Accudire con cura Celan nel terminal dell’aeroporto. di Ben Lerner

Ben Lerner (1979) è un poeta e scrittore americano.

Accudire con cura Celan nel terminal dell’aeroporto.
Ammirare l’abutilon nell’atrio. Questo aggettivo
per quell’angoscia. Le pose innaturali
del turista addormentato. Ricordate

gli anni ’80? Schiacciavano rewind
e la neve rifiutava la terra.
Tutti parlavano tedesco,
tutti indossavano tenute sportive non taroccate.

Alcuni hanno preso di petto la tua assenza. Altri l’hanno presa
da sdraiati. Altri ancora l’hanno presa con latte
e zucchero. Solo tua moglie l’ha presa da uomo.

Il mio volo è partito da Danver.
Il mio volo sta imbarcando. Il mio volo ora lentamente
si sta staccando dal gate.

*

da Le figure di Lichtenberg (Tlon, 2017), trad. di Damiano Abeni e Moira Egan

*

Germe di Antonio Sarabia

Antonio Sarabia
(Città del Messico, 1944 – Lisbona, 2017), narratore e poeta, considerato uno dei più importanti scrittori della moderna letteratura latino americana, ha vissuto tra Parigi, Lisbona e Guadalajara. Tra i suoi romanzi ricordiamo El Alba de la Muerte (1988), con il quale è stato finalista al Premio Internacional Diana Novedades, Amarilis (1991), magistrale affresco del Siglo de Oro spagnolo, e El cielo a dentelladas (2000), pubblicato in Italia con il titolo Le arance amare di Siviglia (Guanda 2003).

Qualcosa spunta in me,
qualcosa cresce
qui nell’ambito oscuro
del corpo,
come una sorta d’ombra
fitta e dolce
che mi risale dentro
fino al cervello.
È forse un io
ancora ignoto
che dal mio centro viene
verso di me
come una mite bestia silenziosa?
O è invece una farfalla azzurra
che ha fatto il bozzolo
fra le alte impalcature
delle mie ossa
e anela a sbarazzarsi
del suo carcere
volando come vola
il pensiero…?

da Poesie senza patria (Guanda, 2003)

Tra il vecchio e il sapiente di Bruce Hunter

Di una certa eleganza
pur nella scombinata flessuosità
con una nobile apertura
di quasi un metro per un metro.

Non passò inosservata al giovane giardiniere
che non fece niente di meglio se non
annaffiarla bene, togliere l’erba intorno.

Senza dubbio degna di meraviglia,
il fiore vagamente orientale,
baccelli increspati, foglie gualcite,
stelo sicuro.

Finché il vecchio giardiniere
con tutta la presa
che i vecchi hanno sui giovani,
l’afferra, la sbarba,
ne espone la radice fiacca e goffa.
L’età gli ha dato almeno questa certezza.

La getta nel mucchio dei rifiuti
sonoramente e senza altre parole
sentenzia: erbaccia.

*

Bruce Hunter (1952)è un poeta canadese, anche autore di narrativa e saggistica.

*

Leonard Cohen tra musica e poesia

Poiché posseggo ogni cosa
.
Hai paura che io ti lasci. 
Non ti lascerò. 
Soltanto gli stranieri partono. 
Poiché posseggo ogni cosa, 
non ho nessun posto dove andare.
.
*
.
Mi domando
.
Mi domando quante persone in questa città 
vivono in stanze ammobiliate.
A tarda notte, quando osservo le case, 
dietro a ogni finestra posso quasi vedere una faccia 
che sta a guardarmi, 
e quando giro le spalle 
mi domando quanti di loro tornano alla scrivania 
per scrivere queste stesse mie parole.
.
*
.
Non devi amarmi
.
Non devi amarmi
solo perché
sei tutte le donne
che ho mai voluto.
.
Sono nato per seguirti
ogni notte
mentre sono ancora
in tanti uomini che ti amano.
.
Ti incontro ad un tavolo,
prendo tra le mani il tuo pugno
in un solenne tassì,
mi sveglio solo
con la mia mano nella tua assenza
all’Hotel Discipline.
.
Ho scritto tutte queste canzoni per te,
ho consumato candele rosse e nere
a forma di uomo e di donna.
Ho sposato il fumo
di due piramidi di legno di sandalo.
.
******

Così come non possiamo sostenere a lungo uno sguardo di Roberto Juarroz

Così come non possiamo
sostenere a lungo uno sguardo,
neppure possiamo sostenere a lungo l’allegria,
la spirale dell’amore,
la gratuità del pensiero,
la terra sospesa nel canto.

Non possiamo nemmeno sostenere a lungo
le proporzioni del silenzio
quando qualcosa lo visita.
E ancora meno
quando niente lo visita.

L’uomo non può sostenere a lungo l’uomo,
e neppure quello che non è umano.

