Ignare

Da Frida la loka

Piccole e grandi stelle variopinte,
nascoste dietro un cielo marmorato, giocano sicuramente nascondino
ignare spensierate innocenti come gli infanti.
Non sanno cos’è la tristezza, la sciagura.
Non sanno cos’è il sentimento,  il tradimento.

Sono troppo lontane per assaporare il sudore amaro d’un soldato o il dolce aroma d’un neonato.

Non sanno cos’è la diversità che per madre natura è cosa grande, per noi invece è disuguaglianza.

Probabilmente; nemmeno sanno di noi
piccoli uomini alla deriva;  immersi in una tempesta che con le nostre stesse mani abbiamo costruito…
E loro hanno questo privilegio.

Tua.

1 agosto, 2022.

Libreria WordPress

http://Fridalaloka.com

LA FINE, di Davide Scuotto

LA FINE, di Davide Scuotto

LA FINE

La fine:

è qualcosa che ride sempre e aspetta la carità

seduta da sola fuori alle tende d’un circo.

Non sà far la puttanella ma è malvagia e folle.

La fine:

è uno spiazzato di terra meravigliosa

mai abitata prima.

Completamente pieno di roulotte e autoclavi.

E il sole, l’indossa per ottenere ombre distorte

ombre in fila,

ad attendere i minuti , in coda, uno ad uno

fino a dentro le sagome che scompaiono

una alla volta lungo quel orizzonte…

Fino alla fine dei giorni.

Davide Scuotto

” ILLUSIONE “, di Rosa Cozzi

Buongiorno !

” ILLUSIONE “

Nel silenzio notturno traodo il rumore

delle onde del mare che mi giunge a tratti

discontinuamente e confusamente

confondendomi soprappensiero.

Speranzosa mi pare di traudire

una voce di persona che sembra familiare

faccio del mio desiderio il bisogno

di una traccia che forse è un’abbaglio.

L’ingannarsi in maniera confusa

travedere una fallace percettiva

attraverso un velame

che impaccia e confonde.

Insomma é tanto facile

in modo appena distinto

nell’udire una cosa per un’altra

e prendere fischi per fiaschi. . .

di Rosa Cozzi

da ” DIVAGAZIONI “

DL.1941/633

Sognatore, di Maria Strazzi

Sognatore, di Maria Strazzi

Buon Sabato a tutti

     Sognatore

Il sognatore

ha negli occhi

un

baluginar di stelle

indossa

odore

di giunchiglie 

dita affusolate

 febbrili

nel ricercar

conchiglie

Viaggia appeso

a un filo di follia

e va cercando

fate gnomi e voli

di farfalle

libero dalla

schiavitù del tempo

il sognatore

è un

 libro aperto

su pagine

d’irrealta’

e magia.

@Maria Strazzi

BIANCO E NERO, di Vincenzo Pollinzi

BIANCO E NERO, di Vincenzo Pollinzi

BIANCO E NERO 

Sulla pietra scotta 

la stoffa che copre 

i sogni disillusi 

nei luoghi dove 

ho gettato le àncore

per i miei tanti 

provvisori salvataggi.

Non vedo più sfumature, 

il bianco è bianco, 

il nero è nero. 

Ma ogni tanto mi fermo, 

per sentire meglio il vento, 

il suo alito sul mio petto, 

sulle mie braccia aperte e

riscoprire le sensazioni

che mi tengono in vita, 

essere me stesso e 

spedire al mittente 

tutto il superfluo

di cui non sento il bisogno. 

VINCENZO POLLINZI – Luglio 2022 

Foto di Maria Pia Torresi

Ci sono luoghi che non sanno di esistere, di Federica Sanguigni

Ci sono luoghi che non sanno di esistere, di Federica Sanguigni

Ci sono luoghi che non sanno di esistere, 

spazi infiniti e intimi pronti ad accogliere

i segreti di una notte di luna piena. 

Ci sono parole che si scrivono da sole, 

perse nei silenzi che raccontano

di volti già conosciuti. 

C’è il buio che non fa paura 

perché è nell’oscurità che si svela la luce. 

Ci sono voci e risate e sospiri e respiri 

a dire tutto quello

che solo una poesia saprebbe spiegare. 

Ci sono ricordi in attesa del loro posto speciale che stanno a guardare, come curiosi spettatori, nuove geografie disegnate su tele vergini 

da un pittore impacciato. 

