In cima alla città oscura di Jaime Sàenz

Jaime Sáenz Guzmán (1921 – 1986) è stato uno scrittore, poeta, romanziere, giornalista, saggista, illustratore, drammaturgo e professore boliviano, noto soprattutto per le sue opere narrative e poetiche..

Una notte su una strada sotto la pioggia in alto sopra la città buia
con il rumore in lontananza
è certo che sospirerà
Sospirerò
tenendomi per mano a lungo dentro il boschetto
i suoi occhi limpidi come una cometa
il suo viso che viene dal mare i suoi occhi nel cielo la mia voce dentro la sua voce
la sua bocca a forma di mela i suoi capelli a forma di sogno
uno sguardo mai visto prima in ogni pupilla
le sue ciglia a forma di luce un torrente di fuoco
tutto sarà mio facendo balzi di gioia
Le taglierò una mano per ogni suo sospiro 
Le caverò un occhio per ogni suo sorriso
Morirò una volta due volte tre volte quattro volte mille volte
finché non morirò sulle sue labbra
Mi taglierò le costole per darle il mio cuore
con un ago Tirerò fuori la mia anima migliore per farle una sorpresa
il venerdì pomeriggio
con l’aria della notte cantando una canzone Ho intenzione di vivere trecento
anni
in sua bella compagnia.

*

In cima alla città oscura di Jaime Sàenz

Storia conosciuta di José Agustín Goytisolo

José Agustín Goytisolo (Barcellona, 13 aprile 1928 – 19 marzo 1999) è stato un poeta, traduttore e intellettuale spagnolo di grande rilievo, appartenente alla cosiddetta Generazione del 1950, impegnata a ridefinire la poesia nell’era franchista

È una storia familiare,
amici,
la ricordiamo tutti.
Il vento del villaggio si è perso nel villaggio,
ma non è ancora finita.
C’era una volta un uomo tra noi,
gioioso, illuminato,
che amava e viveva, cantava anche nella morte,
libero come gli uccelli.
Quanto sarebbe bello! Nacque, scrisse,
morì indifeso.
Le sue poesie vengono studiate, viene citato,
e questo è tutto per ora, ragazzi.
Ma il suo nome vive, continua,
come noi, in attesa
del giorno in cui questa questione, e molte altre,
saranno considerate concluse.
Quanto sarebbe bello! Nacque, scrisse,
morì indifeso.

*

Storia conosciuta di José Agustín Goytisolo

Pane e rose di Jaroslav Seifert

Jaroslav Seifert (1901–1986) è stato un poeta, scrittore e giornalista ceco, considerato una delle voci più importanti della letteratura del suo paese. Esordì come poeta d’avanguardia, ma nel tempo il suo stile divenne più lirico e profondamente umano. Fu anche impegnato politicamente e firmatario della Carta 77. Nel 1984 ricevette il Premio Nobel per la Letteratura per la sua poesia “che con freschezza, sensibilità e ricchezza ha fornito un’immagine liberatoria dell’indomito spirito umano”.

Tra due poli, il mondo si estende
come la pelle di un asino.
La vita, tra due cose:
il pane e le rose.

Il mondo si sente, i tamburi risuonano.
Per piccole cose, una grande guerra.
Vincitore e sconfitto tornano a casa.
Quanto è lontana, quanto è lontana casa?

Due dadi, due parole meravigliose,
sulla tromba della storia: pane e rose.
Suonate ancora sul tamburo rovesciato,
agitando violentemente la tromba tra le mani.

Sulla pelle d’asino del tamburo di guerra,
per il nostro amore, ci attendono fame e morte.

*

Pane e rose di Jaroslav Seifert

L’abito rosso di Marilyn di Marianela Medrano

Marianela Medrano (Santo Domingo, 1960) è una poetessa, saggista e psicoterapeuta dominicana, naturalizzata statunitense. La sua scrittura esplora identità, memoria, femminilità e radici afro-caraibiche, intrecciando poesia e guarigione interiore. Ha pubblicato raccolte come Oficio de Vivir e Rooting, diventando una voce importante della diaspora latinoamericana.

