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lucia trio\lo: una domenica di poesia
Beppe Salvia
A scrivere ho imparato dagli amici,
ma senza di loro. Tu m’hai insegnato
a amare, ma senza di te. La vita
con il suo dolore m’insegna a vivere,
ma quasi senza vita, e a lavorare,
ma sempre senza lavoro. Allora,
allora io ho imparato a piangere,
ma senza lacrime, a sognare, ma
non vedo in sogno che figure inumane.
Non ha più limite la mia pazienza.
Non ho pazienza più per niente, niente
più rimane della nostra fortuna.
Anche a odiare ho dovuto imparare
e dagli amici e da te e dalla intera.
da “Cuore (Cieli celesti)”
ora in “I begli occhi del ladro”

lucia triolo: in pausa pranzo
tu dici che sono
rara
indifferenti mi sono
i documenti personali
mi vedo
come impressa in una moneta
che ha preso le mie misure
sotto posticcia osservazione
forse
ero in pausa pranzo
o forse
sotto il cappotto,
quando “quel che succede”
mi cercava.

lucia triolo: cose friabili
non attesa
rivestita di cose friabili
verrò
nella mia città
nelle angosce che
l’incoscienza allatta
e non riesce a svezzare
verrò da fuorilegge
un fazzoletto sul volto
dando l’assedio al cielo
forse sarà lì che incontrerò
la cucina sporca di terra e fame
lo sputo catarroso
della vecchia memoria
forse sarà lì che
mi incontrerò
o forse no
due storie che non
coincidono
