Juan Gelman (1930 – 2014) è stato un poeta, scrittore e giornalista argentino. Tra i maggiori poeti contemporanei di lingua spagnola, vincitore nel 2007 del Premio Cervantes, fu una delle voci poetiche più amate dell’America Latina, oltreché una figura di riferimento per intere generazioni nella resistenza alle dittature.
Seduto sul bordo di una sedia rotta,
stordito, malato, quasi vivo,
scrivo versi che ho pianto in precedenza
per la città in cui sono nato.
Dobbiamo prenderli,
anche i miei dolci figli sono nati qui
e, in mezzo a tante punizioni, ti addolciscono meravigliosamente.
Devi imparare a resistere.
Né partire né restare,
resistere,
anche se è certo
che ci saranno ancora più dolore e oblio.
Indimenticabile Papa Francesco quanto manca! Casa, Terra, Lavoro raccoglie il pensiero sociale di Papa Francesco in forma diretta, incisiva e radicalmente umana. Questo volume, facilemente reperibile sullo store del Manifesto, è costruito attorno ai suoi storici discorsi ai movimenti popolari, è un report dell’umanesimo cristiano declinato nel linguaggio dei poveri, dei diseredati, dei dimenticati. Casa, terra e lavoro non sono beni accessori, ma diritti fondamentali, elementi strutturali della dignità umana. Francesco si rivolge non solo ai credenti, ma a chiunque lotti per la giustizia sociale, proponendo un’alleanza tra popolo e coscienza, tra solidarietà e resistenza. Il Papa smaschera le ingiustizie di un sistema che mette il profitto prima della persona, condanna lo sfruttamento, la distruzione ambientale e la cultura dello scarto, e richiama con forza a un’economia inclusiva e sostenibile. Ma non si ferma alla denuncia: incoraggia la costruzione dal basso, la partecipazione, l’organizzazione comunitaria. Il tono è appassionato, profetico, ma sempre accessibile. Casa, Terra, Lavoro non è solo un testo religioso: è una bussola per il futuro, un inno al coraggio civile. In un mondo sfilacciato, Papa Francesco ci ricorda che la giustizia comincia dal riconoscere l’altro come fratello.
Conceição Lima (1961) è una poetessa originaria delle isole di Sao Tomé e Principe
I pantaloni allegri da clown non erano suoi.
La maglietta non era sua.
Il marrone e il nero
Sul piede destro e sinistro
Erano di qualcun altro.
Lunga, buona pelle.
La cintura non era abbinata, ma sembrava bella.
La sottigliezza stessa delle piccole ossa
non gli apparteneva, galleggiava.
Tossì molto e barcollò.
Si trascinava dietro due occhi
astuti, beffardi e birbanti.
Ed era depositario di una risatina ironica,
il suo scudo.
Coi suoi passi portava con sé un arsenale
di storie vive e antiche
e aveva il potere di far ridere la gente.
Conosceva i nomi di tutti i luoghi, ma
il suo villaggio non era in nessuno di essi.
Morì emarginato nell’ex colonia.
È sepolto sull’isola.
Non notò la nuova bandiera.
Alfredo Fressia (1948 – 2022) è stato un poeta uruguaiano.
Si guarda allo specchio della vetrina
tutto è riflesso tranne lui.
Il suo corpo si riflette, vede
i suoi occhi, con le occhiaie, vede
i suoi vestiti, sistemati con cura,
vede che ha finalmente imparato
che il mondo appartiene agli altri,
con cura agli altri, con le occhiaie,
e questa strada e la Patria
e le regole di quest’uomo malato,
questo figlio sospettoso di nessuno,
quest’uomo anonimo per strada e nelle vite
degli altri che non si guardano
allo specchio in cui lui si vede
interamente assente.
José Manuel Caballero Bonald (1926-2021) è stato un poeta e scrittore spagnolo dii famiglia cubana. Studiò Astronomia e poi Lettere e Filosofia. Militante antifranchista, appartenne al gruppo poetico dei ’50. Nel 2012 vinse il Premio Cervantes.
