L’angolo della poesia:”Mare” di Caterina Alagna

Salerno, ore 11:30

Link al mio blog https://farfallelibereblog.blogspot.com/

Link a quest’articolo nel mio blog https://farfallelibereblog.blogspot.com/2022/10/mare.html

Mare, 

non ti tange l’odio

né queste parole acide

che da tempo affollano il mondo,

bellicose e sempre più armate.

Mare,

non ti sfiora l’ansia del domani

mentre dalla terra sale

l’odore del sangue putrefatto

di anime vigorose 

dalla guerra tracimate.

Viaggio nella poesia classica greco-romana: La poetessa Saffo di Mitilene di Caterina Alagna

Salerno, ore 15:55

Link al mio blog https://farfallelibereblog.blogspot.com/

Link a quest’articolo nel mio blog https://farfallelibereblog.blogspot.com/search/label/Poesia%20greco-romana

Saffo nacque tra la fine del VII secolo e l’inizio del VI secolo a.C. sull’ isola di Lesbo. Trascorse la sua vita nella città di  Mitilene, anche se alcune fonti la vorrebbero nativa di Ereso. Certamente fu in buoni rapporti col poeta Alceo, anche lui di Mitilene, che le dedicò un celebre verso:

“Cinta di viole, pura, riso di miele, Saffo.”

Entrambi di origine aristocratica, nutrivano una certa avversione per i parvensus, ovvero per coloro che non erano ricchi. Entrambi, inoltre, appartenevano a una sorta di club. Alceo all’eteria, mentre Saffo al tiaso, dove esercitò il ruolo di educatrice. L’eteria era un circolo aristocratico e militare che univa persone della stessa età, dello stesso sesso e delle stesse idee politiche. Le discussioni che avvenivano all’interno dell’eteria erano quasi tutte a sfondo politico. Per quel che riguarda il tiaso, invece, per molto tempo si è pensato che fosse una specie di educandato per ragazze di buona famiglia per apprendere tutto quel che fosse necessario prima di dedicarsi al doveroso ruolo di spose e di madri. Ma a un’analisi più attenta, basatasi proprio su alcuni frammenti delle poesie di Saffo, è stato ipotizzato che si trattasse piuttosto di un corrispondente femminile dell’eteria, ovvero una sorta di comunità che sicuramente esplicava un ruolo educativo, ma  che era, allo stesso tempo, caratterizzata da forti connotati religiosi che miravano al raggiungimento dell’ideale di perfezione attraverso una serie di pratiche liturgiche e sociali, in cui grande spazio era dedicato al culto di Afrodite. Le ragazze del tiaso vivevano una vita all’insegna della grazia e della raffinatezza. Erano immerse in una sorta di mondo irreale, in una dimensione estatica in cui erano frequenti allucinazioni e visioni della divinità. Un elemento fondamentale del tiaso era l’amore tra le fanciulle, ovvero l’amore saffico. Saffo aveva un marito e una figlia ma ciò non le impediva di intrattenere relazioni con le sue ragazze, relazioni che avevano un forte aspetto educativo. Ciò  stupisce, e non poco, dal momento che le donne nella cultura greca avevano scarsi rapporti col mondo esterno. Sull’isola di Lesbo, invece, le donne avevano la possibilità di ricevere la stessa formazione culturale riservata ai maschi.  Celebre è il testo “Ode alla gelosia“, il più letto e il più tradotto di tutta la letteratura greca:

Mi sembra che sia simile agli dèi

quell’uomo che dinanzi  a te

siede e da vicino dolcemente parla-

          re ti ascolta

e sorridere amorosamente. E ciò davvero 

il cuore nel petto mi fa sobbalzare:

come infatti per poco ti guardo, così di voce

           neppure un soffio mi viene,

ma la lingua resta spezzata, sottile

subito sotto la pelle un fuoco mi scorre,

con gli occhi nulla più vedo, rom-

bano le orecchie,

un sudore mi bagna, un tremito

tutta mi prende, più pallida dell’erba 

io sono e dalla morte poco lontana

        sembro ( a me stessa).

