Sussurri d’amore

Sussurri d’amore

Horion Enky.

Dimmelo…

Dimmelo adesso si,

e ripetimi

in continuazione “ti amo,”

ma ti chiedo di

farlo piano,

sussurrandolo dolcemente

sulle mie labbra…

Voglio che questo momento

tra noi sia

indimenticabile,

eterno…

Dimmelo,

e fallo ora,

sfiorando le mie labbra,

guardami negli occhi e 

toccami anche l’anima,

e poi baciami,

ma fallo come

il sole bacia la terra con

il suo calore…

Tienimi stretta a te e

amami,

perché adesso ho

bisogno di te,

placa questo desiderio d’amore

che sento forte sulla

mia pelle e naviga sulla

mia mente…

Io sono qui per te…

Sono pronta

ad accogliere te,

il tuo corpo,

voglio sentire le tue mani

che accarezzano 

il mio cuore. 

E’ tuo…

Amami alla follia,

ma infuoca

anche la mia anima,

e fa che questo momento non possa

finire mai tra noi,

perché io sono la

tua terra

e tu il mio cielo.

Lety.

UN UOMO SOLO MUORE, di Horion Enky

UN UOMO SOLO MUORE, Horion Enky

UN UOMO SOLO MUORE

Cos’è rimasto di quell’amore rubato, 

perso nonostante i mille ti amo,

tutt’al più resta un uomo solo.

Lacrime versate in solitudine,

s’infrangono sul pavimento di una lugubre stanza,

 dove spesso i sogni non trovano la coerenza,

muoiono tra le illusioni, di non essere mai realizzati.

Quante volte ha squillato il telefono

ma inutilmente, non c’era una voce che rispondeva dall’altra parte,

era sempre occupato,

tutt’al più resta solo un povero cuore affranto 

che vuol continuar a credere nell’amore.

Dove sono finiti i sogni 

le parole sussurrate, le carezze e i baci

proclamando l’eterno amore,

disperso come  pioggia nella tempesta,

oppure in una triste poesia d’amore,

scritta quando il poeta si sente impazzire il cuore.

E se tutt’al più così fosse, cosa ne resta di una emozione,

rimane chiusa dentro di un ricordo 

mentre lentamente un uomo solo muore.

Horion Enky

QUAL FOSSE IL TEMPO – HORION ENKY, Horion Enky

QUAL FOSSE IL TEMPO – HORION ENKY, Horion Enky

QUAL FOSSE IL TEMPO – HORION ENKY

Un rivolo di speranza fluttua tra i ricordi, 

giovin sogni nascono alle prime luci di una nuova alba,

tenendo la vita connessa al pensiero, 

il più delle volte della materia prigioniero.

Il desio all’ardor appare fanciullesco, 

all’alpe di un’epica antica battaglia.

Non so qual fosse il tempo del cammino,

nascosto nelle silenziose preghiere,

consumate davanti a statue di sale.

Brucia la cera, affumicando di nero la pala di un altare,

l’egida, suonando, esala il respiro dell’anima, 

vestendola di un candido lindore.

Inedia accumulata nel perpetuare delle gesta,

i morsi delle fame non parlano,

ma dalle viscere s’impongono,

richiamando a obbedire l’effimero servo

che deve alimentar il corpo per far vivere l’intelletto.   

Horion Enky

QUEL CHE RESTA DEL GIORNO, Horion Enky

QUEL CHE RESTA DEL GIORNO, Horion Enky

QUEL CHE RESTA DEL GIORNO

Quel che resta del giorno,

sfumature sbiadite, ombre confuse,

sogni dimenticati,

ammiccanti promesse perse,

colori assopiti dal buio.

Gli odori dispersi dal vento,

l’eco delle tante parole gridate 

che inesorabilmente si spengono

come le insegne delle vetrine,

le porte si chiudono al mondo.

La stanchezza assonata,

qualche nota suonata in un piano bar,

il sapore di un cocktail tra le labbra,

l’ombrello zuppo di pioggia,

l’acre fumo di una sigaretta.

Lampioni che si accendono

illuminando vie che si svuotano

di gente frettolosa.

Prufuman di sogni le lenzuola di un bambino,

tra le mani mentre il sole dorme

a qualcuno resta il ricordo di una fotografia. 

Horion Enky

VITA, di Horion Enky

VITA, Horion Enky

VITA

Brillano ancor gli occhi curiosi

su d’un volto dispettoso, 

or divenuto crocevia di rughe, 

quel che un tempo fu

il tempio dell’amore. 

Scarne e ossute son diventate le mani,

ruvide al tatto,

ma san dispensare tenere carezze.

I piedi son stanchi,

hanno camminato e raggiunto ogni angolo di mondo,

per conoscere i crocevia del sapere.

Tutto è cambiato sotto il peso degli anni,

il corpo è maturato e invecchiato,

divenendo un fuscello coperto di neve

che aspetta la primavera per fiorire.

La vita vola come un gabbiano,

ma quando è stanco si posa su una chiglia sfiorando il mare.

Una tempesta di rubini colora l’orizzonte,

stanco ti fermi e scopri che la  tua mente conosce l’infinito.  

Horion Enky