Ci sono occhi chiusi su meraviglie nascoste 

e lo stupore e la bellezza 

di ciò che non conoscono, ancora. 

Ci sono luoghi che non sanno di esistere, 

persi nelle notti che non vanno a dormire 

perché ebbre di vita e di profumo

di fiori selvatici.

(Federica Sanguigni)

Ph web

Sii dolce con me, di Rosalba Di Giacomo

Sii dolce con me, di Rosalba Di Giacomo

Sii dolce con me,

Notte,

regalami un sogno,

uno solo

come dono da scartare

quando l’aurora

pennellerà 

tenuamente il cielo

e di rosa vestirà

il mare. 

E tu, Aurora,

vestita di rosa e d’azzurro

regalami, 

con un piccolo sorriso,

un lieve sussurro

dolce d’amore

onde i giorni bui 

del freddo inverno

io possa illuminare. 

Insieme al sogno 

lo vorrò serbare.

Rosalba Di Giacomo

Non è nostro

A mio figlio.

Riflezione di domenica

Quando una persona nasce, non è in grado di capire tante cose, riusciamo soltanto a campare grazie a genitori o chi si prende cura di noi nel percorso di crescita. Col tempo iniziamo a comprendere ed imparare o quasi, perché siamo qui. All’inizio milioni di anni fa, era per il solo fatto di sopravvivere e procreare.

Ci siamo addatati all’ambiente e gli esseri viventi hanno raccolto dalla terra e mare tutto quello ch’era a disposizione ed  usufruimmo di quello.

Oggi, le cose son cambiate e tanto, a tal punto che esso è mutato.

Tutto è cambiato e dobbiamo fare il mea colpa, ma non basta, perché in tanti vanno avanti col pensiero che quel’che ci circonda è nostro.

Purtroppo vi do la notiziona! NON è NOSTRO, no signori miei, cari lettori, tutti SIAMO responsabili del tetto che ci protegge e della terra che ci da il nutrimento. Inutile elencare chi sono i maggiori responsabili, ognuno sa in che grado fa bene o male. Mi dispiace dover scrivere su questo argomento, potendo scegliere diversamente,  ma non possiamo girarci dall’altra parte.

Abbiamo un compromesso con quelle generazioni future, quelle che oggi fanno le marce per sollevare l’attenzione, le stesse che in primis hanno capito che qualcosa non sta funzionando e dobbiamo agire. E la gente d’una certa età o “matura ” parolone, deve assolutamente dare l’esempio!

Piccoli gesti, quotidianamente e non mollare.

Da Frida

Quando racconto a  mio figlio, la nostra infanzia, al contempo mi vergogno, perché loro molto probabilmente non godranno di tutto quello noi, talvolta anche svagliando per ignoranza o semplicemente menefreghismo, avevamo e loro, i nostri figli, nipoti e così via non troveranno più facilmente, alla portata di mano. Inizia ad essere una situazione FRAGILE, la nostra TERRA è in terapia intensiva e non sappiamo quando e se si riprenderà…

Vi lascio una delle tante poesie scritte in onore a chi ci ospita.

Di Franco Arminio

Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, gente che sa fare il pane,
che ama gli alberi e riconosce il vento.
Più che l’anno della crescita,
ci vorrebbe l’anno dell’attenzione.
Attenzione a chi cade, al sole che nasce
e che muore, ai ragazzi che crescono,
attenzione anche a un semplice lampione,
a un muro scrostato.
Oggi essere rivoluzionari significa togliere
più che aggiungere, rallentare più che accelerare,
significa dare valore al silenzio, al buio, alla luce,
alla fragilità, alla dolcezza

FORSE, È MOMENTO DI TORNARE ALL’ORIGINE…

PICCOLI GESTI TUTTI I      GIORNI. E COSA FONDAMENTALE DARE L’ESEMPIO.

Tua.