In questi versi, Saffo esprime liberamente i propri sentimenti nei confronti di una ragazza. Secondo alcune fonti si tratterebbe di un epitalamio, ovvero, di un canto scritto per le nozze di una fanciulla e l’uomo che compare al secondo verso sarebbe il promesso sposo. Per altri, invece, sarebbe una sorta di corteggiamento da parte di colui che ” sembra che sia simile agli dèi” nei confronti della ragazza, di fronte al quale Saffo esprime tutta la sua sofferenza per la gelosia provata nei confronti della fanciulla. Saffo fa dell’eros la sua stessa ragione di vita arrivando a trasformare questa sua profonda passione in una sorta di “filosofia”. Lei stessa ce ne parla nei versi intitolati “La cosa più bella”:

Alcuni di cavalieri una schiera, altri di fanti,

altri di navi dicono che sulla terra nera

sia la cosa più bella: io invece 

          ciò che si ama.

Assai facile render comprensibile 

a tutti ciò: infatti colei che di molto superò

in bellezza gli umani, Elena, lo sposo, 

          insigne di tutto

abbandonò e venne a Troia per mare 

e non della figlia nè dei cari genitori

affatto si ricordò, ma la travolse 

         folle d’amore Cipride

ed ora di Anattoria mi fa ricorda-

        re, che non è qui:

di lei l’amato incedere vorrei

vedere e la luce che le brilla in viso 

più che i carri dei Lidi e nell’armi

       i fanti schierati a battaglia.              

Al di là delle vicende personali di Saffo, è bene precisare che l’eros all’interno del tiaso era regolato da un codice di comportamento collettivo, che aveva le sue regole positive e i suoi divieti. Su tali norme vigilava la stessa Afrodite che era garante di giustizia (dikh), la cui violazione coincideva con il rifiuto dell’amore o con il tradimento. In poche parole, per Saffo, Elena non è nè colpevole nè vittima, ma una prescelta di Afrodite, ed è meritovole di stima perchè obbedisce alla dikh della dea. I grammatici alessandrini suddivisero le poesie di Saffo in nove libri, di cui l’ultimo raccoglieva gli epitalami, una serie di canti  destinati a riti nuziali che Saffo scrisse quasi sicuramente su commissione. Ma negli epitalami ci sono anche versi che Saffo riserva ai suoi affetti familiari, versi in cui incontriamo una Saffo diversa da quella dei canti amorosi. Alcuni frammenti ci restituiscono un’immagine più privata della poetessa, legata soprattutto all’ambito della famiglia. Si tratta di poesie dedicate alla figlia Kleis, alla quale fu sempre legata da un profondissimo affetto. 

Ho una bella figlia, che a fiori d’oro

simile ha l’aspetto, l’amata Kleis:

in cambio di lei nè tutta la Lidia nè l’amabile

(vorrei avere)

Purtroppo gran parte dell’opera di Saffo è stata perduta e quel che abbiamo a disposizione sono solo frammenti. Gli studi più recenti, però, hanno gettato nuova luce sulla sua figura così eccezionale da costituire un caso unico nella storia della letteratura occidentale. Concludo con una celebre affermazione del critico E. Thovez, il quale dichiarò che sarebbe stato disposto a dare tutta la letteratura latina per un solo verso di Saffo. Si tratta sicuramente di un’esagerazione, ma serve a darci un’idea di quanto sia grave la perdita che, purtroppo, abbiamo ereditato di gran parte della sua opera.

SPETTRI… Rita Frasca Odorizzi

Photo by Pixabay on Pexels.com

SPETTRI… Rita Frasca Odorizzi

Perché 

se mi addentano le carni

soffoco,

di parole mai dette,

di percorsi non effettuati,

di abbracci non ricevuti,

ma strappati,

come baci 

da un treno in corsa,

per una vita non vita,

raggrinzita 

dalla malinconia,

congelata negli attimi,

cementata 

di sogni mai raccolti,

come in un passaggio 

fra ombre

che si sfiorano; scheletri 

rinchiusi in un armadio,

mummie..

come se il tempo 

non ci sfiorasse.

