Mese: novembre 2024
lucia triolo: in pausa pranzo
tu dici che sono
rara
indifferenti mi sono
i documenti personali
mi vedo
come impressa in una moneta
che ha preso le mie misure
sotto posticcia osservazione
forse
ero in pausa pranzo
o forse
sotto il cappotto,
quando “quel che succede”
mi cercava.

lucia triolo: un giorno che ci cerca
un grido, una fase lunare
da spaccare sul cippo:
“quando è iniziata
la Grande Mostra del Nulla?”
e scende il buio
C’è un giorno che ci cerca
e non ci ha ancora trovato
la gola si imbatte
nel suo singhiozzo

lucia triolo: una Domenica di poesia
Anne Carson
STANZE, SESSI, SEDUZIONI
È bello essere neutri.
Voglio avere gambe senza senso.
Ci sono cose insopportabili.
Si possono evitare a lungo.
Poi si muore.
Gli oceani mi ricordano
la tua stanza verde.
Ci sono cose insopportabili.
Disprezzo, principi reali, questa piccola taglia
del morire.
La mia poesia personale è un fallimento.
Non voglio essere una persona.
Voglio essere insopportabile
Da amante ad amante, il verde dell’amore.
Fresco, rinfrescante.
La terra non produce una pianta simile.
Chi non finisce per essere
una finta donna?
Bevi tutto il sesso che c’è.
Anche così, muori.
Ti tento.
Arrossisco.
Ci sono cose insopportabili.
Le gambe ahimè.
Le gambe muoiono.
Dondolandosi all’ingiù,
pazzamente lente,
c’è qualche termine di danza classica per questo –
frammento di carta stagnola, un piccolo
volteggio,
un po’ ebbro,
poco da fare,
un piccolo oh,
ahimè.
da “Decreazione”

lucia triolo: l’unica cosa che voglio dire
L’ unica cosa che voglio dire
è stata già detta.
Una parola bussa ancora
alle mie labbra
Vuole ch’io la pronunci.
Faccio resistenza.
Frammenti di oscurità
vengono a galla
da immense profondità
appena percepite.
Lei insiste tenace.
Faccio resistenza.
Non occorre più ch’io parli
Altri l’hanno già detta.
Non c’è più parola
per un pensiero
nato troppo presto
e apparso tardi,
ma l’intimità del silenzio
non basta più.
L’unica cosa che voglio dire
è stata già detta.
E… non me lo perdona

lucia triolo: una Domenica di poesia
Thierry Metz
Scrivere una poesia
è come essere solo
in una via tanto stretta
da non potere incrociare
che la propria ombra.
Da “Dire tutto alle case”

lucia triolo: cose friabili
non attesa
rivestita di cose friabili
verrò
nella mia città
nelle angosce che
l’incoscienza allatta
e non riesce a svezzare
verrò da fuorilegge
un fazzoletto sul volto
dando l’assedio al cielo
forse sarà lì che incontrerò
la cucina sporca di terra e fame
lo sputo catarroso
della vecchia memoria
forse sarà lì che
mi incontrerò
o forse no
due storie che non
coincidono

lucia triolo: prima che arrivi l’angelo
…e impazziva
il vento
in un giro di abbandoni
tra le foglie
la ragazza guardava
la gonna incuneata tra
le cosce
ma chi può dire
vedesse?
aveva qualcosa che somigliava
ai miei tratti
quelli essenziali che non ricordo
mai
… e penzolava
il tempo
e la vecchia della
porta accanto
che non aveva voluto
salutarla
la braccava inquietante dal
girello
offrile una brioche calda!
prima che arrivi l’angelo

lucia triolo: Una Domenica di poesia
Salvatore Quasimodo
Vento a Tindari
Tindari, mite ti so
Fra larghi colli pensile sull’acque
Delle isole dolci del dio,
oggi m’assali
e ti chini in cuore.
Salgo vertici aerei precipizi,
assorto al vento dei pini,
e la brigata che lieve m’accompagna
s’allontana nell’aria,
onda di suoni e amore,
e tu mi prendi
da cui male mi trassi
e paure d’ombre e di silenzi,
rifugi di dolcezze un tempo assidue
e morte d’anima
A te ignota è la terra
Ove ogni giorno affondo
E segrete sillabe nutro:
altra luce ti sfoglia sopra i vetri
nella veste notturna,
e gioia non mia riposa
sul tuo grembo.
Aspro è l’esilio,
e la ricerca che chiudevo in te
d’armonia oggi si muta
in ansia precoce di morire;
e ogni amore è schermo alla tristezza,
tacito passo al buio
dove mi hai posto
amaro pane a rompere.
Tindari serena torna;
soave amico mi desta
che mi sporga nel cielo da una rupe
e io fingo timore a chi non sa
del vento che m’ha cercato l’anima.