24 luglio, 2022

LAMODECA. Lettere d’amore, Lettere ai genitori, Racconti, Memorie, Poesie, di Tommaso Tommasi

Tommaso Tommasi
LAMODECA
Lettere d’amore, Lettere ai genitori,
Racconti, Memorie, Poesie
Recensione di Marcella Mellea
LAMODECA (Lettere d’amore, Lettere ai genitori, Racconti, Memorie, Poesie), di Tommaso Tommasi (Guido Miano Editore, Milano, 2022), è un’opera originale e peculiare, poiché l’autore, attraverso forme letterarie diverse – lettere, poesie, pagine di diario, recensioni, articoli di giornale, racconti – esprime il suo caos interiore, il senso di frammentarietà del vivere quotidiano, e tenta di dargli unitarietà e senso. L’opera si potrebbe collocare, come sottolineato da Enzo Concardi nella prefazione, nel filone del Frammentismo, tipico della letteratura italiana dei primi anni del Novecento, che ebbe come espressione caratteristica il frammento, cioè la composizione lirica breve, in versi o in prosa, inconciliabile con ogni forma di letteratura costruita, complessa e oggettiva.
Il titolo dell’opera stessa non è riconducibile a qualcosa di reale e di senso compiuto. “Lamodeca”, il primo termine del titolo, infatti, pur significativa per l’autore, non ha senso linguistico “ufficiale”, potrebbe essere un gioco di parole oppure esprimere le iniziali di più parole messe insieme: a tal proposito, l’autore nulla spiega, ci lascia nel dubbio, sospesi tra speculazioni mentali varie. Molti passaggi del volume – affermazioni, dichiarazioni, descrizioni –, presentano messaggi strani e misteriosi, indecifrabili a volte, che potrebbero essere collocati nella sfera onirica e/o dell’inconscio.
Il libro, suddiviso in cinque capitoli – AGENDA ROSA, AGENDA GRIGIO/VERDE, AGENDA GIALLA, AGENDA BLU, AGENDA VIOLA –, è caratterizzato da autobiografismo ed estreme punte di lirismo. Nell’agenda rosa, l’autore ci rende partecipi di una sua storia d’amore, un amore impossibile, che non potrà mai realizzarsi per gli impedimenti che solo i due protagonisti della storia conoscono. L’autore gioisce alla sola vista della donna amata, al solo sfiorarla o al solo parlarle; è lei l’amore della sua vita, un amore struggente e unico, un amore che non ha futuro e rimarrà per sempre in una dimensione platonica. Nell’agenda grigio-verde, l’autore ci parla della sua vita militare, della sua esperienza di soldato e, attraverso una serie di lettere inviate ai genitori, ci narra con minuziosità la vita quotidiana in caserma: le uscite, gli incontri, le guardie, i soprusi, i permessi, le sensazioni e le speranze di un giovane soldato. L’agenda gialla ci narra fatti quotidiani, storie di gente comune che popola un mondo ricco di umanità e dolore. Nell’agenda blu sono riportati diversi articoli giornalistici e recensioni su argomenti vari, anche a carattere artistico – culturale. L’agenda viola, l’ultima, ci offre immagini e messaggi indecifrabili e simbolici che emergono dall’inconscio dell’autore e da una dimensione di sogno.
L’opera, nel complesso, è caratterizzata da mescolanza di generi letterari: poesia e prosa, stili e temi vari. L’autore ci offre stralci di vita, ricordi, rimpianti, rivisitati con un linguaggio asciutto e scorrevole. Le varie parti dell’opera, pur non collegate tra loro, hanno dei temi comuni, un “fil rouge” che scorre dalla prima all’ultima parte e le tiene legate fra loro: il bisogno d’amore, la sua ricerca spasmodica, il bisogno di essere amati e accettati, la paura e l’angoscia di non essere all’altezza, l’incapacità di realizzare i propri sogni e seguire i propri desideri. Infatti, nella prima parte, lettere a Silvy, si legge:… «Ti amo come non ho mai amato / ti amo e vivrò per sempre solo per quest’amore puro / per quest’amore che il mondo non capirà mai / e che non so da dove scaturisca…/ Ma so che esiste e che non è del tutto impalpabile: / se vorrai potremo trasformarlo eterno / come eterno è il mare / come eterno è il cielo / come eterno è l’amore. / Amore unico /amore mio per sempre».
Nella seconda parte, lettere ai genitori, si legge: «Carissimi genitori, questa volta vi scrivo da un tavolo di un bar-tabacchi. Devo dirvi delle cose importanti». L’autore registra tutti gli eventi e le esperienze per ricevere approvazione, comprensione e affetto dai suoi genitori. Nella terza parte, i protagonisti delle storie sono alla ricerca di qualcosa: «Quando un’estate di tanti anni fa mi sei apparsa vestita allegramente come una farfalla, avrei voluto abbracciarti per portarti con me nel mondo. Ma non ho avuto il coraggio di fare quel passo in più che avrebbe deciso per noi. Mi avvicinavo a te, ma poi tornavo indietro, poi mi avvicinavo di nuovo, ma mi allontanavo di nuovo. Forse temevo un tuo rifiuto (Vanna)». Nella quarta parte, l’autore ci riporta articoli e lettere inviate alla redazione di vari giornali.
La quinta parte, la più complessa, tra poesia e narrativa, si muove tra sogno e realtà; di particolare fascino è la poesia “POESIA”: «Immaginavo di volare / tra i fiori del cielo / che ridevano in coro / tra i capelli. lontane scintille di stelle / che correvano giocando / e coprivano il mio sognare / ma ricordavo visioni / nell’espressione dei tuoi occhi. / immaginavo di girare / come un’onda di sale marino / ma il potere dell’uomo / non va oltre il cielo / di fantasmi nascosti». Qui il poeta si libra nell’aria, è libero: è aria, poi diventa onda, consapevole comunque che l’uomo non può superare i limiti umani e rimarrà sempre in una dimensione terrena: come “Icaro” le sue ali di cera non gli consentiranno di andare oltre il cielo. Questa lirica racchiude il senso profondo di LAMODECA, un’opera tra sogno e realtà, tra lo slancio alla vita, di chi vuole innalzarsi e volare, e il mondo reale che intrappola nelle sue ansie, frustrazioni e paure.
Marcella Mellea