Io mi insinuo in me..

e mi mordo le mani,

e non mi piace sentire

le ossa che tremano perché

mi congiungono

ai perché..

come quando tu mi hai lasciato

ferita,

sul ciglio di una strada, 

dietro una curva, dentro la bufera..

senza raccogliere 

almeno le mie ossa,

i miei sorrisi spenti, 

i miei silenzi:

il dolore..

Ma io ti cuocio dentro, amore,

come fuoco che arde senza fine,

e so che mi cerchi 

in ogni lapide

che un confine temporale ha ormato,

ornato e suggellato..per l’eternità…

Ritafrascaodorizzi..

NOSTALGIA, di Miriam Maria Santucci

NOSTALGIA

Sono tornata a sedermi sulla siepe
dietro il muro della vecchia fonte.
L’acqua non sgorga più da lungo tempo
e i rovi s’intrecciano e fanno capanna.
Io ci sto sotto rannicchiata a pensare…
L’acqua sgorgava,
quando venivo qui,
e i rovi erano più radi,
e tu c’eri ancora.
Ora non esisti più
ed io sono tornata a sedermi sulla siepe.
Qui, dove annullavo ogni immagine,
sono venuta a cercarti…
Ma i rovi s’intrecciano intorno a me
e graffiano le mie carni,
e l’acqua non sgorga più,
da lungo tempo…

#MiriamMariaSantucci

#oltreiconfinidelcieloedelmare
#leimprontedellavita
#poesiaitaliana
#librettoillustratoebook

https://alessandria.today

Viaggio nella poesia italiana: Attilio Bertolucci

Salerno, ore 12:24

Link al mio blog : https://farfallelibereblog.blogspot.com/

Link a quest’articolo nel mio blog: https://farfallelibereblog.blogspot.com/2022/02/semplicita-e-bellezza-attilio-bertolucci.html

Assenza

Assenza,
più acuta presenza.

Vago pensiero di te
vaghi ricordi
turbano l’ora calma
e il dolce sole.

Dolente il petto
ti porta,
come una pietra
leggera.

Attilio Bertolucci è considerato uno dei più grandi poeti del Novecento italiano. Padre del grande regista Bernardo Bertolucci, nasce  nel 1911 a San Prospero Parmense in una famiglia di media borghesia agraria. Trascorre quindi la sua infanzia in campagna, prima nel podere di Antognano e successivamente in quello di Baccanelli. Comincia a scrivere poesie fin da quando ha sette anni, frequenta le classi ginnasiali al convitto nazionale Maria Luigia di Parma dove avrà la fortuna di avere come istitutore Cesare Zavattini. Incontro da cui cui nascerà una grande amicizia. Compiuti gli studi superiori s’iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Parma dove conseguirà, però, solo due esami. Si trasferisce a Bologna dove decide di iscriversi alla Facoltà di Lettere. Nel 1938 si laurea e si sposa con Ninetta Giovanardi, sua compagna di liceo con cui già da diversi anni ha una storia d’amore.

Sei stata la mia compagna di scuola

Sei stata mia compagna di scuola
ma hai un anno meno di me
abbiamo un bambino che va a scuola mi
sono innamorato di te…

Fingerò d’essere una tua scolara
che s’è innamorata di te
mi sono fatta una frangetta
per cenare fuori con te…

Cerchiamo una locanda piccina
nella città ma non c’è
inventiamola affacciata sul fiume 
che allevò me e te…

Di acqua nel fiume che è nostro
ce n’è e non ce n’è…
Inventerò un nuovo mese
ricco d’acqua per te…

Che si rifletta in me
nei miei occhi
china dalla veranda inverdita
sull’acqua che somiglia la vita
rubandomi e restituendomi a te

