Da anni frequenta il Summer Writing Program alla Naropa University di Boulder, dove l’incontro con la poesia americana contemporanea ha profondamente nutrito la sua scrittura
Al terzo incrocio di pagina
girate a sinistra
imboccate la prima uscita
alla rotonda della “o”
superate le curve
della terza “s”
evitate la parola
“compromesso”
girate intorno alla
“conversione”
entrate nel tunnel
che divide la “i”
dal suo puntino.
poi, la destinazione
un deserto pallido
sabbia perlacea
silenzio
assenza di azoto
ossigeno,
argon,
una casupola di legno
verde marcio antico
diventa pupilla
rende il deserto
sclera
e un bottega
la bottega dei concetti.
Non ha porte
ha scaffali infiniti
Non ha nessuno
dietro el bancone
ma schiere di mani esangui
slegate dai corpi
porgono barattoli
di concetti
Non ha proprietari
ma voci
di ignota provenienza
illustrano
ultime novità e
pensieri tornati di moda
i concerti riposano
in attesta
un sole viola
li solletica
giochi di luce
sui muri
poi
un lettore
la porta che non c’e
scricchiola
la sua ombra
oscura i giochi
guarda negli occhi
le voci
chiede, senza parole
di ricevere del vuoto
”un vuoto pitagorico?
quello in cui il cielo respira?
un vuoto da temere?
la negozione dell’esistenza?
un vuoto romantico?
l’assenza di qualcuno?
un vuoto etimologico?
il vacuum, mancanza assoluta
di qualsiasi materia?
un vuoto scientifico?
il campo di battaglia di
coppie di particelle virtuali?
nascono e si distruggono
in un duello infinito.
un vuoto filosofico?
il parlare di vuoto stesso
che lo nega riempendolo di qualcosa?
un vuoto platonico?
la nostra anima, un vaso bucato
perennemente insoddisfatto?”
Mi dia pure
un vuoto qualunque.
*