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lucia triolo: Una Domenica di poesia
Salvatore Quasimodo
Vento a Tindari
Tindari, mite ti so
Fra larghi colli pensile sull’acque
Delle isole dolci del dio,
oggi m’assali
e ti chini in cuore.
Salgo vertici aerei precipizi,
assorto al vento dei pini,
e la brigata che lieve m’accompagna
s’allontana nell’aria,
onda di suoni e amore,
e tu mi prendi
da cui male mi trassi
e paure d’ombre e di silenzi,
rifugi di dolcezze un tempo assidue
e morte d’anima
A te ignota è la terra
Ove ogni giorno affondo
E segrete sillabe nutro:
altra luce ti sfoglia sopra i vetri
nella veste notturna,
e gioia non mia riposa
sul tuo grembo.
Aspro è l’esilio,
e la ricerca che chiudevo in te
d’armonia oggi si muta
in ansia precoce di morire;
e ogni amore è schermo alla tristezza,
tacito passo al buio
dove mi hai posto
amaro pane a rompere.
Tindari serena torna;
soave amico mi desta
che mi sporga nel cielo da una rupe
e io fingo timore a chi non sa
del vento che m’ha cercato l’anima.

Lucia Triolo: una Domenica di poesia
F. Nietzsche
conclusione del capitolo Il canto del nottambulo, § 12, di Così parlò Zarathustra:
Oh uomo! Stai attento!
Cosa dice la profonda mezzanotte?
“Dormivo, dormivo –,
Da un sonno profondo mi sono svegliata: –
Il mondo è profondo,
E più profondo di quanto abbia pensato il giorno.
Profondo è il suo dolore –,
Piacere – ancor più profondo del dolore:
Il dolore dice: Passa!
Ma ogni piacere vuole eternità –,
– vuole profonda, profonda eternità!”

IL SILENZIO, di Stefano Polo
IL SILENZIO, di Stefano Polo
written by: Stefano Polo
Il silenzio entra freddo in questa stanza
come se fosse vuota, priva di vita
senza amore ma neppure odio…
Ti senti vuoto
nessun suono emana il tuo cuore
vie vuote dentro il tuo animo freddo
come il primo gelo d’inverno.
L’indifferenza è dentro te
come se si fosse impadronita del tuo animo
incatenandolo ad una fredda porta…
Ma un giorno il sole dentro di te riappare
l’indifferenza all’improvviso scompare
dentro di te l’animo freddo si scalderà
e l’amore tornera’.
lucia triolo: la coscienza cerca the freddo
frantumare le proprie origini
o
farsene frantumare?
un sonaglio scuote dentro
la sua forza primitiva
è bel delirio
e la coscienza cerca the freddo
in una tazza rotta
poi scrive versi:
“in ogni origine
ciò che è frantumato
è il cielo
tu non ami più
solo lacci da scarpe
ne stringono i pezzi
al cammino
resta solo il tuo naso all’insù”.

lucia triolo: esco dalla mia voce
chiama ora un distacco
chiede che io esca dalla mia voce
da quel ruolo
di fuori luogo.
Lascio senza me
il suo tono roco
a sentinella di ogni pensiero.
La voce maschera
e dà suono a una maschera
riecheggia randagi squilibri
sulla scarpata del cuore
Sopravvive?
Non ha fine il suo clamore!
Vi giro
ancora per poco dentro
e non è più la mia
Chissà se lo è mai stata
chissà di chi è mai stata
Se mestiere è il parlare
esco da quel mestiere
Si, esco fuori.
Altro sarà il tempo
del respiro
quando avrò strappato nel dolore
il suo agguato:
pulito e nudo allora sarà il mio grido

lucia triolo: eccesso di nascita
fu per un eccesso di nascita:
con il dono di una lingua storta
mi porto la bocca a tracolla
tra brandelli di fede
ma i passi ancora
sono quelli
del sogno d’infanzia
con ciò che vi resta
in fatto di parola,
di ventura

lucia triolo: il tempo ci attende
Viviamo un tempo che ci corre innanzi
accendiamo falò lungo il cammino
la notte è gravida di noi
si ode solo il fruscio del cuore
e non abbiamo mai saputo
di quanti cuori altrui abbiamo bisogno
perché il nostro batta.
Il tempo ci attende.
Non fuggo più
dovevo sapere
adesso so:
il corpo disegna un’ orbita eterna
