il giardino della mia infanzia: il cortile della paura.
Ingeborg Bachmann, nota anche come Ruth Keller (Klagenfurt, 25 giugno 1926 – Roma, 17 ottobre 1973), è stata una poetessa, scrittrice e giornalista austriaca.
Il sole sorge dall’atrio celeste, gremito di cadaveri. Non sono gli immortali ad essere lì, ma coloro che sono caduti in battaglia, sentiamo.
E lo splendore non si cura del decadimento. La nostra divinità, la Storia, ci ha preparato una tomba dalla quale non c’è resurrezione.
Manuel J. Castilla (1918–1980) è stato un poeta argentino nato a Salta, nel nord-ovest del Paese. Le sue opere sono profondamente radicate nella cultura e nei paesaggi della sua terra natale, con una lirica che unisce sensibilità sociale e bellezza naturale. È considerato uno dei principali esponenti della poesia nord-argentina del XX secolo. Collaborò anche con musicisti, contribuendo con testi a molte canzoni del folklore argentino. La sua poesia è intrisa di malinconia, memoria e un forte legame con le tradizioni popolari.
Qui sopra c’è la vena,
la vede, signor ingegnere?
A quest’ora sembra sempre
una vipera che dorme.
Così come lei la vede,
anche lei la sta guardando.
E anche se la distrugge tutta
colpo su colpo con il trapano,
più la si fa a pezzi
più la sua coda continua a crescere,
perché giù in fondo è già viva
al livello 300.
Qui sopra c’è la vena,
avvicini la sua lanterna,
che nel tentativo di ucciderla
restiamo dentro, uno a uno.
Remo Pagnanelli (1955 – 1987) Critico letterario tra i più validi e complessi della sua generazione, l’autore marchigiano ha affiancato alla speculazione intellettuale un’intensa ed originale attività creativa, lasciando una traccia importante nella Poesia italiana del secondo ‘900, nonostante la brevità della sua vita, a cui ha messo fine a soli 32 anni.
Enrique Winter (nato nel 1982) è un poeta, traduttore e avvocato cileno. Ha pubblicato diverse raccolte di poesia, tra cui Guía de despacho e Lengua de señas, vincendo premi in Cile e all’estero. La sua scrittura è caratterizzata da ironia, sperimentazione linguistica e un’attenzione alle dinamiche contemporanee della società.
Come due vecchi mobili, uno proveniente dalla spiaggia sottostante:
una casa abbandonata
all’accumulo di detriti (carta, ricoperti, pula, terra)
e sprofondata tra le erbacce che si arrampicano sulle sue rocce;
diceva – come due vecchi mobili, uno proveniente dal basso,
che non abbiamo mai più spazzato,
giurando che l’oblio non avrebbe accumulato sporcizia.
Wen Yiduo (1899-1946) è stato un poeta, studioso e intellettuale cinese tra i più influenti del XX secolo. Figura di spicco del Movimento del 4 Maggio, innovò la poesia cinese fondendo forme classiche e modernismo occidentale. Venne assassinato per il suo impegno politico e le sue idee democratiche, diventando un simbolo di libertà intellettuale.
La mia vita è un foglio bianco senza valore. Il verde mi ha dato crescita, il rosso passione, il giallo mi ha insegnato lealtà e rettitudine, il blu purezza, il rosa speranza, il grigio chiaro tristezza. Per completare questo acquerello, il nero mi imporrà la morte. Da allora, adoro la mia vita, perché adoro i suoi colori.
Joan Brossa (1919–1998) è stato un poeta, drammaturgo e artista catalano, figura chiave dell’avanguardia spagnola del secondo dopoguerra. Nato a Barcellona, è noto per la sua poesia visuale e il suo impegno politico e culturale a favore della lingua e dell’identità catalana. Cofondatore del gruppo Dau al Set, ha esplorato la contaminazione tra parola, immagine e performance. La sua opera spazia dal surrealismo all’arte concettuale, fondendo poesia, teatro e arti plastiche. Brossa è oggi considerato uno dei più innovativi autori catalani del XX secolo.
Un borghese vestito da prete attraversa.
Un pompiere vestito da muratore attraversa.
Sento una terra molto umana.
Un fabbro vestito da barbiere attraversa.
Mangio un pezzo di pane
e prendo un sorso d’acqua.
Jacek Maria Dehnel (Danzica, 1º maggio 1980) è un poeta, scrittore e pittore polacco noto per essere uno degli scrittori polacchi più promettenti del secolo. Studente di Letteratura e Filosofia presso l’Università di Varsavia, ha esordito nel 1999 con la collezione di racconti Kolekcja. Collabora con diverse riviste letterarie e non – Kwartalnik Artystyczny, Studium, Przegląd Artystyczno-Literacki, Topos, Tytuł, Undergrunt – e con il sito internet Nieszuflada. Per queste riviste e non solo, ha tradotto le opere di poeti quali Mandelstam (dal russo), W. H. Auden, Philip Larkin, George Szirtes e Mary Oliver (dall’inglese). Ha permesso di far conoscere il musicista e compositore argentino Astor Piazzolla in Polonia. Come poeta, la sua prima raccolta di versi è stata raccomandata dal connazionale Premio Nobel Czesław Miłosz. Residente a Varsavia. Ha vinto diversi premi, tra i quali si ricordano il Premio Kościelski nel 2004 e il Paszport Polityki nel 2007.
