Ricordo, di Gabriella Paci

Author: Gabry Paci1

Ricordo il tuo sorriso stanco

a specchiare l’oltraggio del tempo

a scusare le mani vuote

                     ma non d’amore

da appoggiare ancora

sul dorso degli anni

a rendere meno amari

i giorni strappati al fato

con carezze da donare con

gesti fragili  di piuma .

Ricordo mani contorti  rami

appoggiate sul grembo a dire

l’affanno delle foglie cadute nel

tempo troppo veloce da rincorrere

                     anche nel vento dei sospiri.

Ricordo di te, mamma, le radici

di quercia colpita dal fulmine

smantellate dal destino avaro di

quell’unico dono che chiedevi:

                    un sonno generoso come

 lo era stata la tua vita .

Photo by RODNAE Productions on Pexels.com

VIAGGIO  ASTRALE, di Silvia De Angelis

VIAGGIO  ASTRALE, di Silvia De Angelis

Grandinano sogni magenta

nell’inesplorato impatto del buio.

S’impaginano tessiture

e favole astruse

su zoppe leggende

mischiate a focali bugie.

Nell’estuario d’un soffio di fiato

che volge a Oriente

si vive un empirico affresco

nella scansione di sé stessi

uscenti dalla corporeità.

Si destreggia l’aura

su una caduca livrea

fluttuando alla deriva

“di quelle interiora” della coscienza,

scivolate

fatiscenti

su un arcaico sciamanismo…

@Silvia De Angelis

VICINISSIMA, di Silvia De Angelis

Quasi lacero

papavero

creatura asettica

friabilissima

d’un volo sgualcito

su argute dita di vento.

Assenza totale d’impeto

nell’enorme franchigia

dovuta alla natura.

Solitudine in spicchi di sole

nel vuoto che non è confine

ma il piegarsi

a una ragione inamovibile

disarticolata

alla pochezza inflitta…

vicinissima alla mia cattedrale

ove non rivolgo prece….

@Silvia De Angelis

Mentre il deserto avanza, di Lucia Triolo

Author: luciatriolo

l’anima tua a tentoni
mi investe come uno spavento 
resipiscente.
Profondo il grembo, non teme i suoi
assalti da lanciatore di coltelli
non si ama mai a braccia conserte
rinunciando al segno.
Ho bisogno di tutte le mie ossa
angoli di questa nostra storia
il resto è fellonia

Assurdo questo paese vuoto che
ho inghiottito
assurda questa metafora
che io sono mentre il
deserto avanza dentro
un bacio

Angolo di poesia: GESÙ, di Maria Rosa Oneto

Author: Izabella Teresa Kostka


GESÙ di Maria Rosa Oneto

Gesù non abita in Chiesa
ma nelle strade dei popoli.
Vive sui marciapiedi
del Mondo, assieme a ladri 
viandanti, prostitute.
Parla tutte le lingue e non
conosce Religioni
che la Terra ha assorbito.
Non abita in
castelli dorati, in ville
dove si agitano belve
feroci e l’acqua delle piscine
riflette il cielo.
Lui non veste lini
preziosi, caftani di broccato,
sete cinesi dipinte a mano.
Il Redentore, si ciba
di scorze di pane, di pesci
arrivati a riva, di verdure 
spontanee che la pioggia
ha fortificato sotto i raggi 
del sole.
Gesù sa benedire e guarire.
Accogliere e perdonare.
Conciliare e redimere 
ogni pur grande peccato.
Non ha fuoco da distribuire,
né castighi plateali. Conosce
la misericordia, lo sguardo
pietoso, il gesto umano che
del divino ha rapito il profumo
da distribuire ai Figli ingrati
che percorrono le vie 
con le lame ancora insanguinate!

Tutti i diritti riservati all’autrice

Foto dal web

Carte senza titolo, Roberta Calati

CARTE SENZA TITOLO

Manca il canto dell'anima
che sospirava nei miei sogni
se pur un concerto di acrobazie
tra le corde dei sensi
di note suonate dal vento
si annidano nell'aria

Sarà una Sinfonia d'artista
la mia, usando solo parole
mischiate a sorte, come fossero
carte che svelano la musica 
nel pensiero distante

Quelle carte senza titolo
estratte a caso in una poesia 
scritta su questa melodia 
che acquieta la mente, ormai
doma nel gioco della vita

Roberta Calati

Temere, di Roberta Calati

TEMERE

Fragile equilibrio nella tristezza inaudita

Un peso indicibile per le false aspettative 

Perduto il tempo dei ricordi tra lente memorie 

S'adombrano incoerenti le pause di luce

Tolgono il respiro spegnendo gli occhi

Resterà su pareti di carta l'ombra snidata

Accanto al quadro dell'anonimo pittore 

Offuscate meraviglie nell'affresco del sagrato

Con gli occhi infedeli in quei gesti silenziosi 

Infelice tradimento delle mani tremanti 

Nel dialogo muto di figure dalla voce scura

Resta il rimprovero sull'accento
dell'amore 

Dove la vita è venuta a mancare 

Roberta Calati 

Beatitudine… di Annamaria Latini

Beatitudine… di Annamaria Latini

Oggi vi auguro buon inizio settimana con lo scritto che segue:

 Beatitudine…

   Su questa coltre  vissuta

   depongo  i miei perché

    e vagano lontano

    gl’arditi  giovanil

    pensieri infranti

   Danza il vento

   e  nella penombra

  scompiglia il mio corpo;

   è fresca   ” seta”

   che soavemente coccola

  le  stanche membra.

  Un senso di beatitudine

  mi pervade e godendo

   di così  grata armonia

   m’ inebrio dei profumi…

   Sul balconcino  ondeggiano

    i  fragili petali multicolori,

   si sfiorano con delicata movenza

    e al tramonto, chinato il ” capo”,

    con riverenza s’ assopiscono.

    Io, non paga ancora

     d’ armoniosa letizia,

    lo sguardo volgo altrove

     Piccole rondini 

   giocano con  nubi filiformi

   mentre il vento volge al crepuscolo

   S’ incammina verso nuovi orizzonti

    regalandomi…

    l’ ultima vellutata carezza

     Annamaria Latini 2022

     Diritti riservati

     L1941/ 633

FAVOLA, di Silvia De Angelis

FAVOLA, di Silvia De Angelis

FAVOLA

luna rosata nella sua inclinata curva

si crogiola al buio d’una notte spalancata

silenziosa s’investe d’altere percezioni

provocata dal fascino d’un chiostro

ch’emana soffi di calcedonio

sussulti velati d’ombre cinesi

figurine di carta ritagliate da un palmo deciso

compaiono in una scenografia bislacca

ove l’asfalto vernicia di rosso sampietrini

significati improvvisi rivelano una storia che si ripete

quella del mondo che disfa

per poi rinventare poteri scambiati

se ne conosce il fascino e la noia

fratturati nel silenzio che grida…

@Silvia De Angelis

IL NOSTRO GIARDINO, di Daniela Patrian

IL NOSTRO GIARDINO, Daniela Patrian

IL NOSTRO GIARDINO

Feci un giardino,per essere felice;

tra le nubi dell’arcobaleno;

cercai di rendere il terreno fertile

perchè i giardini fioriti

riflettono le cure che ricevono,

l’amore rende ciechi,

non i vicini;

è difficile,come governare un Regno;

scrivo,standovi vicino ma nel giardino,

apro il cancello ed entro,

come se accingessi ad entrare  in un mondo

sepolto,dentro me,dentro noi.

I raggi del sole luccicano sulla vanga,

appagante relazione possibile,

mi abbandono ad una deliziosa spensieratezza,lascio che idee ed immagini si formino e disfino

come le nuvole in cielo,

quanti sciocchi adorano dare suggerimenti

nel nostro giardino

 e tu ascoltandoli,

mi chiami amore.

Daniela Patrian 

DIPINTO: pastelli ,acquarelli su cartoncino

BUONGIORNO

VIAGGIO ASTRALE, di Silvia De Angelis

VIAGGIO  ASTRALE, Silvia De Angelis

VIAGGIO  ASTRALE

Grandinano sogni magenta

nell’inesplorato impatto del buio.

S’impaginano tessiture

e favole astruse

su zoppe leggende

mischiate a focali bugie.

Nell’estuario d’un soffio di fiato

che volge a Oriente

si vive un empirico affresco

nella scansione di sé stessi

uscenti dalla corporeità.

Si destreggia l’aura

su una caduca livrea

fluttuando alla deriva

“di quelle interiora” della coscienza,

scivolate

fatiscenti

su un arcaico sciamanismo…

@Silvia De Angelis

“Bianca” di Maria Rosaria Teni

“Bianca” di Maria Rosaria Teni

Author: culturaoltre14

Hai urlato
prima che la tua voce
annegasse tra le fiamme
prima che i tuoi occhi
catturassero il terrore
prima di perdere la vita
tra le braccia del dovere.

La chiamano bianca
questa morte che schernisce
che si prende gioco
e del bisogno irride
che ironizza sui colori
e disdegna il rosso fiore
di chi paga col suo sangue.

La chiamano bianca
questa morte che scolora
che porta solo nero
a chi la coglie
che di buio eterno è pregna
e non rischiara
i sogni di chi vive con onore.

La chiamano bianca
questa morte vana
che si scioglie come neve
e non fa orme.

alle vittime sul lavoro

Maria Rosaria Teni – Antologia dei Poeti contemporanei, Aletti editore, Roma, 2009

Maria Rosaria Teni