Negli anni ’40 insegna italiano e storia dell’arte presso il convitto Maria Luigia e collabora con la Gazzetta di Parma dove si occupa principalmente di cinema e arte. Nel 1951 si trasferisce a Roma dove grazie a Roberto Longhi collabora con la rivista Il Paragone.  Nel frattempo entra nel mondo del cinema, della radio e della televisione. Ottiene la  possibilità di collaborare ad  alcuni programmi Rai e  alla stesura di sceneggiature televisive. Sempre a Roma conosce Carlo Emilio Gadda e Pier Paolo Pasolini coi quali instaura un profondo rapporto di amicizia. Nel 1954 il presidente dell’Eni, Enrico Mattei lo invita a dirigere la rivista aziendale Il Gatto Selvatico, di cui Bertolucci sarà direttore fino al 1965. Negli anni a venire pubblicherà raccolte poetiche e romanzi, ma a causa dei suoi problemi di salute, la sua residenza a Roma si alterna con ritorni nella campagna parmense. Muore a Roma nel 2000.

Nessuno 

Io sono solo
Il fiume è grande e canta
Chi c’è di là?
Pesto gramigne bruciacchiate.

Tutte le ore sono uguali
Per chi cammina
Senza perché
Presso l’acqua che canta.

Non una barca
Solca i flutti grigi
Che come giganti placati
Passano davanti ai miei occhi
Cantando.
Nessuno.

La poetica di Bertolucci è una poetica semplice e complessa. La sua poesia si tuffa nella quotidianità della vita, nei gesti più semplici col fine di coglierne essenza e bellezza. Con un linguaggio molto semplice ci parla della città di Parma, della campagna, dell’amore, dei suoi affetti familiari, della solitudine. E’ un poeta anti novecentista. La sua poesia si ispira ai crepuscolari e a Pascoli, allo stesso tempo si propone come modello alternativo alla poesia ermetica di Ungaretti. Una poesia tendente al discorso narrativo. Un chiaro esempio in tal senso è il suo romanzo in versi La camera da letto, un viaggio autobiografico che passa attraverso paesaggi familiari e affetti. Tra le sue raccolte poetiche più famose ricordiamo Sirio (1929), Fuochi in novembre ( 1934), La capanna indiana (1951) Viaggio d’inverno (1971), La camera da letto Volume I (1984), La camera da letto Volume II (1988). Tra le opere in prosa ricordiamo Aritmie (1991)-

L’angolo della poesia: ” Il senso della vita” di Caterina Alagna

Salerno, ore 11:50

Link al mio blog: https://farfallelibereblog.blogspot.com/

Link a questo post nel mio blog: https://farfallelibereblog.blogspot.com/2021/03/il-senso-della-vita-il-senso-della-vita.html

 Il senso della vita non lo trovi 

 nelle camere laccate  

degli alberghi di lusso

nelle vesti sfarzose,

nei gioielli scintillanti 

di giovani dame danzanti

con gli occhi sempre in cerca 

degli sguardi degli amanti.

Il senso della vita pulsa

nei lugubri sobborghi di periferia,

nelle bettole fatiscenti dove

gli alcolizzati si bevono la vita.

Tra le strade sferrate, 

piene di sassi, 

tra gli schiamazzi dei bambini 

che corrono festanti

con l’acqua nelle scarpe,

i buchi nelle tasche e gli occhi felici.

E’ dove un uomo solo, 

ogni giorno,

affronta il mondo che gli rema contro.

E’ nelle case bestemmiate, 

dove i piatti son vuoti

e le parole sboccate.

E’ nei cuori solitari e pieni di spine,

dove, fulgida, vibra ancora una speranza…

prima o poi cambierà e torneremo a 

sorridere.

Il battello dei sogni, di Marco Galvagni

Photo by Myicahel Tamburini on Pexels.com

La luce dei tuoi occhi è al limite di primavera

dove ogni gesto si tocca, s’interseca

dapprima solo rosso incenso

ora sottobosco dal profumo di pruni,

nuvola immobile nell’azzurro,

violino che suona un armonico concerto di note.

