Ch’altro! – di Frida la loka

Lombardia

Sono in sofferenza 

La carne mi tradisce

La testa non pensa

O fin troppo da soffocare

Domanda ricorrente...

Quando! Perché così non

posso, non voglio...

Ah! Cara Frida se tu

fosti qui

Avresti la parola giusta

Per me e ne ho bisogno.
Libreria multimediale W.press

Tua

9 marzo, 2023

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Dispersione

Di Frida la loka (Lombardia)

Oggi c'è, è venuto a trovarmi, io l'ho accolgo con tenero abbraccio, mi scalda, sento il brivido accarezzando il corpo

Sono grata; e mi disperdo, come bimbi ch'accolgono la curiosaggine.

Non so quanto durerà; non ha importanza...

S'è affacciato ed è quello che conta per me.
Tornerà?...
Sicuramente.
L’Abbraccio di Klimt è parte di un trittico composto da tre pannelli che sono dedicati alla serie dell’Albero della vita, realizzato tra il 1905 e il 1909.

Tua.

24 gennaio, 2023

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Ancora

Di Frida la loka (Lombardia)

La volta buona

Non dico basta, perché ancora non finisce
perché pese a tutto, ancora fiore sboccia
germogli d'ogni sono lì pronti.
Perché sempre torniamo sui nostri passi,
su sentieri già battuti mile volte,
avvolti di bruma
che toglie il fiato e ci si sbaglia, ancora.

Non dico basta, perché ancora non è finita
perché malgrado questo grigiore che ci avvolge
e soffoca, resta quel poco di pensiero, se pur onnubilato, per riflettere.

Non dico basta, perché ancora non è finita
si può percepire timidamente
ancora, il cinguettio fremere al mattino.

Non dico basta, perché ancora non è finita
perché c'è da piangere ma anche tanto per cui,
vale la pena ridere a squarciagola.


Non dico basta, perché ancora non è finita
perché ci sono infinite sfide d'intraprendere
perché se non mi ci butto sarà stato
un semplice forse.


Non dico basta, perché ancora non è finita
finché ci sia aria da riempire polmoni,
voce per canticchiare oppure urlare, occhi per vedere tutto, il bello, pure quello che no sopporti.


Ma, nel caso, il tempo si ostinasse con me, sarò io a dire la mia.

E sarà la volta buona per dire, basta.

Tua

23 marzo, 2022.

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Variabili

Da Frida la loka (Lombardia)

La coppa di cristallo si ruppe;
Condizionata dalle variabili alle quali era sposta;

Può essere che sopravviva a tempeste, terremoti; una svista e si rovescia, però non si è rotta, ancora;

neanche un graffio giacché, ben protetta, custodita accuratamente; tenuta lontana dai pericoli...

quando v'è l'affetto ad essa;
Da sola, è un oggetto come qualsiasi altro della sua specie, gracile...

Dilazionare il suo utilizzo più di quanto si possa immaginare talvolta è una inconsueta preziosità ...

Le variabili, già;
Suficiente una lacrima piena di dolore, pessante di tanto contenimento caduta dal cielo per compiere l'atto finale sul orlo del calice per disfarsene.

Tua

14 gennaio, 2023

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La panchina e l’uomo

Di Frida la loka (Lombardia)

Una panchina in legno sporca e consumata dagli anni è sempre lì, in quel pezzo di sentiero, che se non fosse bullonata al pavimento probabilmente sarebbe già scomparsa. 
È stata testimone di tante storie;  seduta questa ragazza sorride ed abbraccia il suo lui, in procinto di leggere un libro.

Una mamma sfinita, si siede, con un passeggino al fianco che; con il piede sinistro fa un movimento avanti, uno indietro per cullare il bimbo, lei a riposo mentre fruga ad occhi chiusi nella borsa.

Dietro la panchina, tante scritte, molte insolite, tante graffiature, altri disegni incomprensibili, non manca il cuore e addirittura il simbolo anarchico che più di un giovane fiero del fatto, avrà portato pure sulla maglietta.

Bambini l'hanno usato come cavalluccio, il gruppetto! dopo la partita di calcio...

Son passati in tanti davanti a quella panchina eppure più di uno non si è mai fermato, troppa fretta.

