Rifiuto di Lucie Delarue Mardrus (traduzione di Emilio Capaccio)

Lucie Delarue-Mardrus (1874 – 1945) era una giornalista, poetessa, scrittrice, scultrice, storica e designer francese. Scrittrice prolifica, ha editato in vita oltre settanta opere.

Ombra; cuscini; la finestra dove degrada
il giardino; un riposo incapace di sforzi.
Così sembra dormire la donna «bambina malata»
che soffre alle feconde profondità del suo corpo.
.

Così penso… Un giorno, un uomo potrebbe nascere

da questo corpo mensile, e vivere oltre

la mia vita, e a lungo ricominciare il mio essere

che già sento tante volte secolare;

.

penso che avrebbe senza dubbio il mio viso,

i miei occhi spaventati, neri e silenziosi,

e che forse, errante e solo con questi occhi, nessuno

prenderebbe la sua mano portandolo per strada.

.

Avendo ascoltato troppo l’urlo umano,

approvo nel mio cuore l’opera liberatrice

di non aggiungermi a me stessa, un domani,

per orgoglio e per orrore d’essere una genitrice…

— E tra i miei cuscini pieni d’ombra, m’inebrio

della mia sterilità che sanguina lentamente.

.

*

.

REFUS

.

De l’ombre; des coussins; la vitre où se dégrade

le jardin; un repos incapable d’efforts.

Ainsi semble dormir la femme «enfant malade»

qui souffre aux profondeurs fécondes de son corps.

.

Ainsi je songe… Un jour, un homme pourrait naître

de ce corps mensuel, et vivre par delà

ma vie, et longuement recommencer mon être

que je sens tant de fois séculaire déjà;

.

je songe qu’il aurait mon visage sans doute,

mes yeux épouvantés, noirs et silencieux,

et que peut-être, errant et seul avec ces yeux,

nul ne prendrait sa main pour marcher sur la route.

.

Ayant trop écouté le hurlement humain,
j’approuve dans mon coeur l’oeuvre libératrice
de ne pas m’ajouter moi-même un lendemain
pour l’orgueil et l’horreur d’être une génitrice…
— Et parmi mes coussins pleins d’ombre, je m’enivre
de ma stérilité qui saigne lentement.
*

Lucia Triolo: una solitudine elegante

Con la leggerezza di una freccia,
ho sfiorato la tua immagine
disegnando un arco
nella solitudine.

Non era una solitudine
qualunque.
C’ero nata dentro,
era la verità.

aveva attraversato la pelle
sciogliendosi nella carne
dondolandosi nel sangue.
aveva accarezzato i sorrisi
gli sguardi prolungati
i desideri le domande.

Aveva intercettato anche i timori.
con la trama ariosa
della curiosità.

ora
sospesa e timida
si rivolgeva a te.
era una solitudine elegante