Non sono più la stessa di un attimo fa.
Sparita come il vestito rosso di Marilyn,
gesti di dolore, sospesa a un sorriso perfetto.

Non so come mi sia abbandonata
all’oscurità di questa casa.
Marilyn ritorna in un vortice rosso,
niente da mostrare nell’anima,
niente sotto il vestito.

Inciampo sulle parole,
sconcertata dalla sua figura,
incerta su cosa fare della sua assenza.
È vero, Marilyn, che i morti possono vederci?
Riesci a vedermi ora piangere per i miei cari?
Riesci a vederli turbinare nei loro abiti incolori?
Hanno ancora il mio sorriso appeso sui loro volti?
Tornerebbero alla fluidità dei fiumi? 
Lo faresti tu?
Potrei io?

Lì dove la casa crolla,
sapendo che casa è qualcosa di più,
vedo i volti di tutti i miei morti.
Il loro volto stanco
indugia più a lungo nel vuoto.
Dove un tempo c’erano le parole,
c’è una poesia che non so scrivere.

Marilyn, riesci a vedere il mio vortice rosso che si curva verso il cielo,
alla ricerca di mio padre?

*

L’abito rosso di Marilyn di Marianela Medrano

L’Infinito di Giacomo Leopardi

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

*

L’Infinito di Giacomo Leopardi

Sembra confermato … di Jaime Gil de Biedma

Jaime Gil de Biedma y Alba (1929–1990) è stato un poeta spagnolo tra i massimi rappresentanti della “generazione del ’50”. Con uno stile intimo, ironico e raffinato, ha rinnovato la poesia spagnola esplorando l’esperienza personale con grande lucidità e profondità

A Juan Marsé

Definitivamente
sembra confermato che il prossimo
inverno sarà duro.

Son cominciate in anticipo
le piogge, e il Governo
riunito in Consiglio dei ministri,
non si sa se a quest’ora esamina
il sussidio di disoccupazione
o il diritto a licenziare,
o soltanto si limita ad attendere,
isolato in un oceano, che l’uragano passi
e arrivi il giorno, il giorno, infine, che
le cose non vadano più male.

Nella sera d’ottobre,
mentre sfoglio il giornale,
mi son fermato ad ascoltare il respiro
del silenzio nella mia stanza, le conversazioni
dei vicini che vanno a coricarsi,
tutti quei rumori
che repentinamente riacquistano una vita
ed un significato proprio, misterioso.

E ho pensato alle migliaia di esseri umani,
uomini e donne che in questo stesso istante,
con il primo brivido,
tornano a chiedersi il perché dei loro crucci,
della fatica precoce,
dell’ansietà per quest’inverno,

mentre fuori piove…..

*

Sembra confermato … di Jaime Gil de Biedma

Ad Ignoto di Fernanda Romagnoli

Fernanda Romagnoli (Roma, 1916 – 1986)

A te, che non sospetti ch’io esista –
A te, cui resterò sempre nascosta –
dalla mia ultima boa,
già immersa in freddi sorsi di campana,
aspettando il linciaggio
d’azzurri squali
a faccia in giù nell’onda –
invio di me quest’unico messaggio:
Con tutto il nulla t’amo
che intercorse tra noi – tutto l’immenso
che poteva intercorrere! Ma c’era
un universo in mezzo!
A te, sull’altra sponda
ignaro, approderà col fiato mozzo
questo tremante ramo
di me, scampato al viaggio.

*

Ad Ignoto di Fernanda Romagnoli

La tua voce;Gabriella Paci

Per mia madre e per tutte le madri che ci hanno lasciato….

La tua voce ha lasciato nel vento

parole che sono grani di un rosario

pregato nel silenzio dei giorni

piegati a ricordi mai spenti.