Pablo de Rokha (1894–1968) è stato un poeta cileno tra i più radicali e innovativi del XX secolo, noto per la sua scrittura visionaria, politica e anticlericale. Figura emblematica dell’avanguardia latinoamericana, vinse il Premio Nazionale di Letteratura cileno nel 1965.
Cammino sui cadaveri degli amanti
e sulle vecchie tombe piene del passato,
ricoperte dagli orribili capelli
della grande tomba universale inghiottita.
Accumulo il mio io esorbitante
e la mia illusione di un Dio sanguinario,
perché sono uno spettacolo clamoroso
e un uomo santo già esorbitante.
Il mio amore ti morde come un cane dorato,
ma ti mostra con le sue anche dorate.
Winett, come un fiore di estraneità.
Perché senza di te non avrei scoperto,
come una brocca d’acqua nel deserto,
l’antica miniera della mia poesia.
Roberto Bolaño Ávalos (1953 – 2003) è stato uno scrittore, poeta e saggista cileno.
Detective persi nella città buia.
Ho sentito i loro gemiti.
Ne ho sentiti i passi al Teatro della Gioventù.
Una voce che avanza come una freccia.
All’ombra dei caffè e dei parchi
frequentati nell’adolescenza.
I detective che osservano
le loro mani aperte,
il destino macchiato dello stesso sangue.
E non riesci nemmeno a ricordare
dov’era la ferita,
i volti che un tempo hai amato,
la donna che ti ha salvato la vita.
Forough Farrokhzad (Teheran, 5 gennaio 1934 – Teheran, 13 febbraio 1967), poetessa iraniana, sfidando le autorità religiose e i letterati conservatori, Farrokhzad espresse con fermezza la propria posizione sulla situazione femminile nella società iraniana degli anni cinquanta-sessanta, contribuendo in modo decisivo al rinnovamento della letteratura persiana del ‘900. Il ruolo della donna nel matrimonio convenzionale, le libertà prevaricanti del ruolo di madre e donna libera, il rapporto conflittuale dell’essere donna e non poter godere del proprio corpo liberamente, le diedero la forza di combattere ma le impedirono una vita normale. Cineasta, del 1963 è il suo unico documentario Khaneh siah ast (The House is Black), che mostra la situazione dei lebbrosi iraniani e vinse premi in tutto il mondo. Morì nel 1967 in un incidente stradale, di ritorno da una visita alla madre.
Nella mia notte, così breve, ahimè
Il vento ha un rendez-vous con le foglie.
La mia notte così breve è colma d’angoscia devastante.
Ascolta! Senti il respiro delle tenebre?
Mi sento estranea a questa felicità.
Sono abituata alla disperazione.
Ascolta! Senti il respiro delle tenebre?
Là, nella notte, accade qualcosa.
La luna è rossa e angosciata.
E aggrappate a questo tetto
Che rischia di crollare da un momento all’altro,
Le nuvole, come una folla di piangenti,
Aspettano che la pioggia partorisca,
Un attimo, e più niente.
Dietro questa finestra,
È la notte che trema
Ed è la terra che smette di girare.
Dietro questa finestra, uno sconosciuto è preoccupato
Per me e per te.
Tu, tutta verdeggiante,
Poni le tue mani — questi ardenti ricordi —
Sulle mie mani amorevoli
E affida le tue labbra, colme del calore della vita,
Alle carezze delle mie labbra amorevoli.
Il vento ci porterà!
Il vento ci porterà!
*
Traduzione dal francese estratta dal film omonimo di Abbas Kiarostami
Omar Lara (1941–2021) è stato un poeta, traduttore e giornalista cileno, originario di Nueva Imperial. Figura centrale del gruppo poetico Trilce, fondato negli anni ’60, è noto per una poesia intensa e intimista, spesso segnata dall’esilio vissuto dopo il colpo di Stato del 1973. Rifugiatosi prima in Perù e poi in Romania, ha tradotto in spagnolo numerosi autori rumeni, contribuendo a un fertile dialogo culturale. Rientrato in Cile negli anni ’90, ha continuato a scrivere e a dirigere la rivista letteraria Trilce, lasciando un segno duraturo nella poesia latinoamericana.
