lucia triolo: inquietudine.

traccia:
cruccio è l’inquietudine

inquietudine nel sogno 
e poi di ieri
di domani.
Oggi
inquietudine a stracci

è  il mio manoscritto, il primo
l’ultimo
uno sfinimento 
del corpo in cerca di parola

va su somari
dalle orecchie selvatiche
si afferra a quella lunga
pelle
inverte la marcia

No, 
non invertire la marcia
non te lo chiedo:
nessuna delle mie strade 
è dritta
lasciati andare: affondi
in corde segrete, 
in smaniose assenze

lucia triolo; tenda da campo

“come la lingua del sole che liscia il pelo ai suoi nati
li sta salvando il desiderio”  J. Riechmann,  Elogio dei futuri amanti da “Amo il tuo corpo imperfetto”

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[“uscirò dalla tua vita
senza neanche
esservi entrata”]

dove affonda la voce
che mi si scaglia dentro?

impennata complicità di desiderio:
tenda da campo
smarrita quasi agonica per costruire un arrivo

questa giornata randagia
aspetta solo il momento
in cui il tetto è volato via
e può mostrarsi indifesa e tenera
da accarezzare

[“laggiù vendevano fiori
mi offristi una rosa e
un sorriso”]

e laggiù dove lo sguardo lucida le pietre aguzze
si stacca una vita con i piedi
in ritardo.
Adesso è da me come dono
provo a chiamarlo essenziale
Per esempio: sei viva. Ti amo”*

*J. Riechmann,  Tanto Aprile in Ottobre, 5
da “Amo il tuo corpo imperfetto”

lucia triolo: le sue parole

Si sentiva stanca,
pensò alle sue parole
a ciò che non riusciva a vedere di esse
perché lei,
le sue parole le vedeva
le voleva vedere
dovevano essere parole acconce:
uovo sodo
si doveva quasi assaggiare
non era d’accordo su questo
con Alejandra,
il bianco, il rosso dovevano essere già
sapore in bocca

Si sentiva stanca,
non le andavano i logorroici
ma nemmeno
che qualcosa rimanesse
oscuro latitante ambiguo
era in gioco il filo del discorso,
quello strano destino
quando le parole incontrano le cose

Pensò alla sua mancanza di energia
forse era per questo,
si chiese se anche gli altri…
se capitava loro come a lei
poi pensò ai muti
a ciò che non riuscivano a vedere
delle parole

il problema rimase irrisolto.

lucia triolo: febbraio

Febbraio, qui si ferma 
un carnevale

l’uomo in grigio
ha in mano qualche diapositiva umida 
sul dolore
anche la mano è umida

e lui sempre a confondere 
il nome col cognome, 
a non sapere 
forse a non volerlo sapere, 
per paura 
di non poter più scappare:
servono maschere

sensazioni di transitorietà
come di gente un po’ 
a disagio
non solo a carnevale

dove era andato a finire il conforto?