La cornice del tempo

non ossida il lucore tenue

d’un sorriso sulle labbra

a dire ancora l’amore, arma

di difesa contro la durezza

d’una stagione di vita che recide

 la speranza che tu,mamma ,

cercavi nel mio sguardo diventato

 per te il tuo orizzonte di vita.

La tua voce sillaba ancora

parole di materna tenerezza

che ho racchiuso nel cuore

e che sono scrigno d’amore

a cui attingere forza e dolcezza

nei giorni fragili delle tempeste.

Il sonno di Dario Villa

Dario Villa (Milano, 12 giugno 1953 – Milano, 4 marzo 1996) è stato poeta e traduttore. Esordì trentunenne nel 1984 con Lapsus in fabula, la sua opera più celebre, che gli valse il Premio Mondello opera prima nel 1985. Lavorò come traduttore dall’inglese e dal francese per le case editrici Guanda e Mondadori; nel 1995 uscì la sua ultima raccolta, intitolata Abiti insolubili: nel 1996 morì all’ospedale Policlinico di Milano dopo una lunga malattia

il sonno, come vischio, impasta

chili di ciglia: e già, lamina, un’ansia

insinua tra le palpebre uno stecco:

non si può chiudere né aprire l’occhio,

l’occhio che esulta, che si occulta quieto,

che assorbe senza respingerli i crack dello specchio

e fa da schermo tra la mente e i pezzi

che si mettono a premere dall’esterno

*

Il sonno di Dario Villa

Mille brividi di Irma Kurti

Irma Kurti è una poetessa, scrittrice, paroliera, giornalista e traduttrice albanese naturalizzata italiana. Scrive da quando era bambina.

C’è una pace profonda al mattino,
si sente il suono dei miei tacchi
ma anch’esso si spegne lentamente
come il leggero fruscio delle ali.

Soffi a un venticello impercettibile,
mille brividi percorrono le foglie,
con gli alberi giocano a nascondino
i remoti e i timidi raggi del sole.

*

Mille brividi di Irma Kurti

Bambino di Gonzalo Millàn

Gonzalo Millán (1947-2006) è stato un poeta cileno noto per la sua scrittura sperimentale e fortemente segnata dall’esperienza dell’esilio dopo il colpo di Stato del 1973. Le sue opere, come La ciudad e La vida nueva, intrecciano memoria personale e collettiva, testimoniando la violenza politica e la fragilità dell’esistenza. Rientrato in Cile negli anni ’90, è considerato una delle voci più originali e incisive della poesia latinoamericana contemporanea.

Scopriranno secoli dopo,

quando rimarranno solo gli involucri

di una società

che si è consumata,

i resti

di un piccolo faraone

dentro un frigorifero rotto,

sepolto

sotto piramidi di spazzatura.

*

Bambino di Gonzalo Millàn

Il dono di Tomaž Šalamun

Tomaž Šalamun (1941 – 2014) è stato un poeta sloveno, uno dei più importanti poeti sloveni contemporanei e uno dei maggiori esponenti della poesia modernista europea della seconda metà del Novecento.

Svegliati, amico!

Se tutta la vita non farai altro che ruminare

nel sonno, sarai un cretino anche dopo la morte.

Cosa credi che ci sia lì, su quel confine?

Ciò che vedi o non vedi, adesso.

Non sarà forse disdicevole, se tormenterai

i tuoi pronipoti con argomenti: quel porco

a una riunione mi ha ridotto lo stipendio,

mentre il giovane corpo, fiutando il profumo

dei fiori, griderà al miracolo? Di più: l’ottava

parte del fiore non potrà nemmeno effondere

profumo proprio a causa delle tue

elucubrazioni di fallito. Pensaci sopra.

Dice Shalamun: «Bando agli scherzi e

imitami come fossi Dio. È meglio essere

la terza scimmia nel regno

dei beati e dei saggi che qualche misero

roto freno dell’universo, idiota!».

