LA TEMPESTA SOTTO IL MARE
diย Rebecca Lenaย
Non vivere di emozioni, ma vivi di intuizioni.
Ogni cosa, ogni cima di abete incorniciata da una finestra emette un grido atono, una movenza lieve che scuote qualcosa. Pare cosรฌ, ma non รจ โ dice โ รจ molto di piรน โ la differenza di potenziale che muove le cose. Forse un giornoโฆaggiungo io. Ma quando, e dove.
La guaina del tempo racchiude lo spazio in una sacca amniotica, e il suo mistero giace proprio nel volume: poco piรน grande dellโorganismo che intuisce di essere sospeso, anche se appare circoscritto allโorizzonte.
A che serve esistere se non a struggersi beatamente nella consapevolezza di non poter sapere, nellโattesa ascetica di un privilegio che innalzi: catturare tutto il tempo e genufletterlo al proprio sguardo, anche se grida e tenta di fuggire. Perchรฉ non ora? Perchรฉ non posso flettere, bucare la pellicola e cogliere un altro presente (che non รจ il mio, il passato)?
Molti si compiacciono, stordendosi, nel piacere di costruire edifici confortevoli, mura di certezze, solide nicchie di adorazione pagana del futuro per custodire i simulacri degli dei a cui vorrebbero somigliare; ma cโรจ anche chi rosola nellโenigma lieto, per fortuna, gli onanisti del dettaglio che sfugge ai piรน, le vittime sacrificali di se stessi che scoprono tutto il corso della vita dentro una crepa, e in suo nome si puniscono col disadattamento e la ricerca perpetua di ulteriore incomprensibile mistero. Esseri contro natura forse, ma che soccombono al difetto stesso della natura di sentire ciรฒ che non รจ possibile vedere, o comprendere.
Non siamo emergenti, piuttosto ci inabissiamo, in cerca di una tempesta silenziosa, sotto il mare.