Ma, c'era un'ora ben precisa, dopo cena, non molto tardi, a quell'ora ormai non c'era quasi più nessuno; un uomo con una discreta gobba e cappello, si avvicinava a passo lento appoggiato con la mano destra sul vecchio bastone, sotto l'abambraccio destro un foglio di giornale arrotolato. Sedeva senza fretta, su quella panca; appoggiava il suo bastone di fianco, prendeva un sigaro della tasca interna della stessa giacca di sempre, lo scrutava e sentiva il suo aroma intenso, come fosse la prima volta.

Finalmente lo accendeva, l'aria si mescolava col fumo, si percepiva che per l'uomo non era un problema il tempo, né le stagioni, perché ogni mercoledì, in primavera, d'estate,oppure col freddo, per l'uomo era lo stesso; tutti i mercoledì al calare del sole, si trovava lì, incorvato,gambe incrociate, bastone s'un fianco e il rotolo di giornale di fianco, sulla panca.

Sembrerebbe un tipo strano, per chi lo vedesse per la prima volta. Aveva l'abitudine di fumare il suo sigaro, leggermente amaro mescolato ad un retrogusto dolce salato, ma, piacevole al palato il capo leggermente chino verso l'alto, guardava vada a sapere cosa, forse nulla... sguardo perso nel'aldilà passava il tempo e lui delibaba il fumo e lo guardava come saliva e si perdeva fra i frondosi cipressi fino a scomparire le figure che si formavano.

Una volta finita la sua costumanza, prendeva il suo bastone e appoggiato,  con la destra, srotolava il foglio di giornale e con tutta la sua tenerezza, mani tremanti e rugose segnate dal tempo lo spostava, lasciando sulla panca, la solita rosa rossa, bella turgida come nessuna... come lei...

Tua.

17 dicembre, 2022.

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Sguardo assente

Di Frida la loka ( Lombardia)

Me ne accorgo sai? Io ti vedo
Invece tu? Tanti pensieri, insoddisfazioni,
domande senza risposte, tanta malinconia, solitudine immersa fra tanti, ma quanti veri?

Non ti manca niente per essere felice, invece...
Sempre quello sguardo;
Perso nel nulla, nell'infinito che nessuno ha mai raggiunto nemmeno tu ne riuscirai.

Una camuffata indifferenza evoca, suplica, implora affetto, tenerezza, serenità che mai usciranno dalle tue labbra, perché non è nel tuo; chiedere... amore.
Di Frida la loka

Tua.

6 dicembre, 2022.

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Il lago

Di Frida la loka ( Lombardia)

Le sponde aride d'state, umide bagnate di nebbia d'autunno.

Non c'è vento, non c'è brezza, solo il rorido che hai lasciato nella bruma che emana il lago.

Salato, sull'acqua dolce, accogliente...

Seduta sulla roccia scomoda bagnata, muttilo l'erba giallastra che mi circonda,

mentre aggrappo qualche pietrisco gioccarellando fra le dita...

Butto uno dopo l'altro , unico rumore che torna; cerqui, tanti che accrescono la figura.

Lo sguardo svanisce là dall'altra parte del riflesso dei tronchi alti e snelli di pini secolari.

Ondeggianti ballerini nell'acqua mutta.
Libreria multimediale

Tua.

26 ottobre,  2022.

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Scomoda verità, forse per altri.

Frida la loka ( Lombardia)

A te Frida.

Non molto tempo fa, la mia persona ha ricevuto una, potremo denominarla, segnalazione?, già; la chiamo così perché è quasi come un atto di denuncia, un ammonimento , da far notare che hai qualcosa in te che non va.

Essa, dopo essere stata raggirata mile volte con parole a vuoto, senza arrivare al dunque, semplicemente dire quello che ” secondo questa persona” ha riferitomi, mi ha fatto scoppiare dal ridere.

– ” HAI BISOGNO DI UNO PSICOLOGO “…

Silenzio… nel mentre facevamo una passeggiata, continuiamo a camminare muti. Mentre pensavo e riflettevo. Dopo un paio di metri, che non è che posso fare una gara di corsa; mi fermo ed inizio a raccontare minuziosamente, ogni singola avventura o disgrazia che ho dovuto subbire da quando questa nuova ” me “, ha deciso di cercare di andare avanti, lasciando dietro delle ombre nere come la pece che non andranno mai più via e mi perseguitano, là dove vada.

E pure mi potrà un giorno semmai se l’ha sente, ringraziare, perché ho tagliato parecchio di ogni singolo episodio, come ad esempio, stare per venti e passa giorni in coma e non precisamente indotto. Nel senso che oggi avrei potuto interagire, ma non certamente molto earthly.