Ti racconterò dei tuoi occhi,

del loro colore corvino,

folgore d’una scintilla d’un alfabeto d’amore.

Davanti all’uomo conquistato

sei cieca esaltazione, regina

ingenua come un fiume nel deserto.

Fra le aurore e il frangiflutti delle notti

vi sono ghirlande da coltivare,

te ne pongo una al collo di panna.

Fra i tuoi occhi e il mare

immagini d’onde di passione,

il nostro nido come quello d’una coppia di rondini.

Il battello dei sogni

veleggia in un lago dorato,

la terra inseminata attende i tulipani.

Sei la superba avventura del maggio odoroso

nei tuoi occhi vi son perle ogni giorno

più incantevoli d’un mazzo di fiori alle campane dell’arcobaleno.

L’ABBANDONO (vernacolo) di Silvia De Angelis

L’ABBANDONO (vernacolo)

Quanno devi da subì ‘n‘abbandono d’amore

cerchi de penzà che è solo ‘n sogno

e che dopo tutta qua fagottata de bene

vissuta core a core

nun è possibile esse lasciati soli

drento ‘na via che nun cià più colori.

L’anima cià ‘no strappo

che te leva quasi er respiro

‘ntorno te gira tutto

e nun riesci a racapezzatte

su quer momento gnobile che stai a vive.

Giri e rigiri senza riuscì a raggionà

ricordanno quell’attimi segreti

cor sentimento genuino

che t’hanno fatto cresce

e diventà ‘na donna vera.

Te pare de vedè quer viso perzo

dapertutto, ma è solo ‘n’illusione menzognera

‘n preda a un male che te logora

e un te fa campà

t’empari a nun volè più bene e

e a rallegratte solo co’ te….

@Silvia De Angelis

L’ABBANDONO (traduzione)

Quando subisci un abbandono d’amore

cerchi di pensare che sia solo un sogno

e che dopo tutto quel mondo di bene

vissuto cuore a cuore

non è possibile essere lasciati soli

dentro una via che non ha più colori.

L’anima subisce uno strappo

che toglie quasi il respiro

intorno ti gira tutto

e non riesci a orientarti

su quel momento ignobile che stai vivendo.

Giri e rigiri senza riuscire a ragionare

ricordando quegli attimi segreti

col sentimento genuino

che ti hanno fatto crescere

e diventare una donna vera.

Ti sembra di vedere quel volto perso

dappertutto ma è solo un’illusione menzognera

in preda a un male che ti logora

e non ti fa vivere

impari a non voler più bene

e a rallegrarti solo con te stessa…

https://ssilviadeangelis5.blogspot.com/

Fluire

Da Frida la loka ( Lombardia)

Tempo che trascorre, feroce e inesorabile; come un fiume nel quale non si può far la risalita.
Sarebbe faticoso; doloroso prendere la strada contro corrente, non si deve.
Tornar indietro non è saggio, probabilmente sarebbe una fermata nel posto sbagliato.
Soltanto ai ricordi amari, che la saggezza della scorrevolezza dell'acqua, porta via...
Scorre; forse perdendosi nell'infinito del mare; chi l'ho sa, oppure si ferma di colpo contro una roccia, destinato a colpire e colpire; una, due volte e ancora fino all'eternità.
Da Frida la loka
Soltanto gocce di tempo dolce riusciranno nel intento, per quello che avanza è già scritto nelle radici di cedri profumati, che nelle sue radici si aggrappano, si aggrovigliano, quei ricordi che non mollano, non vogliono finire nell'oblio...

Tua.