*

Il dono di Tomaž Šalamun

Tre donne di Joan Margarit

Joan Margarit i Consarnau (1938–2021) è stato un poeta catalano, architetto e professore presso la Scuola di Architettura di Barcellona dal 1968 fino alla pensione. Scrittore bilingue, pubblicò inizialmente in spagnolo e dal 1980 si affermò nella poesia in catalano, ricevendo importanti riconoscimenti come il Premio Nazionale di Poesia spagnolo e il Premio Nacional de Literatura della Generalitat catalana per Casa de Misericòrdia. Culmine della sua carriera fu il prestigioso Premio Cervantes nel 2019, il più alto riconoscimento per la letteratura in lingua spagnol

Abbiamo scattato quella fotografia
tre anni dopo la fine della guerra.
È il giardino, o meglio, il
cortile trascurato di casa.
Nessuno sorride.
La paura permea gli
abiti strappati e rattoppati tante volte,
proprio come le famiglie.
Guardiamo l’obiettivo: mia madre
con la sua acconciatura alta, uscita da un film
della Francia occupata, e mia nonna
che torce un fazzoletto tra le mani
per uno dei suoi figli, ancora in prigione.
Ricordo a malapena l’altra donna:
mia zia, indebolita dal dolore,
morì di infarto pochi mesi dopo.
Noi tre, in bicicletta, seri
come può essere un adult a quattro anni.
Quanto poco rimane
conservato nella piccola stanza dei ricordi
che si affaccia su quel giardino secco di un autunno
con fantasmi di rose.
Il giardino della mia infanzia: il cortile della paura.

*

Tre donne di Joan Margarit

Nuovo di Ingeborg Bachmann

Ingeborg Bachmann, nota anche come Ruth Keller (Klagenfurt, 25 giugno 1926 – Roma, 17 ottobre 1973), è stata una poetessa, scrittrice e giornalista austriaca.

Il sole sorge dall’atrio celeste, gremito di cadaveri.
Non sono gli immortali ad essere lì,
ma coloro che sono caduti in battaglia, sentiamo.

E lo splendore non si cura del decadimento. La nostra divinità,
la Storia, ci ha preparato una tomba
dalla quale non c’è resurrezione.

*

Nuovo di Ingeborg Bachmann

La vena di Manuel José Castilla

Manuel J. Castilla (1918–1980) è stato un poeta argentino nato a Salta, nel nord-ovest del Paese. Le sue opere sono profondamente radicate nella cultura e nei paesaggi della sua terra natale, con una lirica che unisce sensibilità sociale e bellezza naturale. È considerato uno dei principali esponenti della poesia nord-argentina del XX secolo. Collaborò anche con musicisti, contribuendo con testi a molte canzoni del folklore argentino. La sua poesia è intrisa di malinconia, memoria e un forte legame con le tradizioni popolari.

Qui sopra c’è la vena,
la vede, signor ingegnere?
A quest’ora sembra sempre
una vipera che dorme.

Così come lei la vede,
anche lei la sta guardando.
E anche se la distrugge tutta
colpo su colpo con il trapano,
più la si fa a pezzi
più la sua coda continua a crescere,
perché giù in fondo è già viva
al livello 300.

Qui sopra c’è la vena,
avvicini la sua lanterna,
che nel tentativo di ucciderla
restiamo dentro, uno a uno.

Qui sopra c’è la vena,
la vede, signor ingegnere?

*

La vena di Manuel José Castilla

Forse l’eterno di Remo Pagnanelli

Remo Pagnanelli (1955 – 1987) Critico letterario tra i più validi e complessi della sua generazione, l’autore marchigiano ha affiancato alla speculazione intellettuale un’intensa ed originale attività creativa, lasciando una traccia importante nella Poesia italiana del secondo ‘900, nonostante la brevità della sua vita, a cui ha messo fine a soli 32 anni.

Forse l’eterno è in questo dormiveglia

di calce mista a biacca senza bagliore,

che elude in inganno ogni virile aspettazione.