Tommaso Tommasi, Lamodeca, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 96, isbn 978-88-31497-87-9.

Oh pienezza dei miei giorni, di Imma Paradiso

Oh pienezza dei miei giorni, di Imma Paradiso

Oh pienezza dei miei giorni
pensiero intenso,
impetuoso come vento
che scuote ogni singolo ramo.
Terra in cui affondo
radici per nutrirmi e
sostenere il peso della vita.
Cosa potrà il tempo,
cosa le stagioni,
se la tua ombra
avvolge le mie
spalle e a te
mi abbandono.
Il cuore trema
e grida una gioia
senza voce,
e bevo l’aria
che la tua essenza
quasi mi sottrae.
Imma Paradiso
Immagine: “I due amanti” Marc Chagall

E così ci siamo, di Giusy Del Vento

E così ci siamo, di Giusy Del Vento

E così ci siamo

Ho bevuto tutto il tempo 

che mi hai concesso vita 

Anche se disapprovo

non credo ne avrò dell’altro 

Mi addolora non vedere più il mare

Il mutare delle stagioni  

tenere per mano mio nipote 

Ho vissuto da uomo onesto

ma so che non basta 

Ho una cosa da fare, prima dei saluti

Domani

sull’altopiano pianterò un ulivo 

per altri mille anni 

ad ogni raccolto d’inverno

lui parlerà per me

Giusy Del Vento

LA VERDE PIANURA, di Mirella Ester Pennone Masi

LA VERDE PIANURA, di Mirella Ester Pennone Masi

LA VERDE PIANURA

Vieni a vedere

la vasta pianura,

non dimenticare

che anche 

d’ove nasce l’ombra

ci sono le meraviglie

delle piccole cose:

un lento dolce fluire

di verdi albori,

e fra le ombre della sera

brilla la luce delle stelle,

udrai

un canto di usignoli;

camminando tra l’erbe

ti sorprenderà

quel giallo di narcisi

sulle sponde!

ester@mirella MP    20 luglio 2017

foto web

“OVUNQUE SEI … VOGLIO ESSERE”, di Paola Varotto

“OVUNQUE SEI … VOGLIO ESSERE”, di Paola Varotto

“OVUNQUE SEI … VOGLIO ESSERE”

Ricordo la tua fragile promessa

e ora dopo tanto tempo

non sento più il rumore del vento

che mi batte dentro!

Dove c’eri tu ora c’è il vuoto

che non riesco a riempire

perchè non posso.più amare..

Ho girato il mondo

solo nella mia mente

ho trovato stelle

ma non erano niente.

Le ho accese, le ho spente

per trovare risposte

ma come sempre

non hai aperto porte..

E hai chiuso sogni

e lasciato domande

brividi di alchimia

e ordinaria poesia

Perchè i poeti mentono,

non raccontano quel che sentono..