14 settembre, 2022.

http://fridalaloka.com

L’angolo della poesia: ” Il canto del canarino” di Caterina Alagna

Salerno, ore 13:03

Link al mio blog: https://ilmiocantopoetico.altervista.org/

Link a questo articolo nel mio blog: https://ilmiocantopoetico.altervista.org/una-nuova-poesia-il-canto-del-canarino/

Di fiorenti afflati

decori il tuo canto,

fiero germogliare di note

nel vento che attese

smanioso tutto l’inverno

che il posto cedesse

il freddo al tuo canto

di sole.

L’angolo della poesia: ” Scorcio di anima” di Caterina Alagna

Salerno:

Si squarcia una luce di ambra,

tacita trapela un duttile scorcio di anima,

ruvida coltre inasprita dall’acre odore

di un verbo sgualcito, di un dolore

mai guarito, di una cellula che 

inosservata, in taciti soffi, ama.

Si squarcia quella tenera membrana,

perpetuo un assioma si libra nell’aria.

Un valore inviolabile incastonato

su una turgida lastra di diamante,

fragile e umile anima  che

vibrante si staglia  imponente 

simile a una venerabile ara. 

View original post

LO SPECCHIO, di Daniela Patrian

LO SPECCHIO

Dinanzi ad uno specchio:

sorrido se lo guardo sorridendo,

che bel vestito che ho,

i capelli con questo taglio e colore

mi stanno proprio bene,

forse dovrei perdere qualche chilo

,ma in fondo mi piaccio così…..

Lo specchio è anche,l’occhio di un amico

riflette di essere autentica

di essere la persona più somigliante a me stessa

di essere fedele a cio’ che è dentro me..

Mi amo

e così costringo gli altri a farlo.

Daniela Patrian

Disegno: matita,penna colorata ,acquarelli pastelli,su foglio da disegno

BUONGIORNO

La Vela, di Rosalba Di Giacomo

La Vela

Quante scie sul mare, stamani.

Questo povero mare

solcato navigato

da chiglie che fendono

che tagliano, spruzzano,

e schizzano nell’aria

lacrime fatte sol di spuma

che in mille gocce par divida

la sua anima che varia.

Lontano, l’orizzonte

ben sereno appare allo sguardo.

Solitaria una vela

dal vento si lascia portare.

Silenziosa si attarda,

fra bianche trine solca il mare.

Odore di salmastro

nei canapi misti di sale

orza con la sua vela

che nell’aria fila leggera.

Splende, assai voluttuoso,

sopra ogni cosa il sole.

Se mi resterai accanto,

nel mio mare navigheremo

oltre tutti i confini

pur di poterci ancora amare.

Rosalba Di Giacomo

Foto mia

L’angolo della poesia: ” La paura” di Caterina Alagna

Salerno:

Dal mio blog https://farfallelibereblog.blogspot.com/2022/04/la-paura.html

La paura, maestoso fiume in tempesta,

frantuma gli argini 

e pavida la mente resta a contemplare 

soffici ombre di ardesia.

L’anima stanca e sfibrata

goffa riprende il volo

e torbide nubi di cera, nere

come ali di piombo, si accalcano

generando un vortice tenebroso.

I densi pensieri della sera 

s’attorcigliano lungo il percorso 

sbranati dalla paura,

mentre tenui raggi di luce

nell’ombra passano ignorati.

Viaggio nella poesia italiana: Clemente Rebora

Dal mio blog https://ilmiocantopoetico.altervista.org/poeti-meno-noti-clemente-rebora/

Pur essendo un gigante della letteratura italiana del primo Novecento, Clemente Rebora rientra tra i poeti italiani meno noti ai più. Difficilmente troverete una sua poesia nelle antologie scolastiche. La sua poesia è molto influenzata dalla sua esperienza bellica avvenuta durante la prima guerra mondiale. Esperienza da cui ne uscì profondamente segnato a causa degli orrori che vide in prima persona e che visse sulla sua stessa pelle. Sopravvisse, infatti, a una ferita alla tempia causatagli dallo scoppio di una granata. Questo episodio lo colpì intensamente provocando in lui una profonda crisi psicologica. Si disse che soffriva di nevrosi da trauma. Riuscì a superare questa crisi solo grazie alla fede e alla conversione al cattolicesimo. All’età di 45 anni ricevette la cresima e qualche mese dopo decise di diventare sacerdote.

