PERCHÉ TI AMO, di Alberta Scarpetta

PERCHÉ TI AMO, di Alberta Scarpetta

PERCHÉ TI AMO

Ti sei mai chiesto perché ti amo?

No, non per i tuoi bellissimi  occhi,

certamente no per la tua splendida bocca,

e nemmeno per il corpo atletico e possente.

Ti amo per la tua dolcezza,

per la tua bontà,

per la tua gentilezza,

ti amo per come mi sai comprendere,

per come mi fai sentire protetta quando mi stringi sul tuo petto

Ti amo per come mi sai travolgere con la tua rovente passione che tutto chiede e tutto da.Per quando invece mi ami dolcemente cullandomi come se fossi una cosa preziosa.

Per tutto questo ti amo.

Non potrei vivere senza il tuo amore

E non temere il tempo che passa.

Anche quando invecchierai non vedrò le

tue rughe i capelli inargentati i tuoi occhi 

stanchi.

Vedrò il tuo meraviglioso cuore perché è 

quello che ho amato, che amo e che amerò per sempre.

Ecco ora sai perché TI AMO

A.S

RITORNO, di Horion Enky

RITORNO, di Horion Enky

RITORNO

Odo la tua voce,

ma non vedo il tuo viso, 

rimbomba il ricordo nella mia mente,

ti disegno con la fantasia.

Ascolto il mio respiro, 

si ritma con il cuore 

t’inseguo dentro un sogno.

Lo racconto alla mia anima,

vola come un palloncino,

da realtà alla vita,

è tutto un attimo, sei sparita.

Tocco i silenzi con le mani,

grido al vento,

aspetto il tu eco,

immaginando il tuo ritorno. 

Horion Enky

HO LETTO TRE GIORNALI… di Vincenzo Pollinzi

HO LETTO TRE GIORNALI… di Vincenzo Pollinzi

HO LETTO TRE GIORNALI… 

Un sole paglierino

riflette striscie incolori

e rallenta il passo 

dei pellegrini erranti

in cerca del vero.

Sui marciapiedi  in disuso 

c’ è tutto e il contrario di tutto. 

E nemmeno un ponte 

per unire il Tutto. 

Intanto tutto continua

imperterrito il suo corso, 

Il sole e la luna si spartiranno

pacificamente il cielo 

sopra di noi, come un cambio

di guardia nella pace 

tra giorno e notte, 

l’ acqua continuerà a scorrere 

nei fiumi, dal cielo e dai rubinetti, 

le api continueranno laboriose

a volare di fiore in fiore

in cerca del polline vitale. 

La verità faticherà a farsi strada

nelle menti, negli occhi e nei cuori. 

E io a tavola seguo

con la coda dell’ occhio

tutte le brutture di una guerra

servite a pranzo in  Mondovisione. 

Ho letto tre giornali… 

VINCENZO POLLINZI – Giugno 2022 

Foto dal Web

IL CORAGGIO DI PERDONARE, di Alberta Scarpetta

IL CORAGGIO DI PERDONARE, di Alberta Scarpetta

Un ricordo 

IL CORAGGIO DI PERDONARE 

Mi hai lasciato. 

A nulla sono valse le mie lacrime,  la mia disperazione. Te ne sei andato inseguendo un altro amore.

Un anno è passato, ed ora tu sei qui, davanti a me  e mi guardi in silenzio.

Non parlo, ti osservo e ti vedo invecchiato, con due amare parentesi agli angoli della bocca e gli occhi tristi.

Continuo a tacere. Ma sento la tua voce che chiede  perdono.

Perdono per avermi lasciata per seguire un fuoco fatuo, che rapidamente, come era nato, si è spento. Perdono per la sofferenza infertami.

Ti scruto e ti vedo come un guerriero stanco, che ha perso la sua armatura, il suo elmo, il suo scudo e che, indifeso, chiede pietà.

Ho poco tempo per decidere se farti andare via per sempre o darti un’altra possibilità.

Ripenso a questo anno passato pensando sempre a te, alle notti trascorse invocando il tuo nome, al mio amore mai finito.

Da quando sei entrato, non ho ancora detto una parola e tu, avvilito, stai per andartene.

No! Non posso farti andare via.