Il tempo non è passato molto tempo, semplicemente non c’era.
Al momento giusto, nel tempo del tempo.
Ha dimenticato il suo gocciolamento, il suo attrito, la sua testardaggine.
Il tempo in cui era con il suo artiglio e il suo osso
Ciò che mi perseguita è la pietra che si scrosta,
la mitezza rabbiosa di una notte senza tregua.
Come se non esistesse, come se fosse stato
inventato da qualcuno che non conosce storie.
Eravamo come ospiti impazienti
Una sedia sul bordo dell’irrealtà
Qualcuno che si interrogava sotto una luce di paura
e non riuscivo nemmeno a dire il mio nome
Dovrei essere quell’essere, quell’ombra,
quella squallida nebbia, quell’oblio, quella linea
Quella domanda cieca, quel grido di limiti,
quella mano che tuttavia cerca quella mano
Abelardo Castillo (1935 -2017) poeta, scrittore e giornalista argentino, amava definirsi un uomo che scrive
Quella donna seminuda sta aspettando
un uomo che potrebbe venire a trovarla stasera.
Vedo i suoi capelli e tra i suoi capelli una spilla
d’argento elisabettiano. L’uomo tarda.
La donna è inglese ma ha
occhi e lunghi capelli spagnoli.
È bella, è sensuale ed è sola.
Se lui non viene, stanotte non dormirà.
C’è un gatto, forse… Non so nient’altro
di questa donna oscura e della sua impura
insonnia di donna che aspetta un uomo.
So solo che è a Londra, che sul suo cuscino
i capelli bruciano come un fuoco oscuro
e che Shakespeare non pronunciò mai il suo nome.
È agosto e non
leggo un libro da sei mesi,
a parte qualcosa intitolato La ritirata da Mosca
di Caulaincourt.
Tuttavia, sono felice
quando guido con mio fratello
bevendo una pinta di Old Crow.
Non stiamo andando da nessuna parte,
stiamo solo guidando.
Se chiudessi gli occhi per un minuto
non saprei dove mi trovo
mi sdraierei felice e dormirei per sempre
sul ciglio della strada.
Ma mio fratello mi dà una leggera spinta.
Tra un attimo succederà qualcosa.
Elise Cowen (1933–1962) è stata una poetessa americana legata alla Beat Generation. Nata a New York, visse intensamente la scena culturale degli anni ’50, tra ribellione, spiritualità e disagio esistenziale. I suoi versi, spesso oscuri e viscerali, trattano temi come l’identità femminile, la sessualità e la malattia mentale. Morì tragicamente a soli 28 anni. Solo dopo la sua morte parte delle sue poesie furono riscoperte e pubblicate, rendendola una figura di culto.
Norman MacCaig (1910 – 1996) è stato uno dei maggiori poeti scozzesi contemporanei. In poesia ha pubblicato: Summer farm; Far Cry; The Inward Eye; Riding Lights; The Sinai Sort.; A Common Grace; A Round of Applause; Measures; Surroundings; Rings on a Tree; Visiting Hour; A Man in My Position; The White Bird; The World’s Room; Tree of Strings; Old Maps and New; The Equal Skies; A World of Difference; Voice Over; An Ordinary Day; Brooklyn Cop; Aunt Julia.
Gli alberi sono una gabbia per loro: l’acqua trattiene il fiato
per tenerli in equilibrio, senza sbavare su quei menischi delicati.
I bambini li guardano giocare nei loro campi da gioco celesti;
gli uomini li usano per condurre le navi alle baie, lungo gli oceani.