La poesia di Rebora che ha come tema la guerra è particolarmente cruda, non priva di episodi macabri tesi a sottolineare le atrocità della guerra. Lo scopo è chiaro: suscitare pietà per la povera umanità trucidata dalla ferocia della guerra.

Viatico

O ferito in fondo alla piccola valle,
avrai chiesto aiuto con molta insistenza
se tre compagni di guerra integri
morire per te che quasi più non eri vivo.
Tra melma e sangue
come un albero abbattuto
e il tuo lamento straziante continuava,
senza pietà per noi rimasti in vita
a contorcerci perché non vedevamo l’ora che finisse,
velocizza la tua morte,
tu solo puoi mettere fine a questa sofferenza,
e ti sia di conforto
nelle tue condizioni di demenza ma ancora cosciente
in questo momento di attesa della morte
l’intorpidimento della sensibilità,
ma ora devi attendere quel momento in silenzio –
grazie, fratello.

In questa poesia Rebora assiste a una scena a dir poco raccapricciante. Tre compagni assistono un commilitone gravemente ferito. Il soldato ridotto a un tronco senza gambe invoca aiuto e i suoi compagni, impotenti di fronte a quella scena e spaventati dalla paura di morire,, lo pregano di affrettare la sua morte. Può sembrare crudele ma il messaggio è chiaro: la guerra è così disumana e orribile che persino la morte messa a confronto si mostra come un’esperienza meno crudele.

Voce di vedetta morta

C’è un corpo in poltiglia
con crespe di faccia, affiorante
sul lezzo dell’aria sbranata.
Frode la terra.
Forsennato non piango:
affar di chi può, e del fango.
Però se ritorni
tu uomo, di guerra
a chi ignora non dire;
non dire la cosa, ove l’uomo
e la vita s’intendono ancora.
Ma afferra la donna
una notte, dopo un gorgo di baci,
se tornare potrai;
sòffiale che nulla del mondo
redimerà ciò ch’è perso
di noi, i putrefatti di qui;
stringile il cuore a strozzarla:
e se t’ama, lo capirai nella vita
più tardi, o giammai.

Anche in questa poesia colpiscono le immagini macabre. Un corpo morto ridotto in poltiglia nella mente del poeta ancora emette un lamento. Il suo pensiero si rivolge a chi una volta sopravvissuto in guerra, tornerà a casa. Gli chiede di non parlare di guerra a coloro che non la conoscono e di non lasciarsi prendere dalla disperazione, di non abbandonarsi, incitandolo soprattutto ad aggrapparsi alla vita, a vivere e ad amare intensamente, ma a non dimenticare coloro che sono morti in guerra ( sia dal punto di vista fisico che morale) a cui nessuno potrà mai più ridare indietro la vita.

Vorrei…

Da:

http://fridalaloka.com

Vorrei avere la consapevolezza, mi faciliterebbe le scelte. Il destino ha voluto che andassi in questo modo; complicato, oscuro, sofferente, involuto.

Vorrei poter essere ciambella coperta di cioccolato fondente inzzupata in una tazza di latte tiepido del mattino quando parte della mia materia, innumidita
si sminuzza in infinite nanoparticelle, galleggio…alcune di esse affondano.

Libreria WordPress

Vorrei essere più leggera, come  piuma persa d’un elegante e delicato balestruccio; anzi, no! Essenza, solo essenza, fluttuare senza tanti, troppi pensieri e lasciarmi portare là,  dove la brezza mi porti accarezzando il mio fragile corpo; l a questo punto la destinazione non ha importanza.

Vorrei diventare melodia, trasformarmi in nota ed emanare poesia in musica ed avvolgere l’universo…

Vorrei non fosse onirico, a occhi aperti, vorrei non accorgermene che forse è una utopia.

Tua.
6 agosto,  2022.