Ti chiamo, tu ti volti ed io spalanco le braccia. 

Non servono parole: mi stringi disperatamente, mentre le nostre lacrime si fondono, lavando le ferite e cancellando ogni impurità. E rinasciamo.

Ti ho assolto, ma non è stato facile. 

No!

Ma io ho trovato il coraggio di perdonare!

A.S.

Se decidi di innamorarti di me, di Alda Merini

Se decidi di innamorarti di me, di Alda Merini

da: Francesca Coletti

Se decidi di innamorarti di me,

prendi i miei lati oscuri

e riempili di luce.

Se decidi di innamorarti di me,

tieni sopra le tue spalle

le mie lacrime.

Io farò altrettanto.

E peserà tutto di meno.

Se decidi di innamorarti di me,

prendi il coraggio a quattro mani

e raccontami di te.

Anche se ti sembra

di non avere nulla da dire.

Se decidi di innamorarti di me,

ama le mie debolezze

e rendile con me

punti di forza.

Se decidi di innamorarti di me,

non girarti nel letto

senza guardarmi. Addormentati con me.

Se decidi di innamorarti di me,

non darmi prove d’amore. Prova a restare con 

me.

Se decidi di innamorarti di me,

dimmi che mi ami

solo quando lo senti più di ogni altra cosa.

Se decidi di innamorarti di me,

non dirmi in cosa devo credere,

ma dimmi di credere sempre in qualcosa.

Se decidi di innamorarti di me,

tieni a mente i miei sguardi

e non tutte le parole che dirò.

Se decidi di innamorarti di me,

fammi ballare,

anche se

non c’è musica. 

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Alda Merini

Un uomo, sa amare un uomo?, di Iris G. DM

Un uomo, sa amare un uomo?, di Iris G. DM

Un uomo, sa amare un uomo?

Quanto sa farlo, 

sa farlo?

Un uomo sa essere solo,

dentro la sua solitudine, un cuore di ferro!

Una donna sa cosa è l’amore,

non è capace di vivere senza, 

quanta musica nella testa, 

quanta musica nel cuore, che muore d’amore.

A una donna piace vivere di baci e di impazienza,

diretta e sciolta,

nei diari dell’innocenza.

Quanto sa amare un uomo?

Un uomo che uccide, quanto sa amare?

Sa amare sempre troppo poco 

e mai più di se stesso, 

mai più delle sue ragioni,

mai più della sua violenza. 

Io sono donna e so amare,

non uccido, io invento, 

invento uomini da amare,

uomini da desiderare,

uomini seduti sul mio ventre,

sulla mia faccia, sulla mia vita,

sul mio destino che non è di guerra, ma è guerra.

Io so amare, io so amare,

sono donna e so amare. Irisi G. DM

I miracoli avvengono una volta soltanto e solo se li riconosci, di Giuseppe Cataldi

I miracoli avvengono una volta soltanto e solo se li riconosci, di Giuseppe Cataldi

I miracoli avvengono una volta soltanto e solo se li riconosci

L’intransigenza dei giorni

e delle tendine che velano il sole

quando si muovono per scostare l’impegno

l’intransigenza delle macchine

ed il loro distratto avvinghiarsi alla carreggiata

mentre le curve lungo l’Aniene di Pietralata

sembrano aver più vita ed agitarsi

quanto più io mi senta inerte,

e la fuga che tutto intorno vive

e l’insoddisfazione dell’estro inchiodato

alla sponda come le reti che tengono le pietre

per impedirne il loro inesorabile andare,

vorrebbero il mare vorrebbero la terra

vorrebbero volare e districarsi e scappare.

Eppure la stagione ha ripreso a suonare

la sua campanella tintinnante

dovrebbe essere un festoso riappropriarsi dell’estate,

distesa come un corpo di ninfa noncurante

con le sue tettine fragili puntate alla luce

ed al suo amante,

eppure i cardi dal bel fiore blu

sono spinosi come sempre

sono un fiore di campo

che a casa non potrai mai portare

senza far uscire il rosso mirtillo dal cuore.