Dell’imperfezione delle stelle

che non sono sempre belle

che sanno essere deludenti

per questo eterno brillare

e nella loro imperfezione

raccontano una canzone.

Se ti senti lontano

ritrova la tua via

ti sei perso nel cuore

seguine la scia

che racchiude sensi e slanci

e tu la chiami anima..

Anima che si schiude

come labbra di chi ha sete

come la pioggia sui vetri

come i pensieri distorti

che non vorresti trovare

quando ti svegli al mattino

ma che vorresti riavere

se vuol dire avermi vicino..

C’è il tuo nome sui muri

di questa città fantasma

che corre si affanna e

con il cuore plasma le proprie vite

E quella sensazione

che scompiglia parole

tu prendila per mano

e regalale amore

Portami ancora su Altrove

e ritrova le parole

“ovunque sei voglio essere”

e regalami il sole!

©copyright legge 633/1941

Paola Varotto

Nel sogno estivo, di Mirella Ester Pennone Masi

Nel sogno estivo, di Mirella Ester Pennone Masi

Nel sogno estivo
Il sole a picco
spiccava fra gli abeti
sugli olmi e sui roseti
cantavano gli uccelli
M’immersi
nel sogno estivo
intonai la mia voce
evocai un canto
nel respiro d’aria
che colma il vuoto
Scese il silenzio
e il blu della notte
involse come seta
le stelle remote …
e trovò l’approdo
quel frammento silente
della mia fantasia
e il suo innocente
vagheggiare
ester@mirella MP 20 luglio 2014
foto web

L’angolo della poesia: “Ruppero il dolore” di Caterina Alagna

Ruppero il dolore

in mille cristalli di luce,

morbide movenze luminose

che si fecero spazio in un terreo grigiore.

Curarono ataviche ferite

da cui ancora sgorga talvolta

una cascata di acre tremore,

un cereo spasmo di sofferenza

che in pochi attimi s’espande

e scolorisce la tela dell’esistenza.

Vividi colori si sciolgono in

un magma inconsistente,

una matassa inodore

che ogni umano nasconde

negli anfratti del cuore,

lì dove la nebbia cala come …

View original post (continua della poesia)

Gli Inguini, di Alda Merini

Gli Inguini, di Alda Merini

Dì, ti ricordi dei Sogni?

Gli Inguini

Alda Merini

Gli inguini sono la forza dell’anima,

tacita, oscura,

un germoglio di foglie

da cui esce il seme del vivere.

Gli inguini sono tormento,

sono poesia e paranoia,

delirio di uomini.

Perdersi nella giungla dei sensi,

asfaltare l’anima di veleno,

ma dagli inguini può germogliare Dio

e sant’Agostino e Abelardo,

allora il miscuglio delle voci

scenderà fino alle nostre carni

a strapparci il gemito oscuro

delle nascite ultraterrestri.

(da “La terra santa”)

La dittatura perfetta, di Aldont Huxiey

La dittatura perfetta, di Aldont Huxiey

Maria Strazzi

Buon giorno ai mattinieri

Buon caffè a tutti

La dittatura perfetta avrà

le sembianze d’una democrazia,

una prigione senza muri

nella quale i prigionieri non

sogneranno mai di fuggire

Un sistema di schiavitù dove

grazie al consumo di divertimento,

gli schiavi ameranno la loro schiavitù.

                                     Aldont Huxiey

“Il cielo dentro di me”, di Annamaria Latini

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“Il cielo dentro di me”, di Annamaria Latini

Le nubi…

candide e leggere,

son “bagagli” sospesi

che  lievemente incedono 

nell’ azzurro intenso.

I  prati..

soffici e rigogliosi manti,

son fughe dal disincanto,

riposo dalle offuscate realtà 

Fieri incedono i corpi

con gl’occhi stupiti

alle maestose vette

 Passi cadenzati

 negl’ antichi profumi montani;

passi inebriati d’ aria frizzantina

 che l’inquieto vivere addolcisce.

I volti dei vegliardi,

profumano di serenità ritrovata

mentre il giovanil fulgore 

scavalca con destrezza

l’ impervio sentiero

Io assaporando

 cotanta Bellezza donata,

 ascolto il canto del vento….

  Grata e commossa

   ho ….

  ” IL CIELO DENTRO DI ME”

Annamaria Latini 2022

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L1941/ 633