Cristina Campo (1923 – 1977), pseudonimo di Vittoria Maria Angelica Marcella Cristina Guerrini, è stata una scrittrice, poetessa e traduttrice italiana.
Si ripiegano i bianchi abiti estivi
e tu discendi sulla meridiana,
dolce Ottobre, e sui nidi.
Trema l’ultimo canto nelle altane
dove il sole era l’ombra ed ombra il sole,
tra gli affanni sopiti.
E mentre indugia tiepida la rosa
l’amara bacca già stilla il sapore
dei sorridenti addii.
Nella città vive un’ attesa liquida e la conosco. Anche la città è liquida: si perde in trasparenze tra rami spogli. Gocce si posano sulle labbra socchiuse da lì nascono alberi e case.
Mai stati uomini,
solo un’attesa a stellarsi in speranza a modularsi in memoria Finestrelle di abbandono nel muoversi delle mani che ha la gente.
Spiragli di risvegli nel roteare degli occhi. negli sguardi socchiusi indagatori Pensieri a perdersi nelle parole regalate e nei silenzi quando si accaniscono tra i denti. Tutto è sospeso nell’istante!
E quest’attesa non è balorda, non ha rubato le chiavi del cancello dell’orto Non mangia a sbafo. Fa il pelo e il contropelo a prudenze imbroglione e calcolati rischi
E’ attesa vera, come vera è la polvere di quel mucchietto d’ore che tenevo lì sul cassettone
Najwan Darwish (Gerusalemme, 1978) è un poeta palestinese tra le voci più riconosciute della letteratura araba contemporanea. Le sue raccolte, tradotte in numerose lingue, intrecciano memoria personale, storia e resistenza, con uno stile essenziale e potente. Ha lavorato anche come giornalista e curatore culturale, contribuendo a far conoscere la poesia araba nel mondo.
Mi cacceranno dalla città prima che faccia notte: sosterranno che mi sono rifiutato di pagare per l’aria. Mi cacceranno dalla città prima che faccia notte: sosterranno che non ho pagato l’affitto per il sole o la tassa sulle nuvole. Mi cacceranno dalla città prima che sorga il sole: diranno che ho fatto soffrire la notte e che non ho elevato le mie preghiere alle stelle. Mi cacceranno dalla città prima che lasci il grembo perché tutto ciò che ho fatto per sette mesi è stato scrivere poesie e aspettare di esistere. Mi cacceranno dall’esistenza perché ho un debole per il nulla. Mi cacceranno dal nulla a causa dei miei dubbi legami con l’esistenza. Mi cacceranno contemporaneamente dall’esistenza e dal nulla perché sono nato per esistere.
“Chi cavalca così tardi nella notte e nel vento” Goethe, il re degli Elfi
Questa è la vicenda di un dolore impossibile consumato al galoppo nei campi a distesa di un cuore arso come stoppia tra file d’ alberi nudi e crepe di fantasmi che si concedono a una boscaglia dopo l’altra a voler disarcionare dalle tue ciglia lacrime che non scendono ma salgono Una storia che non c’è -non c’è mai stata e mai ci sarà- una stregoneria che passa attraverso parole che trafiggono veloci il tempo che abbiamo e solo quello (era un inquisitore quel pettine che mi baciò la spalla e mi lasciò il suo marchio?) e che vendiamo a poco prezzo a una sorte d’accatto -che tutto si piglia nei luoghi comuni-. Mi hanno beccata calva e spettinata a contare le dita di una mano tagliata poi dell’altra e a sbagliare, a sbagliare a contare perché non arrivavo a 10 e le mie dita invece le avevano le chiome degli alberi. E anche il cielo non c’era più
La prima poesia: “Una lettera dal fronte” (Sulla condizione dell’amante quando è lontano dalla sua amata)
Ti scrivo da uno spazio aperto e pieno di silenzio, da una tenda che a malapena mi protegge dal rompersi del vento. Tutto qui mi sembra perduto, persino il nome con cui mi chiami… ho dimenticato la tua voce. Il tuo volto mi visita furtivamente, quando le armi si addormentano e la cautela si fa meno rumorosa. Mi manca il modo in cui organizzavi la giornata, la tua tazza piena di profumo, il calore che mi accarezzava il cuore con la punta delle tue dita. Sto bene, come dicono quando non voglio piangere. Ma quando mi addormento… dormo nell’ abbraccio della tua voce.