Poi  trovare il mio posto

fra i passi percorsi in casa

fra gli scaffali del supermercato:

ecco oggi comprerò un etto di gioia

un kilo di pace e mezzo kilo di te

Ed ecco alla curva della via di Pietralata

quella della legnaia che d’estate si spoglia

e della salita alla clinica ortopedica,

una signora con i capelli gialli

su una panda azzurra come il cielo

si ferma di botto ed io distratto

mi fermo anch’io ma non bestemmio

mi sporgo con gli occhi a destra

e vedo passare oltre il parafango,

prima la madre poi 6 paperelle

piccole in fila indiana

raggiungere l’altro marciapiede

sicure di una sicurezza screanzata e fiera

e senza rete, inutile voltarsi

o farsene una preoccupazione.

Ridere da solo e ritornarci il giorno dopo

I miracoli avvengono una volta soltanto

e solo se li riconosci e se non ne fai vanto.

NELL’AMICIZIA MAI TRADIRE LA FIDUCIA, di Sergio Garbellini

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NELL’AMICIZIA MAI TRADIRE LA FIDUCIA, di Sergio Garbellini

Quando i sentimenti non vengono condivisi (Sergio Garbellini)

NELL’AMICIZIA MAI TRADIRE LA FIDUCIA

.

“Sabrina, ti presento Salvatore,

un caro amico, è stato folgorato

da tanta ed incredibile bellezza

ch’emani e m’ha persino confessato

.

d’aver delle intenzioni molto serie,

m’ha chiesto s’eravamo fidanzati,

gli ho detto che noi siamo solo amici

e che non siam mai stati innamorati.

.

Vi lascio soli per poter parlare

e fare la dovuta conoscenza,

dovete confrontarvi di persona

per acquisire un po’ di confidenza !”

.

Così dicendo, Marco sorridendo

lasciò i due colombi con premura,

sperando di cambiare il loro incontro

… in una favorevole avventura.

.

… Sabrina al terzo giorno chiamò Marco

fissandogli un urgente appuntamento,

la sera ci fu un duro faccia a faccia,

la donna come in preda allo sgomento

.

gli disse: “Ti credevo un vero amico,

quel Salvatore che m’hai presentato

s’è rivelato in vero mascalzone,

dapprima era ben intenzionato,

.

ma in seguito ha mostrato il vero volto,

mi palpeggiava senza alcun rispetto,

fissandomi con smania inferocita

voleva trascinarmi solo a letto,

.

mi sono rifiutata a più riprese,

temendo mi volesse usar violenza

ho ghermito lo spray dalla borsetta

gliel’ho spruzzato in faccia con veemenza

.

e son fuggita via impaurita,

son donna e non ho proprio alcun bisogno

che scegli tu per me gli spasimanti,

d’averti come amico, mi vergogno !

.

Da troppo tempo sono innamorata

d’un uomo che purtroppo sembra cieco

e mi presenta solo i delinquenti

per farmi violentare in modo bieco !

.

Capisco che ti senti solo amico

e non mi vedi sotto un’altra veste,

ma sono donna bella e affascinante,

non ho sentito mai le tue richieste

.

riguardo ad un approccio personale

desideroso di scambiar l’amore,

stavolta m’hai delusa, sono afflitta,

m’hai veramente fatto male al cuore !

.

Io sono innamorata, a questo punto

ti voglio confessar sinceramente

che l’amicizia l’hai mandata in fumo,

da oggi, tu per me non sei più niente !

.

Lasciarmi violentare dal tuo amico !

Ma voglio qui conoscere il motivo:

qual’era il vero aspetto programmato?

Non vedo un altro aspetto negativo !”

.

Sabrina gli si mise faccia a faccia

cercando di capire quell’affronto,

ma Marco pure lui era prostrato

in seguito a quel cinico racconto,

.

perché lui si fidava del suo amico,

ma si trovava con le spalle al muro

avendo disilluso la sua amica

in modo troppo fùtile e immaturo …

.

rispose: “T’ho delusa e mi dispiace,

anch’io ho subìto un brusco tradimento

sembrava sempre un tipo alquanto mite,

con te s’è dimostrato un gran violento !

.

Ti chiedo scusa, non serbar rancore,

possiam sbagliare tutti nella vita,

per me tu resti una sincera amica,

seppur la tua fiducia … l’ho tradita !”

.