E tuttavia può
sopportare il peso inesorabile
di ciò che non esiste.

Settima poesia verticale, 1982

*

Roberto Juarroz (1925 – 1995) è stato un poeta argentino

*

Salento di Vittore Fiore

E qui, se mai verrai, l’estate
quietamente si sfanno gli obelischi
e cattedrali come sortilegi
consumano in esilii avventurosi.
Prossimi alle scogliere noi
parleremo del Sud, dell’Europa,
dell’uggia e del campo di tabacco
che avanza in bilico tra noi e il mondo

(1953)

*

Vittore Fiore (1920 – 1999) è stato un giornalista e scrittore italiano, tra i maggiori protagonisti della cultura e della politica meridionalista italiana.

*

Quelli di Alfonso Alcalde

che pregavano sul bordo delle brande
accanto alle sbarre che sembravano bare
che sono bare e in generale tutti
coloro che praticavano l’indivisibilità
dell’essere, la gestazione come maledizione,
fertilità dovuta a negligenza,
coloro che si sono moltiplicati
alla deriva dalle loro grandi sconfitte
e vuoti rimasero e vuoti vissero:
coloro che incatenarono, legarono, aggiunsero
hanno comprato o venduto una donna sola
crocifiggendola sulla schiena ogni notte
solitaria

*

Alfonso Alcalde (1921 – 1992) è stato un poeta cileno

*

Quelli di Alfonso Alcalde

Improvvisazione su un verso di poesia di Jack Spicer

L’indefinizione fa parte della vera musica.
La cui grande armonia
non si abbassa a definire se stessa.
Il gabbiano solo sul molo che continua a starnazzare
senza pesci, senza altri gabbiani,
senza mare.
Completamente privo di significato
come un corno francese.
Non è nemmeno un’orchestra.
Armonia sola su un molo.
La cui grande armonia
non si abbassa a definire se stessa.
Nessun pesce,
nessun altro gabbiano, nessun mare:
la vera musica.

*

Jack Spicer (1925 – 1965) è stato un poeta americano.

Improvvisazione su un verso di poesia di Jack Spicer

Sempre ti manca quello che hai: vivere. di Gian Mario Villalta

Sempre ti manca quello che hai: vivere.
Qualcosa di più necessario, seguiti a chiedere,
qualcosa che ti convinca, ti vincoli a.
«Perché continuo a scrivere?»
Forse perché puoi finire
lo fai, come uno cammina di sera
prima di cena, o un altro vanga l’aiuola,
o mette a posto il garage, perché tu potresti
– come lui – non varcare più l’ombra
dei lampioni, l’altro smettere di sperare
che germini il seme o più non sapere se le sue cose
sono ancora lì – potresti così tu non essere
più tu che lo chiedi, ti avventuri, tu
che diventi tu che lo scrivi.

*

Gian Mario Villalta (1959) è un poeta e scrittore italiano di origini friulane.

*

Sempre ti manca quello che hai: vivere. di Gian Mario Villalta

lucia triolo: una domenica di poesia

Ewa Lipska

Il refuso

Cara signora Schubert, come sa, su di noi circolano 
storie mai accadute. Tempo fa mi si è avvicinata 
una donna dicendo: “ Sono una Data, sebbene 
non ci sia in me alcun luogo e alcun tempo. Attorno 
a me non gira alcun avvenimento epocale, 
e il calendario di chiffon che a volte mi butto sulle 
spalle è un edificio abbandonato. Mi infastidisce la luce rappresa 
nel vaso e questa vostra umanità, insopportabile 
refuso del cosmo”. Mi sta chiedendo quando ciò non 
è avvenuto? Non sono in grado di dirglielo

L’occhio incrinato del tempo.

lucia triolo: il grembiule

Angelina aveva sempre 
un grembiule a scacchi bianchi e rossi, 
annodato sui fianchi 
“per non sporcarsi” 
diceva. 
Una difesa, piana, liscia:
una pianura

Non ho mai capito bene:  
sporcarsi da cosa?
cosa temeva lei 
che lavava l’intimo sulla tinozza 
di pietra: 
mani, limone e sole

di certo il grembiule l’aveva anche
quel giorno
di pallore
appeso con lei alla trave

la sua pianura di difesa
il suo mistero

lucia Triolo: una Domenica di poesia

Emily Dickinson

:
“Fossero integri i nostri sensi/ Ma/anche se/ forse/è bene che non siano/del tutto a posto/Così intimi alla pazzia/ così soggetti ad essa/esso/ che/ Avessimo gli occhi/ nella testa-/ e meno male- com’è prudente/che siamo ciechi-/altrimenti non potremmo fissare la Terra-il mondo/così totalmente/impassibili

segni, frasi tracciati a matita contrassegno A 202 in
“Buste di poesia”