XXVII di Geoffrey Hill

Geoffrey Hill (1932-2016) è stato un poeta, critico e accademico inglese, considerato tra le voci più autorevoli della poesia contemporanea in lingua inglese. La sua opera unisce complessità linguistica, rigore etico e una forte attenzione alla storia e alla memoria collettiva. Insegnò in prestigiose università e fu nominato Oxford Professor of Poetry dal 2010 al 2015.

Soffia sui miei occhi fragili come su un vetro | questo,
qualcosa di così squisito che a malapena posso sopportarlo.
Non credo avrei mai potuto sopportarlo,
se non fosse reale.

Fai dello straniamento tutti i nostri desideri, quell’età così
perfettamente potente nella sua imperfezione.
Come indennizzare una leggenda degradata,
perduta nel computo?

Contumace come sono e come ora, come
Poggio, io | amo troppo l’invettiva—
questo per il nostro bene—così che mi hai visto cambiare
idea, se lo sottolineo.

Soffia sui miei occhi fragili, sono stanco di dormire,
largo ma non troppo affettuoso
bene si addice alla fiera Didone trionfante,
obolazione lirica.

Fantastico qui come in quei strani film che
guardavamo, sebbene separati, I racconti di Hoffmann.
Che cosa dobbiamo essere per non essere lavorati con specchi,
alveari di prospettiva.

Avrei potuto trovarti in un film di Ophüls,
risonanze silenziose di vetro configurato,
se solo ci avessi tagliati fuori da The Masque of Blackness
mentre stava andando in scena.

*

2 pensieri su “XXVII di Geoffrey Hill

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