Sembrano fissati nel loro luccichio, ma non smettono mai
di inventare nuove distanze e smisurate esplosioni,
migrando nelle tribù matematiche attraverso
le steppe dello spazio, a loro oltraggioso piacere.
Difficile pensare che la terra sia unica –
questo povero triste latore di guerre e disastri,
che gira intorno al sole in Rolls-Royce col suo carico di gangster,
scortato unicamente dalla luna priva d’amore.
Luis García Montero (1958) è un poeta spagnolo. È inoltre professore di letteratura spagnola all’Università di Granada e membro della Academia de Buenas Letras de Granada.
…e ricordo una brezza triste tra gli ulivi ( F. García Lorca )
Dopo
la corsa stancante degli ultimi treni,
non torna più nulla.
A Broadway resta soltanto il tuo volto
ed è difficile, così solitario,
chiudere gli occhi senza dubitare che esista.
Questa lingua di fuoco è assurda,
fende l’orizzonte,
si diffonde selvaggia sui cuori,
multiforme e ferita,
scoppia e assomiglia
al sorriso forzato di una maschera rotta.
Solo
la città è mascherata da un gelo
e i suoi occhi ti puntano addosso,
segnati e ciechi
come un’impronta di denti dimenticati sulle spalle.
Allora
l’alcool è il sangue che scopre le labbra,
perché la notte sta arrivando,
perché la morte arriva su un braccio piegato
per lasciarti solo con i tuoi anni.
Triste per gli ulivi,
mentre Harlem chiude le finestre,
il tempo è brezza di cui nessuno si ricorda.
Angelo Casali, cantautore “di provincia”, è nato nel 1954 a Riccione e vive a Rimini. Canta fin da quando era bambino e compone canzoni dagli anni ’70.
Notti in bianco sulle colline a ricordare le parole che oggi non ho detto e che non so dire veglie sotto le stelle sotto la pioggia sotto la luna e intanto il fiume lento se ne va finché una cascata non lo spezzerà
Allegri maghi col mantello nero mi son vicini per trasformare i rospi in principesse e fate dai capelli turchini
giochi per cavalieri e per briganti di un’altra età
e intanto il fiume lento se ne va finché una cascata non lo spezzerà
E rimango solo mentre viene l’alba ad asciugare la pioggia della notte a svegliare l’erba a chiedermi a che vale
avere tanti giochi e tanti maghi con cui giocare
se intanto il fiume lento se ne va finché una cascata non lo spezzerà.
*
Questo il testo di una sua canzone che ho rispolverato e canto come ninna nanna alla piccola Amelia. Il blog di Angelo Casali:
Flora Alejandra Pizarnik (1936 – 1972) è stata una poetessa e traduttrice argentina.
Un incendio abbandonato spegne la luce. Un uccello innamorato innalza il suo canto. Tante creature impazienti nel mio silenzio e in questa pioggia fine che mi accompagna.
Peter Balakian (nato nel 1951) è un poeta, saggista e accademico statunitense di origini armene. È noto per la sua opera sul genocidio armeno, in particolare il memoir Black Dog of Fate, e per una poesia che intreccia memoria storica, paesaggio e coscienza politica. Ha ricevuto il Premio Pulitzer per la poesia nel 2016 per la raccolta Ozone Journal. Insegna letteratura e scrittura creativa alla Colgate University. La sua voce poetica è intensa, meditativa e radicata nella responsabilità della testimonianza.
Il giorno giunge a strisce di vetro giallo sugli alberi.
Quando ti dico che il giorno è una poesia,
sto parlando solo con te e solo il cielo ascolta.
Il cielo ascolta; il cielo è pieno di speranza
come me che cammino tra i semi di melograno
del vento che sferza la diga.
Se vuoi che la poesia assuma ogni cosa
diventa un bagolaro,
poi esci oltre la diga.
Non sono lontano dalla stanza dov’è Van Gogh.
*
The day comes in strips of yellow glass over trees.
When I tell you the day is a poem
I’m only talking to you and only the sky is listening.