La sera un austriaco, brillo, mi racconta della notte scorsa:
avevano due lingue loro e la terza in comune, ma straniera.
Perciò quando quello che giaceva sul lenzuolo,
per un attimo si è irrigidito, cercando la parola,
e ha chiesto a quello che giaceva su di lui:
wouldn’t you like to immerse in me?
Quello che giaceva su quello che giaceva sul lenzuolo
è uscito da se stesso
e, stando a parte, guardando quei due, che giacevano,
pensava alla parola immerse
e a quell’altro in cui davvero avrebbe voluto immergersi:
alla corrente fredda, che lecca le rive, altrove,
dunque ha detto: no, thanks, perhaps another time – ed è uscito.
Ciaran Carson (1948–2019) è stato un poeta e scrittore nordirlandese, nato a Belfast. La sua opera esplora spesso temi legati all’identità, alla memoria e al conflitto nordirlandese, combinando lingua colloquiale e strutture formali complesse. Tra le sue raccolte più note ci sono The Irish for No (1987) e Belfast Confetti (1989).
Improvvisamente, mentre la manifestazione avanzava, piovvero punti esclamativi, dadi, bulloni, chiodi, chiavi della macchina. Una fontana di simboli spezzati. E l’esplosione stessa: un asterisco sulla mappa. Questa linea separata da trattini, Una raffica di fuoco rapido… Stavo cercando di completare una frase nella mia testa, ma continuavo a balbettare, Tutti i vicoli e le strade laterali bloccati da punti e virgola. Conosco così bene questo labirinto: Balaclava, Raglan, Inkerman, Odessa Street. Perché non riesco a scappare? Ogni mossa ha la sua punteggiatura. Crimea Street. Di nuovo nessuna via d’uscita. Armi, recinzioni. Maschere antisommossa. Walkie-talkie. Come mi chiamo? Da dove vengo? Dove sto andando? Una raffica di punti interrogativi
Nancy Morejón (L’Avana, 7 agosto 1944), poetessa, drammaturga, saggista e traduttrice cubana. Nazionalista, la sua opera tratta la mitologia della nazione cubana e la mescolanza razziale, la schiavitù e un moderato femminismo.
Per Marta Valdés
Su una mappa puoi disegnare tutte le linee Orizzontali, rette, diagonali Dal meridiano di Greenwich al Golfo del Messico Che più o meno Appartengono alla nostra idiosincrasia Ci sono anche mappe grandi, grandi, grandi Nell’immaginazione E infiniti globi terrestri Marta Ma oggi sospetto che su una piccola mappa Minima Disegnata su un foglio di quaderno di scuola Tutta la storia può stare
Gisella Canzian è nata a Valdobbiadene (TV) il due ottobre 1968, risiede in provincia di Belluno dove lavora come insegnante di scuola primaria. Ama leggere e fotografare. Ha pubblicato due raccolte di poesia “2 Ottobre” e “Il mio passo si fa strada”.
Pierre Reverdy (1889-1960) fu un poeta francese legato al cubismo e al surrealismo. Nato a Narbona, si trasferì a Parigi nel 1910, frequentando artisti come Picasso, Braque e Apollinaire. Fondò la rivista Nord-Sud, diventando punto di riferimento per le avanguardie poetiche. Ritiratosi a Solesmes dal 1926, continuò a scrivere componimenti meditativi e spirituali, influenzando profondamente la poesia moderna.
L’orizzonte è pieno di lampade
Teatro limpido
la danza
la stella in fondo al filo
il peso troppo forte
lungo il sentiero corre la tempesta
Si esce
Si dorme
La paura scivola attraverso lo scenario
La notte sospira e muore
Contro lo specchio in fondo al letto
La luna mi guarda e ride
Il cielo nero si fa più piccolo
Le ali sfiorano il soffitto
Il vento si è fermato sotto
Tuttavia, niente è stato fatto
Niente è stato detto
Le tende si sono chiuse di nuovo
Le palpebre distendono le loro rughe
Ed ecco l’ape del sonno
In fondo all’ombrellone
Piedad Bonnett (1951) è una poetessa, drammaturga e narratrice colombiana, considerata una delle voci più importanti della poesia contemporanea latinoamericana. Ha pubblicato numerose raccolte poetiche, tra cui El hilo de los días e Explicaciones no pedidas, distinguendosi per uno stile intimo e riflessivo. Docente di letteratura all’Universidad de los Andes, ha ottenuto riconoscimenti internazionali anche per i suoi romanzi e saggi.
Ángela Gentile è nata a Berisso, nella provincia di Buenos Aires, il 5 agosto 1952. Vive a La Plata da diversi anni. È insegnante di spagnolo, docente di lingua e letteratura italiana, manager culturale.
XXI
Sotto il Mediterraneo c’è un’altra Alessandria: strade dai nomi sbiaditi, urne nel suo letto. Resti d’acqua nella parola pioggia. Sotto il Mediterraneo, cala la notte. Altre acque che ci abbandonano per sempre.
XXVIII
Un altro deserto Un’altra riva Questa pioggia non conosce né brillantezza né calma Scende verso il cuore Dimentica i confini.