.

Piè Veloce non agguanta la sua tartaruga

né noi il tratto esiguo d’una giornata.

.

Vorrei questi versi riversi come un cane

che si abbandona all’agonia.

*

Forse l’eterno di Remo Pagnanelli

Fobia di Najwan Darwish

Najwan Darwish (Gerusalemme, 1978) è un poeta palestinese tra le voci più riconosciute della letteratura araba contemporanea. Le sue raccolte, tradotte in numerose lingue, intrecciano memoria personale, storia e resistenza, con uno stile essenziale e potente. Ha lavorato anche come giornalista e curatore culturale, contribuendo a far conoscere la poesia araba nel mondo.

Mi cacceranno dalla città
prima che faccia notte: sosterranno
che mi sono rifiutato di pagare per l’aria.
Mi cacceranno dalla città
prima che faccia notte: sosterranno
che non ho pagato l’affitto per il sole
o la tassa sulle nuvole.
Mi cacceranno dalla città
prima che sorga il sole: diranno
che ho fatto soffrire la notte
e che non ho elevato le mie preghiere alle stelle.
Mi cacceranno dalla città
prima che lasci il grembo
perché tutto ciò che ho fatto per sette mesi
è stato scrivere poesie e aspettare di esistere.
Mi cacceranno dall’esistenza
perché ho un debole per il nulla.
Mi cacceranno dal nulla
a causa dei miei dubbi legami con l’esistenza.
Mi cacceranno contemporaneamente dall’esistenza e dal nulla
perché sono nato per esistere.

Verrò espulso.

*

Fobia di Najwan Darwish

Jorge: Santa Teresita 2828 di Enrique Winter

Enrique Winter (nato nel 1982) è un poeta, traduttore e avvocato cileno. Ha pubblicato diverse raccolte di poesia, tra cui Guía de despacho e Lengua de señas, vincendo premi in Cile e all’estero. La sua scrittura è caratterizzata da ironia, sperimentazione linguistica e un’attenzione alle dinamiche contemporanee della società.

Come due vecchi mobili, uno proveniente dalla spiaggia sottostante:
una casa abbandonata
all’accumulo di detriti (carta, ricoperti, pula, terra)
e sprofondata tra le erbacce che si arrampicano sulle sue rocce;
diceva – come due vecchi mobili, uno proveniente dal basso,
che non abbiamo mai più spazzato,
giurando che l’oblio non avrebbe accumulato sporcizia.

*

Jorge: Santa Teresita 2828 di Enrique Winter

I Colori di Wen Yidou

Wen Yiduo (1899-1946) è stato un poeta, studioso e intellettuale cinese tra i più influenti del XX secolo. Figura di spicco del Movimento del 4 Maggio, innovò la poesia cinese fondendo forme classiche e modernismo occidentale. Venne assassinato per il suo impegno politico e le sue idee democratiche, diventando un simbolo di libertà intellettuale.

La mia vita è un foglio bianco senza valore.
Il verde mi ha dato crescita,
il rosso passione,
il giallo mi ha insegnato lealtà e rettitudine,
il blu purezza,
il rosa speranza,
il grigio chiaro tristezza.
Per completare questo acquerello,
il nero mi imporrà la morte.
Da allora,
adoro la mia vita,
perché adoro i suoi colori.

*

I Colori di Wen Yidou

La guerra di Joan Brossa

Joan Brossa (1919–1998) è stato un poeta, drammaturgo e artista catalano, figura chiave dell’avanguardia spagnola del secondo dopoguerra. Nato a Barcellona, è noto per la sua poesia visuale e il suo impegno politico e culturale a favore della lingua e dell’identità catalana. Cofondatore del gruppo Dau al Set, ha esplorato la contaminazione tra parola, immagine e performance. La sua opera spazia dal surrealismo all’arte concettuale, fondendo poesia, teatro e arti plastiche. Brossa è oggi considerato uno dei più innovativi autori catalani del XX secolo.