Kareem Abdullah -Iraq
حب في زمن الحرب
القصيدة الأولى: “رسالة من الجبهة” (عن حالة الحبيب وهو بعيد عن حبيبته)
أكتب إليكِ من عراءٍ يعجّ بالصمت، من خيمةٍ بالكاد تحميني من انكسارات الريح، كلّ شيء هنا يشبه الفقد، حتى اسمي الذي تنادينني به… نسيتُ صوته. وجهكِ يزورني خلسة، حين تغفو البنادق، ويصبح الحذر أقلّ ضجيجًا. أحنّ إلى طريقتكِ في ترتيب النهار، إلى فنجانكِ المسكونِ بالعطر، إلى دفءٍ كان يربت على قلبي من طرف أصابعكِ. أنا بخير، كما يقولون حين لا يريدون البكاء. لكنني حين أغفو… أنام في حضنِ صوتكِ.
La vita è un sogno. Sogna il re il suo stesso regno, e vivendo in questo inganno, regna, dispone e governa; ed il plauso che è fugace riceve, lo scrive al vento e la morte-sorge ingrata! – in cenere lo trasforma. E chi vorrà più regnare sapendo che si risveglia già nel sonno della morte? sogna il ricco, la ricchezza, che tanti affanni gli reca; sogna il povero la propria tribolazione e miseria; sogna chi accresce i suoi beni, sogna chi cerca e s’appena; sogna chi opprime ed offende; e nel mondo, in conclusione, tutti sognano ciò che sono, ma nessuno lo comprende.
Dopo una carriera dirigenziale nel settore commerciale-marketing e un’ampia attività di consulenza per imprese e agenzie di comunicazione, Pier Carlo Lava ha scelto di indirizzare le proprie competenze verso il digitale. Oggi coordina la presenza online di Alessandria Today e di Alessandria Online, superando ogni giorno la sfida di coniugare rapidità d’informazione, autorevolezza delle fonti e coinvolgimento della community.
Grazie a un solido background strategico, cura piani editoriali, campagne social e attività di brand storytelling, guidando un network di collaboratori che valorizza cultura, territorio e partecipazione civica. Dall’analisi dei dati ai format video, dalla SEO alla gestione delle relazioni digital PR, il suo obiettivo resta lo stesso: rendere le notizie accessibili e rilevanti, trasformando i lettori in una comunità attiva.
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L’infinito nel sapere e il tempo che osserva in silenzio
Tra scaffali immobili scivola l’ombra del mio nome. Ogni libro è un enigma, ogni parola un ponte.
Non cerco il senso: attendo che mi cerchi. Forse una sillaba perduta conosce ciò che io ignoro.
Dietro la copertina, non la verità, ma il volto che la sogna. Io resto qui, dove il tempo sfoglia me, pagina dopo pagina.
Commento alla poesia
Questa poesia evoca l’essenza del pensiero di Jorge Luis Borges: il tempo, l’infinito, l’identità e il mistero del sapere. La biblioteca è metafora del mondo e della mente; il poeta non è più solo lettore, ma oggetto di lettura del tempo stesso. Borges amava giocare con i paradossi, i labirinti e le simmetrie. In questi versi troviamo una poetica dell’attesa, della sospensione tra realtà e possibilità. Nessuna verità assoluta, ma una verità che si rifrange nello specchio delle parole. Il poeta si dissolve tra i libri, consapevole che l’atto di conoscere è già un racconto infinito.
