Uno tra i più grandi del Novecento

Quel giorno in cui giunge la notizia
che è morto qualcuno di vicino, un vero amico, oppure
qualcuno
che non conoscevamo, ma soltanto ammiravamo
da lontano
il primo istante, le prime ore: egli oppure ella ormai
non è più vivo,
ciò sembra certo, inesorabile, forse finanche
dimostrato, ci fidiamo (malvolentieri) della persona
che c’informa
attraverso il telefono, disperata, oppure forse dello
speaker di un’indifferente
stazione radio, eppure non possiamo crederci,
per niente al mondo possiamo accettarlo,
perché ancora non è morto (per noi), non è
completamente, non è affatto morto,
egli non c’è più (ella), ma ancora non è svanito
per sempre, al contrario, è, sembra, nel più forte
punto della sua esistenza, ancora cresce,
sebbene non ci sia più, ancora parla,
sebbene si sia ammutolito, ancora trionfa,
sebbene abbia già perso, abbia perso la lotta – con
che cosa?
col tempo? col corpo? –…
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