la tua mano bussa
al mio vetro
sono stata le tue domande a
piedi nudi,
da cassetti tarlati
hai tirato fuori
vesti urlanti
nello sforzo di stiracchiarsi
mi hai fatto sedere
hai segato una gamba alla sedia
l’acqua fresca del bicchiere
mi è finita addosso
uno stupido peso
con te sempre di spalle a
non vedermi
sono stata
l’estraneità
dell’ultima abitudine
quella nel cervello
quando ci si ammassa su di sé
ora apro la finestra
scavalca,
ti faccio entrare