SERGIO GARBELLINI

Chiave perduta, di Maurizio Coscia

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Chiave perduta, di Maurizio Coscia

Chiave perduta

S’udivano

melodie

lette sulle righe

secondo versi distorti

in chiave perduta.

Non doveva esser così:

musicate,

secondo note ribelli

eseguite,

in modo disperato

senza ragione,

senza buona filosofia

e invadeva il tempo

un’atroce melodia.

Immutabile,

continuo,

disarmonico

era un estremo tentativo

per tornare indietro

alla chiave perduta,

in cima al pentagramma,

per trovarla

e bloccare a ritroso

quell’assurda sinfonia

senza giusta filosofia.

(Tutti i di tutti riservati – poesia di Maurizio Coscia)

DI SERA, I RICORDI, di Vincenzo Pollinzi

DI SERA, I RICORDI, di Vincenzo Pollinzi

DI SERA, I RICORDI

Di sera, quando il cielo 

si tinge di rosso e

mescola inesorabile

le prime sfumature 

della notte che scende, 

a volte piove malinconia, 

ti scivola sulla pelle, 

si perde nei luoghi 

dove le parole 

non hanno più suono. 

Allora frughi nei ricordi, 

li accarezzi, 

ti ostini su quelli belli, 

chiedi scusa a qualcuno, 

a qualcuno sorridi. 

È il libro della vita

sempre aperto al crocevia

tra passato e presente e

il futuro che aspetta, che 

non sai, non puoi e non vuoi

chiudere sull’ ultima pagina. 

VINCENZO POLLINZI – GIUGNO 2022 

Foto di Maria Pia Torresi

Vienimi al cuore donna, di Giuseppe Pippo Guaragna

Vienimi al cuore donna, di Giuseppe Pippo Guaragna

Vienimi al cuore donna

Questa spiaggia assolata

quest’acque trasparenti,

dove il buio riflette

la Luna e le sue stelle .

Chiari e verdi i tuoi occhi

dov’io solo mi specchio,

hai le chiome dorate

d’uva bionda matura.

Lievi i ciottoli all’onda

cantan storie di mare,

di velieri alla fonda

e di vele nel vento.

Vienimi al cuore donna

colmami di pensieri,

io t’ameró domani 

e molto più che ieri.

Senti, ci porta Greco

il profumo d’Oriente,

polvere del passato

che si muta in presente.

Dammi la mano, andiamo,

c’è tutto un mondo intorno,

il nostro sarà un viaggio 

senza nessun ritorno.

Risplende la ginestra,

profuma il gelsomino,

questo è un giorno di festa,

mettiamoci in cammino.

GPG

LA SOLITUDINE, di Gregorio Asero

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LA SOLITUDINE, di Gregorio Asero

LA SOLITUDINE

Accanto a me era accovacciata la solitudine.

Intorno c’era il chiarore della mezza luna 

e respiravo l’odore dell’eternità. 

Come terza incomoda 

cercava di rubarmi all’amata. 

Portava le chiavi arrugginite della porta del dolore 

che solo lei sapeva come aprire. 

E chi mai avrebbe potuto dare aria alla mia anima?

Accanto a me era accovacciata la solitudine.

E quando i battenti della porta 

si aprirono su cardini arrugginiti 

il malvagio gracidare dei pensieri 

fece spazio al mio dolore.

Accanto a me era accovacciata la solitudine.

.

da “Nemesi ” 

di Gregorio Asero 

copyright legge 22 aprile 1941 n. 633

TRAMONTO, di Roberto Busembai

TRAMONTO, di Roberto Busembai

Buonasera amici

TRAMONTO

E’ ancora presto

per andare a riposare,

resta ancora un attimo

e poi mi potrai lasciare,

è bello il tuo calore

e il tuo fervido brillare,

lasciati assaporare

ancora un secondo,

sai che pure un attimo

di te ne vale cento,

vorrei poter fermare

questo dolce momento.

E’ ancora presto,

per lasciarmi al buio

resta ancora un attimo 

prima di donarmi il sogno

che poi nel mattino

svanisce al tuo nuovo ritorno,

sai che non potrei vivere

senza il tuo splendore

ma non lasciarmi adesso

che ho tanta paura

di non essere sveglio,

domani per una nuova avventura.