Hyung-jun Park (박형준 시인) è nato a Jeong-eup, Corea del Sud, nel 1966. Ha ricevuto il Contemporary Poetry Prize, il Sowol Poetry Prize, il Lee Yuksa Poetry Prize e lo YooShim Prize. Attualmente è professore presso il Dipartimento di lingua, letteratura e scrittura creativa coreana dell’Università di Dongguk.
Non conosco i nomi degli uccelli, mi limito a osservarli.
Forse qualcosa del genere è successo
anche a qualcuno che mi è passato accanto, senza pensarci,
e mi ha salutato da dietro, con la mano alzata
perché il mio nome gli era facile da dimenticare.
Ogni uccello sta su una pietra nel fiume,
inebriato dalla luce del sole,
immobile
Prendendo coraggio, chiesi a un’altra persona che li stava osservando come me
come si chiamavano: uccelli migratori.
Rivolti verso la luce del sole,
come se praticassero lo Zen, gli uccelli in fila
si addormentano.
Sul fiume, la luce del sole autunnale pomeridiano
rimbalza sull’acqua scintillante come se girasse
la ruota di una bicicletta.
Nella mia città non saprei nemmeno chiamare per nome alcune persone;
mi limito a guardare le loro schiene e a dargli
il nome di un uccello migratore.
Alcuni pomeriggi della domenica hanno
occhi tristi.
È come se la
vita si fosse fermata per sempre in loro.
Gigli blu, pensieri,
rampicante silenzioso di caprifoglio;
gli umili fiori della stazione tremano.
Un treno si perde confuso in lontananza
ed è l’immagine di un tempo che non esiste;
un quadro, un’ inquietante eternità.
Un altro fischio e passa come le vertigini.
L’universo si precipita nel suo abisso.
Ma i volti dei viaggiatori
non sussultano, tutto sembra irreale,
strane figure
in un treno assurdo come la vita.
E i campi commuovono, il loro verde splendore è
pronto per qualcosa, qualcosa di bello,
qualcosa di felice. Commuove il verde solitario.
E nessuno sa quale strana luce cada sui muri.
Nessuno sa cosa stia cercando in quei pomeriggi,
né la ragione della sua insistente tristezza.
E nessuno sa perché
affoga il suo cuore senza nessuno.
*
Ángeles Carbajal (Argüelles, 1959) Poetessa spagnola. Laureata in Storia dell’Arte, collabora con le riviste letterarie “Anáfora” e “Clarín”. La sua poesia combina emozione e pensiero con un’espressione semplice e precisa, invitando a guardare il mondo con una nuova prospettiva e a scoprire la bellezza e il mistero nascosti nella vita di tutti i giorni.
Sebastiano A. Patanè Ferro (1953 – 2021) alla cara memoria.