Biografia di Jorge Luis Borges
Jorge Luis Borges nacque a Buenos Aires il 24 agosto 1899 e morì a Ginevra il 14 giugno 1986. Poeta, narratore e saggista, è considerato uno dei massimi autori della letteratura mondiale del XX secolo. Cresciuto tra lingue e culture, fu influenzato dalla filosofia, dal misticismo e dalla letteratura anglosassone. La sua opera mescola finzione e verità, esplorando temi metafisici e concettuali con una scrittura limpida e intensa. Tra i suoi libri più celebri: Finzioni, L’Aleph, Il libro di sabbia. Cieco fin da giovane età adulta, Borges ha fatto della cecità una forma di visione interiore. È ancora oggi una figura di riferimento nel pensiero letterario e filosofico contemporaneo.
Amore, corpo e natura nel canto universale del desiderio
Ti penso come terra, con le vene aperte alla pioggia, con il ventre che custodisce i semi del mio nome.
Ti penso come mare, che si infrange lento contro i miei silenzi, e mi bagna l’anima di sale.
Ti penso come notte, dove non c’è nulla che non sia tuo: né la stella, né il respiro.
E se un giorno dovessi tacere, tu resterai – come la terra – a fiorire sotto le mie ossa.
Commento alla poesia
Questa poesia incarna l’essenza della scrittura amorosa e sensuale di Pablo Neruda, capace di unire corpo, natura e destino in un’unica immagine. Il poeta cileno ha sempre fatto dell’amore una geografia carnale: la donna è terra, mare, notte – elementi eterni che restano anche oltre la voce del poeta. Il desiderio non è solo passione, ma presenza cosmica, connessione con il mondo. L’ultima strofa suggella il patto tra amore e immortalità poetica. Neruda non descrive: evoca. E nel farlo, trasforma il linguaggio in carne viva, radice e frutto.
Biografia di Pablo Neruda
Pablo Neruda, pseudonimo di Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto, nacque il 12 luglio 1904 a Parral, in Cile, e morì il 23 settembre 1973 a Santiago. Premio Nobel per la Letteratura nel 1971, è considerato uno dei massimi poeti del Novecento. La sua opera spazia dalla poesia amorosa (Venti poesie d’amore e una canzone disperata) alla poesia epica e politica (Canto General). Fu console in vari paesi e militante comunista, legato al presidente Salvador Allende. Dopo il colpo di stato militare di Pinochet, morì in circostanze ancora discusse. La sua casa a Isla Negra è oggi un museo. Neruda è un simbolo della parola come strumento di giustizia, passione e bellezza.
Non ti scrivo da giorni, ma nel cuore ogni parola è già partita. Ti ho detto “amore” senza carta né inchiostro, mentre la pioggia lavava le sbarre del mio giorno.
Sotto questa luce spenta, la mia ombra è ancora viva. E anche se il mondo non cambia mai abbastanza, un giorno sarai libera di leggere i miei sogni nelle mani del vento.
Commento alla poesia
Questa poesia riflette perfettamente l’anima combattente e profondamente umana di Nazım Hikmet. Il tema della lettera non spedita richiama l’esperienza dell’esilio, dell’amore trattenuto, ma anche della speranza incrollabile. Hikmet scrive da un luogo di privazione, ma la parola poetica riesce a superare le barriere fisiche e politiche. L’“ombra viva” è immagine di resistenza: anche in prigione, anche esiliato, l’uomo conserva la sua voce. L’ultima strofa è una promessa: i suoi sogni non sono persi, ma affidati al vento della libertà. Pochi versi, eppure pieni di tensione lirica, impegno civile e delicatezza emotiva.
Biografia di Nazım Hikmet
Nazım Hikmet Ran nacque il 15 gennaio 1902 a Salonicco, nell’allora Impero Ottomano (oggi Grecia), e morì il 3 giugno 1963 a Mosca. È uno dei più grandi poeti e intellettuali della Turchia moderna. Attivista politico di ideali marxisti, fu perseguitato per le sue idee e trascorse molti anni in carcere e in esilio. La sua poesia fonde lirismo e denuncia sociale, amore e rivoluzione, mescolando tradizione turca e avanguardie europee. Tra le sue opere più note: Lettere dal carcere, Il poeta galleggiante, Poesie d’amore e di lotta. Scrisse anche testi teatrali e sceneggiature. Hikmet è oggi considerato patrimonio culturale mondiale, amato in Turchia nonostante la censura che per anni ne oscurò la voce.
