Lucia Triolo: Una Domenica di Poesia

IL POETA é PADRE E INSIEME MADRE DI FIGLI NON NATI

Il poeta è padre e insieme madre di figli non nati .
La sua amante e la sognante inventata 
parola. Con lei ha rapporti sessuali come con sua 
moglie, fatta di carne e ossa, non solo a casa, nel letto, 
ma anche nel bosco lussureggiante, su uno scoglio 
al mare e nel mare, nella landa, illuminata 
dal sole, in qualche buio corridoio… Nella fredda 
chiesa deserta e al cinema, pieno di corpi sudati …
Per la sua immacolata concezione i loro peccati 
è punito con una perenne gravidanza. In lui cresce 

il vuoto che vuole trascendere l’infinito 
vuoto che lo circonda… il poeta è padre e
insieme madre di figli non nati… Ed è contento 
delle proprie doglie

In Rosa Mystica

Carta d’identità di Mahmoud Darwish

Mahmoud Darwish (1941 – 2008) è stato un poeta, scrittore e giornalista palestinese. “Carta d’identità” (Bitaqat huwiyya) è una delle poesie più celebri di Mahmoud Darwish, scritta nel 1964. È un testo simbolo della resistenza palestinese, scritto con voce ferma e dignitosa, rivolto a un ufficiale israeliano.

Scrivi!
Sono un Arabo
E il numero della mia carta d’identità è cinquanta mila
Ho otto figli
E il nono verrà dopo l’estate.
Ti secca?

Scrivi!
Sono un Arabo
Lavoro con i miei compagni in una cava
Ho otto figli
Li nutro con pane, vestiti e quaderni
E non chiedo l’elemosina alla tua porta
E non mi umilio davanti alle soglie delle tue scale
Ti secca?

Scrivi!
Sono un Arabo
Hai rubato i vigneti di mio padre
E la terra che io coltivavo
Insieme ai miei figli
E non ci hai lasciato nulla…
Solo queste rocce.
Allora, mi prenderai anche
Il diritto alla fame?

Scrivi!
Sono un Arabo
Senza un nome paziente
Le mie radici
Affondano nella terra… prima della nascita del tempo
Prima dell’apertura delle ere
Prima dei cipressi e degli ulivi
Prima della nascita dell’erba
Mio padre… è di una famiglia di contadini
Non discende dai signori
E mio nonno… era un contadino
Né nobile, né proprietario terriero!
Il mio nome? È Arabo!

Scrivi!
Sono un Arabo
Colorito scuro
Capelli neri
Occhi castani
Segni identificativi:
Porto la kefiah in testa
E la mano tesa
Graffia le unghie di chi ruba il mio pane
E i miei libri
E la mia casa
Ti secca?

Scrivi!
Sono un Arabo
Tu mi hai spogliato delle vigne di mio padre
E della terra che coltivavo con i miei figli
E tu ci hai lasciato e lasci a noi solo queste rocce
Perché il tuo governo lo prenderà anche
Il diritto a vivere?

Scrivi!
Sono un Arabo
Il nome senza segni
Senza numeri
Senza date
Il mio nome è rabbia
E la mia dignità è una pietra
Affamato e stanco
Ma non chiederò la pietà
E non mi piegherò davanti a nessuno
Tienilo a mente!

*

Carta d’identità di Mahmoud Darwish

Lode in onore del Local 100 di Martìn Espada

Martín Espada (nato nel 1957 a New York) è un poeta di origine portoricana e professore presso l’Università del Massachuttes Amherst dove insegna poesia.

Dedicata ai 43 dipendenti degli hotel e dei ristoranti della sezione locale 100 che lavoravano al ristorante Windows on the World e che morirono nell’attacco al World Trade Center l’11 settembre 2001.

Lode agli uomini e alle donne
che alzarono la colazione da un marciapiede
e la portarono nella luce delle torri.

Lode ai lavapiatti con i capelli impastati di vapore,
ai panettieri che sfornavano il pane al buio,
ai macellai che affilavano i coltelli tra i sogni.
Lode ai camerieri che conoscevano ogni lingua
ma che la città non sentiva mai parlare.
Lode agli immigrati, alle loro mani piene
di posate, bicchieri e sudore invisibile.

Lode ai morti nella cucina del cielo,
le mani che tagliavano l’aglio, che versavano vino,
che impilavano piatti nella quiete della fame.

Lode ai vivi, che corsero fuori
tra vetri taglienti e nuvole di polvere,
che cercarono i nomi negli elenchi,
che piangono in spagnolo, in urdu, in cantonese,
che conservano le foto nei portafogli
come piccole reliquie per pregare.

Lode a chi non è stato chiamato eroe,
ma faceva ogni giorno un lavoro da salvare il mondo,
sfornando pane, lavando tazze,
aprendo tende all’alba della città.

*