Nel riquadro in alto vicino al calice
ancora il battere del gelsomino in controcanto
le vie della sera vanno e vengono dietro i telai
nelle aggiustate stanze senza impulso e fa male
lo sciamare improvviso dei pensieri, fa male il vuoto
che attanaglia il passo e fa male il passo
perché ti stringe e non ha tacchi
e nascondersi nello spessore di un cielo zafferano
così compatto così malato così estraneo
*
https://almerighi.wordpress.com/2025/05/28/il-passo-non-ha-tacchi-di-sebastiano-a-patane-ferro/
Amelia Rosselli nasce in esilio: nel 1930, a Parigi, dove il padre e lo zio, Carlo e Nello Rosselli, muoiono assassinati dai fascisti nel 1937. Dopo traversie di ogni genere si stabilisce in Italia nel 1948. Studi musicali in Inghilterra e in Germania, frequenti ricoveri psichiatrici. Muore suicida a Roma, l’11 febbraio 1996. La sua opera poetica è unica e di eccezionale valore. Esordisce sul «Menabò», nel 1963, presentata da Pier Paolo Pasolini. Al primo libro, Variazioni belliche èdito l’anno successivo da Garzanti, seguono nel 1969 dal Saggiatore Serie Ospedaliera (comprendente il poemetto La Libellula), nel 1976 Documento di nuovo da Garzanti, nel 1980 Primi Scritti da Guanda, nel 1981 Impromptu da San Marco dei Giustiniani, nel 1983 Appunti Sparsi e Persi da Ælia Lælia (nel 1997 da Empirìa), nel 1989 le prose di Diario ottuso presso l’Istituto Bibliografico Napoleone (nel 1996 da Empirìa). Garzanti nel 1987 pubblica anche un’Antologia poetica a cura di Giacinto Spagnoletti, nel 1992 Sleep, una scelta dalla sua ricca produzione poetica in inglese a cura di Emmanuela Tandello e nel 1997, a cura della stessa, l’«Elefante» delle Poesie. Nel 2004 Interlinea ha pubblicato una raccolta di sue prose critiche e giornalistiche, Una scrittura plurale, a cura di Francesca Caputo. In questa collana nel 2007 è uscito il volume di suoi testi inediti e rari, contributi critici e altri materiali La furia dei venti contrari. Variazioni Amelia Rosselli, a cura di Andrea Cortellessa (accompagnato dal dvd biografico Amelia Rosselli, e l’assillo è rima, di Rosaria Lo Russo e Stella Savino).
Contiamo infiniti cadaveri. Siamo l’ultima specie umana.
Siamo il cadavere che flotta putrefatto su della sua passione!
La calma non mi nutriva il solleone era il mio desiderio-
Il mio pio desiderio era di vincere la battaglia, il male,
la tristezza, le fandonie, l’incoscienza, la pluralità
dei mali le fandonie le incoscienze le somministrazioni
d’ogni male, d’ogni bene, d’ogni battaglia, d’ogni dovere
d’ogni fandonia: la crudeltà a parte il gioco riposto attraverso
il filtro dell’incoscienza. Amore amore che cadi e giaci
supino la tua stella è la mia dimora.
Caduta sulla linea di battaglia. La bontà era un ritornello
che non mi fregava ma ero fregata da essa! La linea della
demarcazione tra poveri e ricchi.
Roberto Pazzi (1946 – 2023) è stato uno scrittore, poeta e giornalista italiano. Le sue opere sono state tradotte in 26 lingue
Certe volte mi ricordo di cose
che non ho mai visto,
di persone e linguaggi
che non ho mai conosciuto,
vedo passare nella mia stanza
notti che non ho vissuto
e per le strade avanzare con vele bianche
giornate senza nessuno dei vivi a bordo.
Cerco allora l’antro da cui sono uscite
tutte le cose che non sono mie:
forse qualcuno verrà a chiedermi,
come mai le viva io,
dovrò protestare che non ne so niente,
che non le ho rubate a nessuno.
Altre volte non ho paura,
mi pare di non dovermi difendere,
di dovermi salvare soltanto dalle cose mie:
sento che la mia prigione
è uno spazio elastico quanto la mia memoria
e che le uniche fughe sono queste.
Roberto Sosa (1930 – 2011) è stato un autore e poeta honduregno. Trascorse i suoi primi anni di vita lavorando duramente per contribuire a provvedere alla sua famiglia. Ha pubblicato il suo primo libro quando aveva quasi trent’anni. Sosa pubblicò Los Pobres (I poveri) nel 1969, che vinse il Premio Adonais in Spagna.
I poveri sono tanti ed è per questo che è impossibile dimenticarli.
Sicuramente all’alba vedono numerosi edifici dove vorrebbero vivere con i loro figli.
Possono portare il feretro di una stella sulle loro spalle .
Possono distruggere l’aria come uccelli arrabbiati e offuscare il sole.
Ma non conoscendo i loro tesori, entrano ed escono attraverso specchi di sangue; camminano e muoiono lentamente.