Roberto Busembai (errebi)

Immagine web

LA SOLITUDINE, di Gregorio Asero

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LA SOLITUDINE, di Gregorio Asero

LA SOLITUDINE

Accanto a me era accovacciata la solitudine.

Intorno c’era il chiarore della mezza luna 

e respiravo l’odore dell’eternità. 

Come terza incomoda 

cercava di rubarmi all’amata. 

Portava le chiavi arrugginite della porta del dolore 

che solo lei sapeva come aprire. 

E chi mai avrebbe potuto dare aria alla mia anima?

Accanto a me era accovacciata la solitudine.

E quando i battenti della porta 

si aprirono su cardini arrugginiti 

il malvagio gracidare dei pensieri 

fece spazio al mio dolore.

Accanto a me era accovacciata la solitudine.

.

da “Nemesi ” 

di Gregorio Asero 

copyright legge 22 aprile 1941 n. 633

ILLUSIONE, di Horion Enky

Horion Enky

ILLUSIONE

Tu sei solo un’illusione 

e, come ogni illusione,

non vivi di vita propria,

ma vivi solo della luce altrui.

L’illusione è come una droga 

che, nei tuoi momenti di debolezza, ti rapisce il cuore

ma, come svaniscono gli effetti,

ti trovi solo e con il tuo dolore.

L’illusione nasce alla notte e muore alle prime luci del sole,

perché, come la verità, la luce del sole la fa morire.

L’illusione è la strega 

che si traveste da principessa per circuire il tuo cuore,

ma una strega rimarrà solo e sempre tale, facendoti solo del male.

L’illusione non cammina con gambe proprie per vivere, 

perché non ha una sua vita, 

essendo un parassita che ha bisogno degli altri

che la osannino per sentirsi glorificata.

L’illusione ha solo brevi e piccoli spazi nella tua vita

e, quando ti svegli e apri gli occhi, ti accorgi 

che era solo un’illusione.

Horion Enky

L’occasione perduta, di Patrizia Caffiero

l’occasione perduta, di Patrizia Caffiero

[l’occasione perduta]

Andò come andò

l’amore, che si era nascosto

in un angolo da un’ora

non si presentò

la piccola oca che riposava

fragrante fra l’erba

non si svegliò

nessuna bomba scoppiò

la folla non scese per strada

per festeggiare

l’unione fra due cuori che si somigliano

andò come andò

il termometro che misurava la paura

di sbagliare

di precipitare

annunciò un’onda terribile

di parole non dette, di abbracci risparmiati

allons – y, si parte

per la prossima vita 

croce sul petto

scarpe nuove 

occhi tristi, sorriso incerto 

nel tascapane un grammo di sollievo 

pesante come una montagna.

(Patrizia Caffiero)

Immagine di Ricardo Bessa

SUL PASSO D’UN DINOSAURO, di Silvia De Angelis

SUL PASSO D’UN DINOSAURO

Non più filtri

nè impatti nebbiosi

sull’appiglio d’un cosmo incisivo.

Dalle viscere umanoidi aggressivi

lacerano la logica del palcoscenico

arida scia di spettrali consumi.

Decadono l’orgoglio e il suono della natura

stuprata di vezzi e candore

su appetibili malie di virus

nel cammino in bilico

su passo d’un dinosauro

@Silvia De Angelis 

https://deangelisilvia.blogspot.com/2022/04/sul-passo-dun-dinosauro.html

S T O R M I, di Silvia De Angelis

S T O R M I

Esternazione d’un volo in simbiosi

nell’accuratezza d’una pacata geometria.

Scandisce perfette metriche d’equilibrio

al di fuori d’una scommessa disomogenea.

