Ghostare o essere ghostati, that is the question, nella relazione fluox tardomoderna
stai affittando la Punto del vostro matrimonio e la lei, improvvisamente, sparisce,
non eri chi voleva, non eri chi sembravi, non eri chi eri, Diogene con la lanterna
si accorge, dopo un anno, che sei un ganassa brianzöö, come nell’horror Solstice,
dialogare con un serial liar, in stile Inquisizione, con un escalation ossessiva di dubbio
Cartesio è il tuo PM, il mio è l’autodafè, mi domando: son Francesco o il lupo di Gubbio.
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Penso di averti donato l’anima, e tutto il corpo, il mio cuore batteva come una cassa surround
ho martellato – come Bramante- le tue insicurezze, mascherando le mie sotto la forma di «bugie»,
e mi hai cassato il Crasso, in Cassazione, fredda come un catafratto nella definizione del background
la scelta, non costruita a tavolino, è tra «menzogna», senza scampo, e una serie di brachilogie,
omissioni di discorso, senza cattiveria, sufficit a nihilare risate, sbronze, sesso, conati di convivenza
trasformandomi da Clark Kant in Joker, Batman e Robin diventano froci, senza Catwoman,
se riesco a pescare lo stor-ione dentro al ponte salino, in chimica, merito la sufficienza
ti ho raccontato storie, historia magistra vitae, senza esser Tacito o confessore in clergyman.
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Quindi merito un, infinito, Calvario, senza l’ausilio di un Shim‘on ha-Kirini,
lui crocifisso, io in via di fuga, lontano, topo, dal tuo Universo 25 di John Calhoun,
non ho intenzione di (e)sperimentare collasso, cannibalismo, omosessualità tra affini
entro, sicuro come Billy the Kid, attraverso le batwing doors del tuo saloon,
e mi rifiuto di essere messo, ogni giorno, sotto accusa, il mio dolore ha emendato ogni sanzione
o credi in me o non mi credi, non c’è alternativa e se decidi di non credermi trasformati in Ghost
non modelleremo la cera, innamorati, come Demi Moore e Patrick Swayze, motore-ciak-azione,
viavaieremo in due diverse filter bubbles e io continuerò a flexare come un rapper della East Coast.
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