Armando Uribe Arce (1933–2020) è stato un poeta, saggista e diplomatico cileno, noto per la sua scrittura intensa e provocatoria. La sua opera poetica, spesso incentrata su temi come la morte, la religione e la condizione umana, ha ricevuto riconoscimenti significativi, tra cui il Premio Nazionale di Letteratura del Cile nel 2004.
Né il Dio vivente né il Messia morto vengono in mio soccorso sotto terra, né l’agnello di Dio né la colomba dello Spirito Santo. Santa Vergine! Ma viene il topo acuto, è certo. Viene un vecchio verme che mi atterrisce. Viene la mosca, spero che mi divori, e vengo io, che è ciò che più mi spaventa.
Ishigaki Rin (1920 -2004) è stata una poetessa giapponese.
Sono in piedi davanti a un grande specchio. Isola piccola e
solitaria
.
Separata da tutto.
Conosco
la storia dell’isola.
Le dimensioni dell’isola.
Vita, busto e fianchi.
Abito stagionale.
Il canto degli uccelli.
La sorgente nascosta.
Il profumo dei fiori.
Io
vivo su un’isola.
L’ho coltivata, costruita.
Tuttavia
è impossibile sapere
tutto sull’isola.
Impossibile abitarla in modo permanente.
Inger Elisabeth Hansen (1950) è una poetessa e traduttrice norvegese.
Una vagabonda gironzola qui, ma perché qualcuno dovrebbe accettarla qui
che vaga, avrebbe preferito restare a casa, tuttavia è lei che
vaga qui, è qui che deve camminare, legata a questo sentiero lungo il lago ghiacciato,
il ghiaccio fangoso, inzuppato bluastro come latte dimenticato in una ciotola, nel paesaggio
che solleva questo lago che non riflette nulla, nel paesaggio che tiene
questa ciotola con il latte acido nelle mani e la solleva verso il cielo
.
verso il cielo, verso il cielo che scaglia le nuvole verso sud, verso sud sud-est
le nuvole corrono come nastri, come stracci e bende srotolate da un corpo, un corpo
a sud sud-est, quindi perché avrebbe dovuto prendersi il tempo che ci vuole
per trovare un nome per questo lago, il tempo che ci vuole per trovare una mappa
o il vecchio che ha segato un buco nel ghiaccio
e ha tirato fuori tre quattro pesci che non hanno nome neanche loro, avrebbe potuto sedersi lì per il tempo che ci vuole perché un lago ottenga un nome e se ne liberi di nuovo,
avrebbe potuto sedersi lì
per il tempo che ci vuole perché un pesce riceva un nome solo per poi liberarsene di nuovo
Carl Sandburg (1878 – 1967) è stato un poeta statunitense. Fu insignito di due Premi Pulitzer: uno per la poesia nel 1951 ed uno per la storia nel 1959.
Pile di corpi, di morte, di dolore, di guerra, “Chiedi al Prato,” dice il prato, “Fai che il Prato ti dica che cosa è accaduto.” Il Prato, con le sue mani verdi, cresce, silenzioso, sopra la polvere di guerra, nascondendo i segni della sofferenza e del tempo, perché le genti dimenticano i volti dei morti.
.
“Non voglio saperlo, Non voglio ricordare,” dice il Prato. Le voci di chi è caduto in battaglia, le loro storie sono ora polvere e erba. Eppure c’è un rimorso nel prato, una memoria senza parole, che cresce, silenziosa, sulla morte e sul dolore.
Angela Passarello è una poetessa contemporanea originaria di Agrigento e residente a Milano. Tra le sue opere più recenti vi è Poema rupe (New Press, 2022), una raccolta che esplora temi legati alla memoria, al paesaggio e alla lingua materna.
la vecchia con la schiena curva e il cane
uscivano di rado
apparivano sul sentiero della rupe
il cane la precedeva marcando il territorio
la vecchia sovrastata da un fagotto di stoffa sbiadita
entrambi ritornavano poi verso la casa diroccata
al confine con il tempio di Demetra