La luna guarda il campo e i cavalli tremano. Il silenzio si fa lungo come un mantello bianco.
Cavalco nel sogno, tra ulivi e laghi spenti, con un nome sulla lingua che nessuno sa più.
Una ferita aperta luccica nel buio, e la notte non chiede che di cadere piano.
Traduzione italiana a fronte: la poesia è già scritta in lingua originale (spagnola).
Commento alla poesia
L’autore anonimo intreccia in questi versi tre dei suoi simboli più emblematici: la luna, il cavallo e il silenzio. Il testo è intriso di mistero, con un’atmosfera onirica e rituale. L’azione del “cavalcare nel sogno” evoca una ricerca interiore o un viaggio verso la morte, mentre la luna veglia come presenza femminile, ambigua, a volte crudele. Ogni parola è carica di un erotismo velato e di una dolcezza tragica, in piena coerenza con la poetica del grande autore andaluso. La musicalità del testo e la simbologia ricorrente ne fanno un piccolo gioiello lirico, capace di evocare emozioni ancestrali e archetipiche.
Biografia di Federico García Lorca
Federico García Lorca nacque il 5 giugno 1898 a Fuente Vaqueros, in Andalusia. Poeta, drammaturgo e musicista, fu una delle voci più originali della letteratura spagnola del XX secolo. Le sue opere mescolano modernismo e tradizione popolare, con una predilezione per il folclore andaluso, il flamenco e le tematiche universali della morte, del desiderio e della solitudine. Tra le sue raccolte più note: Romancero Gitano, Poeta en Nueva York e Llanto por Ignacio Sánchez Mejías. Venne arrestato e fucilato nel 1936 all’inizio della guerra civile spagnola, divenendo simbolo del martirio intellettuale e della libertà artistica. Il suo corpo non fu mai ritrovato.
Il fragile equilibrio tra tempo, forma e desiderio
Quand l’onde s’arrête sur la lèvre nacrée, la conque rêve encore d’un battement d’écume.
Le sel y dépose sa pensée figée, mais l’écho respire au fond du coquillage.
Et moi, je m’y penche, comme un enfant curieux, à l’écoute du monde que la mer a oublié.
Traduzione italiana:
Quando l’onda si ferma sulla labbra madreperlacea, la conchiglia sogna ancora un palpito di schiuma.
Il sale vi depone il suo pensiero immobile, ma l’eco respira nel fondo del guscio.
E io vi mi chino, come un bambino curioso, ascoltando il mondo che il mare ha dimenticato.
Commento alla poesia
Questa poesia di autore anonimo nello stile di Paul Valéry esplora il tema del tempo sospeso, dell’eco che sopravvive oltre l’evento, e della contemplazione. La conchiglia diventa simbolo di una memoria fossilizzata, ma non morta: custodisce ancora una voce, una vibrazione. Il poeta si piega su di essa come un bambino, evocando una visione infantile e meravigliata del mondo. Valéry, filosofo del linguaggio e della forma, modella ogni verso come una scultura di pensiero. Qui, la natura e l’astrazione si fondono in modo lirico e misterioso, dando vita a un’opera che suona come un sussurro metafisico.
Biografia autentica di Paul Valéry
Paul Valéry nacque a Sète, nel sud della Francia, il 30 ottobre 1871. Fu poeta, saggista, filosofo e accademico. Dopo una crisi spirituale giovanile, abbandonò per anni la poesia, dedicandosi alla matematica e alla riflessione sul pensiero umano. Ritornò alla letteratura con opere fondamentali come La Jeune Parque (1917) e Charmes (1922), in cui la purezza formale si unisce a una ricerca interiore rigorosa. Fu membro dell’Académie française e intellettuale di riferimento nel panorama europeo. Morì il 20 luglio 1945 a Parigi. Il suo sepolcro si trova nel cimitero marino di Sète, immortalato dal suo stesso verso: “Ce toit tranquille où marchent des colombes.”