Incastri preziosi

impaginati nella rotta complessa

e impeto di mete inesplorate

nella concreta sintesi d’una falsariga

vibrante oltre la schiuma del mare

alfabeto ondoso nel flash della retina

@Silvia De Angelis 2021

https://deangelisilvia.blogspot.com/2022/04/s-t-o-r-m-i.html

TRACCE DI MEMORIA, di Silvia De Angelis

TRACCE DI MEMORIA

avvolge un fascio di luce

quel residuo di tenebra

restia dissolversi nei suoi confini

ove premono rimbalzi di nebbia

(dense colorazioni d’effimera filigrana che si flettono)

si rincorrono silenzi nei tornanti deserti ove

s’intravedono virtuosismi d’ombre e penombre

accarezzati da sfumature controluce 

in bilico su un frastuono di sguardi…

dipanano inverosimili mappe frastagliate

nell’asimmetrica scenografia

che inganna tracce di labile memoria

nell’appuntamento irriguardoso con sè stessi…

@Silvia De Angelis 2011

https://deangelisilvia.blogspot.com/2022/04/tracce-di-memoria.html

O R A, di Silvia De Angelis

O R A

Mordere l’attimo

sorteggiarne

l’intrinseco significato

Bicchiere pieno

retrogusto intrigante 

Avvolgente notturno

rito

portatore di nuova luce

Slancio

di corpo eretto

orbitante dal perimetro

lancia 

il futuro tempo 

Un pensiero intermittente

invade il marciapiedi

d’un cangiante riflesso 

Dono del presente

irrinunciabile presupposto

@Silvia De Angelis 2010

https://deangelisilvia.blogspot.com/2022/04/o-r-a.html

SONORITA’ NELLA BRUMA, di Silvia De Angelis

SONORITA’ NELLA BRUMA

suggestiona quel torpore ovattato e avvolgente di bruma…

sembra coagulare ascolti allusivi indefiniti

dispersi in sillabe confuse fuori tempo

si sofferma la coscienza su strati d’emotività

delineanti sagome di vissuto sbiadito

trafitto tra le nubi

rincorrono supremazie di luna inascoltata

nel suo karma d’amore melanconico e incompreso

mentre si disperde in un salto artificioso

marcato dalla sonorità d’un cupo silenzio

@Silvia De Angelis 

https://deangelisilvia.blogspot.com/2022/04/sonorita-nella-bruma.html

Risus abundat, di Rosalba Di Giacomo

Risus abundat, di Rosalba Di Giacomo

Risus abundat

Com’era bella la mia terra 

colorata di venti e di ginestre 

di mandorli e di sole

con tanta luce tremolante all’afa e alla calura. 

Al canto delle cicale scricchiolava il mais;

d’oro ondeggiava il grano 

per abbagliare il sole.

Tegole rosse a ricoprire i tetti di bianche case

con timide finestre sempre fiorite. 

Almeno un nespolo per ogni casa 

ed un grande gelso assai frondoso 

per donare ombra 

ad un breve diurno riposo. 

Accogliente, assai generoso,

con timidi e dolci frutti penzolanti 

fra grossi rami e foglie, il gelso,

ci ospitava anche a sera quando, 

dopo il Rosario, un po’ di fresco si coglieva

sotto il suo manto. 

Più alacre delle cicale,

il grillo dispiegava il suo logorante canto.

Ed io ascoltavo.

C’era sempre qualche racconto.

E il gelso ascoltava e tutti i segreti custodiva. 

In verità, poche storie erano belle e liete.

Era il tempo che si rideva con parsimonia.

“Risus abundat in ore stultorum”

Vita segnata senza nemmeno una risata. 

Quanto quel gelso con noi avrà patito,

mi chiedo, ora che quegli alberi

dalla mia terra sono spariti.

Eliminati dall’uomo ingrato. Tagliati. 

Erano, allora, gli anni addolciti 

dalla tenerezza di mia nonna,

anni in cui ogni ombra temevo

e mi rifugiavo sotto la sua gonna.

Rosalba Di Giacomo

Ad occhi chiusi, ascoltami, di Rosalba Di Giacomo

Ad occhi chiusi, ascoltami, di Rosalba Di Giacomo

Ad occhi chiusi, ascoltami,

mi ritroverai 

dentro di te,

nei tuoi ricordi. 

Lascia che sia il silenzio.

Lascia che sia  

un tanto di noi.

Lascia che nulla 

possa interagire con il sogno. 

Il silenzio parla sempre 

con mille voci, 

è un manto che ci avvolge 

con spire di realtà e sogni. 

Tutto si intreccia 

e, in quell’intricato nodo,

io rimango. 

Nulla potrà districarmi 

da quel che è stato 

come nulla potrà 

restituirci i sogni del passato. 

Ad occhi chiusi, ascoltami.

Rosalba Di Giacomo