Un borghese vestito da prete attraversa.
Un pompiere vestito da muratore attraversa.
Sento una terra molto umana.
Un fabbro vestito da barbiere attraversa.
Mangio un pezzo di pane
e prendo un sorso d’acqua.

*

La guerra di Joan Brossa

In translation di Jacek Dehnel

Jacek Maria Dehnel (Danzica, 1º maggio 1980) è un poeta, scrittore e pittore polacco noto per essere uno degli scrittori polacchi più promettenti del secolo. Studente di Letteratura e Filosofia presso l’Università di Varsavia, ha esordito nel 1999 con la collezione di racconti Kolekcja. Collabora con diverse riviste letterarie e non – Kwartalnik Artystyczny, Studium, Przegląd Artystyczno-Literacki, Topos, Tytuł, Undergrunt – e con il sito internet Nieszuflada. Per queste riviste e non solo, ha tradotto le opere di poeti quali Mandelstam (dal russo), W. H. Auden, Philip Larkin, George Szirtes e Mary Oliver (dall’inglese). Ha permesso di far conoscere il musicista e compositore argentino Astor Piazzolla in Polonia. Come poeta, la sua prima raccolta di versi è stata raccomandata dal connazionale Premio Nobel Czesław Miłosz. Residente a Varsavia. Ha vinto diversi premi, tra i quali si ricordano il Premio Kościelski nel 2004 e il Paszport Polityki nel 2007.

La sera un austriaco, brillo, mi racconta della notte scorsa:
avevano due lingue loro e la terza in comune, ma straniera.

Perciò quando quello che giaceva sul lenzuolo,
per un attimo si è irrigidito, cercando la parola,
e ha chiesto a quello che giaceva su di lui:
wouldn’t you like to immerse in me?
Quello che giaceva su quello che giaceva sul lenzuolo
è uscito da se stesso
e, stando a parte, guardando quei due, che giacevano,
pensava alla parola immerse
e a quell’altro in cui davvero avrebbe voluto immergersi:
alla corrente fredda, che lecca le rive, altrove,
dunque ha detto: no, thanks, perhaps another time – ed è uscito.

*

In translation di Jacek Dehnel

Belfast Confetti di Ciaran Carson

Ciaran Carson (1948–2019) è stato un poeta e scrittore nordirlandese, nato a Belfast. La sua opera esplora spesso temi legati all’identità, alla memoria e al conflitto nordirlandese, combinando lingua colloquiale e strutture formali complesse. Tra le sue raccolte più note ci sono The Irish for No (1987) e Belfast Confetti (1989).

Improvvisamente, mentre la manifestazione avanzava, piovvero punti esclamativi,
dadi, bulloni, chiodi, chiavi della macchina. 
Una fontana di simboli spezzati. E l’esplosione
stessa: un asterisco sulla mappa. Questa linea separata da trattini,
Una raffica di fuoco rapido…
Stavo cercando di completare una frase nella mia testa,
ma continuavo a balbettare,
Tutti i vicoli e le strade laterali bloccati
da punti e virgola.
Conosco così bene questo labirinto: Balaclava, Raglan, Inkerman, Odessa Street.
Perché non riesco a scappare? Ogni mossa ha la sua punteggiatura. Crimea Street.
Di nuovo nessuna via d’uscita.
Armi, recinzioni. Maschere antisommossa. Walkie-talkie. 
Come mi chiamo? Da dove vengo? Dove sto andando? 
Una raffica di punti interrogativi

*

Belfarst Confetti di Ciaran Carson

Requiem per la mano sinistra di Nancy Morejón

Nancy Morejón (L’Avana, 7 agosto 1944​),  poetessa, drammaturga, saggista e traduttrice cubana. Nazionalista, la sua opera tratta la mitologia della nazione cubana e la mescolanza razziale, la schiavitù e un moderato femminismo.

