Ottavo, ultimo lancio poetico di Ivan Pozzoni

SONO VITTIMA DELLA FIBRO-FOG

Amici, compagni, compatrioti, terroni, sono vittima della fibro-fog, o brain-fog,

in english i concetti hanno maggiore efficienza, come una città assediata dai black-blog,

la caserma Diaz, tutti condannati, non ha niente a che fare con la mia situazione

combatto, lettera su lettera, chi cazzo siete?, sulla mia difficoltà di concentrazione

ho momenti, infiniti, di deficit di memoria, non mi viene la locuzione adeguata,

tra i miei “colleghi”, poetastri, non dimentico chi è trinariciuto e chi è camerata.

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La praxia non accetta Bibbie, Vangeli e Corani, non è che la mia confusione mentale

non accetta il sound, fragoroso, degli Intillimani, flexo, in italiano, Notorious Big,

sono = weight, con maggiore rallentamento delle fasi di riflessione delle amigdale,

in grado di stenderti, Undertaker, con un bellissimo sonnetto off‑centered rhyme,

idiota di un dilettante, ti fai scherma con la metrica, sciabola, spada o fioretto

non ho nessunisssima difficoltà a formularti un clistere, metrico, in caso retto,

so scrivere in anapesto, pinoli, basilico, pinoli, come il migliore Archiloco

non smarrisco lo scudo, intransigente, e mantengo, hic et nunc, il mio canto roco.

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La lentezza dell’intelletto mi conduce, comunque, sopra l’uomo medio

non c’è spossatezza cognitiva che mi induca a retrocedere di un metro,

brain-fog, obnubilami il fattore -F, non scriverò di elfi, di cartelle Ade senza rimedio

Persefone, sei mesi di fibro e sei mesi di Fabri Fibra, con mezzo kg di nitro,

non ho intenzione di tirarla, la tiro su un membro del nostro Parlamento,

terza media, ragioniere con tre anni in uno, avvocatura a Catanzaro,

la mia stanchezza cognitiva è blindata da due strati, assai spessi, di cemento,

e se non trovo i vocaboli, interviene il mio ippocampo, smacchiando, a fondo, il giaguaro.

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Ottavo, ultimo lancio poetico di Ivan Pozzoni