Per Marta Valdés

Su una mappa puoi disegnare tutte le linee
Orizzontali, rette, diagonali
Dal meridiano di Greenwich al Golfo del Messico
Che più o meno
Appartengono alla nostra idiosincrasia
Ci sono anche mappe grandi, grandi, grandi
Nell’immaginazione
E infiniti globi terrestri
Marta
Ma oggi sospetto che su una piccola mappa
Minima
Disegnata su un foglio di quaderno di scuola
Tutta la storia può stare

*

Requiem per la mano sinistra di Nancy Morejón

I bambini giocano alla guerra di Bertolt Brecht

Bertolt Brecht (1898 – 1956)

I bambini giocano alla guerra.

È raro che giochino alla pace

perché gli adulti

da sempre fanno la guerra,

tu fai “pum” e ridi;

il soldato spara

e un altro uomo

non ride più.

È la guerra.

C’è un altro gioco

da inventare:

far sorridere il mondo,

non farlo piangere.

Pace vuol dire

che non a tutti piace

lo stesso gioco,

che i tuoi giocattoli

piacciono anche

agli altri bimbi

che spesso non ne hanno,

perché ne hai troppi tu;

che i disegni degli altri bambini

non sono dei pasticci;

che la tua mamma

non è solo tutta tua;

che tutti i bambini

sono tuoi amici.

E pace è ancora

non avere fame

non avere freddo

non avere paura.

*

I bambini giocano alla guerra di Bertolt Brecht

Quattro inediti di Gisella Canzian

I.

.

Ti sei fatta

spazio

tra i suoi capelli.

Li hai ordinati, giusti

dietro l’orecchio.

Hai riunito tre dita

Tutto da sola.

Dentro un cranio buio

neppure il nome

a seppellire la sete.

*

II.

.

Quel pezzo di voce

il senso/

sbieco alle parole

è l’urlo

che piega la colonna

come neve

può.

*

III.

.

Ho sognato

la criniera di mia madre

il pettine spezzato

la sua camicia rosa

ancora feconda del seme di mio padre,

una religione stanca

che quando si rivela/

è debito di pelle.

Ho sognato

lo sfinirsi dello specchio

della stoffa, ed è proprio cosi

a volte non basta

il vagito della pioggia

a bagnare la parola

e andare

via dal dolore.

*

IV.

.

Le hai restituito gli occhi

con il volto tra le mani,

il coraggio dei lupi

il profumo del ciliegio

.

un lampo di luce.

.

**

Gisella Canzian è nata a Valdobbiadene (TV) il due ottobre 1968, risiede in provincia di Belluno dove lavora come insegnante di scuola primaria. Ama leggere e fotografare. Ha pubblicato due raccolte di poesia “2 Ottobre” e “Il mio passo si fa strada”.

.

Sade con quattro inediti di Gisella Canzian

Pernottamento di Pierre Reverdy

Pierre Reverdy (1889-1960) fu un poeta francese legato al cubismo e al surrealismo. Nato a Narbona, si trasferì a Parigi nel 1910, frequentando artisti come Picasso, Braque e Apollinaire. Fondò la rivista Nord-Sud, diventando punto di riferimento per le avanguardie poetiche. Ritiratosi a Solesmes dal 1926, continuò a scrivere componimenti meditativi e spirituali, influenzando profondamente la poesia moderna.

L’orizzonte è pieno di lampade
Teatro limpido
la danza
la stella in fondo al filo
il peso troppo forte
lungo il sentiero corre la tempesta
Si esce
Si dorme
La paura scivola attraverso lo scenario
La notte sospira e muore
Contro lo specchio in fondo al letto
La luna mi guarda e ride
Il cielo nero si fa più piccolo
Le ali sfiorano il soffitto
Il vento si è fermato sotto
Tuttavia, niente è stato fatto
Niente è stato detto
Le tende si sono chiuse di nuovo
Le palpebre distendono le loro rughe
Ed ecco l’ape del sonno
In fondo all’ombrellone

*

Pernottamento di Pierre Reverdy