Evidentemente è un percorso chirurgicamente ( questo aggettivo si adicce proprio al caso) complesso, che non è finito e non finira mai, finché magari la scienza si evolva e trovi una cura, sè redditizio per altri, meglio, caso contrario sarò alla frutta.

Ovviamente non potrà mai capire, che, altro che psicologo! Ho bisogno d’un team di professionisti, i migliori nel campo, che lavorino in squadra, cosa veramente utopica… un team!

Chi non è pronto oppure letteralmente non interessato ad ascoltare non potrà mai capire perché, sí, ho bisogno d’uno psicologo, con cui sfogare la mia ira o profonda tristezza, uno psichiatra bravo! A darmi i farmaci giusti, un neurochirurgo, che abbia mani d’un Canova, d’un Michelangelo! Uno che stia dietro a minimizzare i dolori quando sono insopportabili, un medico di base che quando prendo appuntamento da lui, lo trovi con buona pace di dio, sveglio!

Insomma, credetemi, finché non siete da questa parte della trincea, non saprete mai cosa significa vivere una vita a metà, la testa percorre cento in cinque minuti, il mio corpo martoriato l’ho fa in venti. Nemmeno io l’ho pensavo fino a tempo fa.

Quando tocco questo argomento a me tanto doloroso, inesorabilmente viene al mio pensiero quei furbetti dell’ INPS, che per prendere una pensione perché disabile, mal messa per lavorare, ma non lo suficiente per prendere la pensione e accompagnamento. Per loro anche in questo claustro siamo dei semplici numeri, che facendo la media, per una percentuale, non mi danno il centone.

E allora son altri tipi di dolori quando inizia il momento di prenotare specialisti privatamente.

PS: non sono il tipo di ” poverina” , ecc. Magari quest’è il karma che devo vivere per saldare conti passati in un’altra vita, chi lo sa…

Tua.

24 ottobre, 2022

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Cesareo

Frida la loka ( Lombardia)

Cielo azzurro infinito,  qualche batuffolo bianco sparso.
Aria fresca, sole timido, tutto inerte, quiete, silenzio, tempi d'attesa; attesa di cosa, attesa d'una fine o d'un nuovo inizio...

Cielo azzurro infinito; ti traffiggono con missili; vedo un velivolo solcare il tuo blu forzando l'evento, facendo un'incizione che sputa di rosso; fessura che fa male, tempo per riparare la ferita, ci vorrà...

L'utero della terra piange, ambivalenza emotiva, voglia d'un futuro promettente, qualcosa di bello, sorridere.
Poi la vita emerge, ancora una volta, hai presso il sopravvento e hai vinto...
Fonte: ritardatapartenza.it

Tua.

13 ottobre, 2022

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La brocca

Da Frida la loka ( Lombardia)

L'autunno, una volta lo guardavo in ogni sua mossa; lenta e parsimoniosa, pregustavo quell'accenno d'aria fredda che accarezzava la pelle, i profumi erano delicati, direi quasi fragili, come lui.

Era un'attesa desiderata; stimolante, allora i suoi colori diventavano luminosi brillanti e io mi accendevo, brillavo anch'io. L'attesa ne valeva la pena.

Il mio essere dipendeva dai sui sussurri, le sue mosse... atteggiandomi accomodantemente nei suoi confronti.

I fiori appassiti in una brocca in vetro verde; si intravede l'acqua sporca oramai, ammuffita, saranno giorni che sono lì, ad aspettare...
Da libreria multimediale.

Tua.

11 ottobre, 2022.

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Nimbus… da Frida la loka

Nimbus si preparano da tempo, radunandosi e preparandosi ad uno sciopero o rivolta, non saprei di preciso; che non può ni deve andare ad oltranza, si devono far vedere, si devono far sentire. Sonno pronte, cariche, gonfie di rabbia contenuta fin da tropo tempo. Era questione di tempo e si farebbero vive.

Non sono sole; un frastuono gli accompagna da dietro, come il “cacerolazo” che si fece sentire ovunque, da nord a sud, da est ad ovest, in un’ Argentina martoriata, violentata, saccheggiata impunemente; dove ogni utensile di cucina diventò strumento di protesta; mestolo di legno contro una pentola, due coperchi a modo di piatti in lata da scagliasi uno contro l’altro e far suonare il più forte possibile, d’un balcone, d’una casa, una, mile!!!

Ed il caos arriva, prima o poi, l’ultima goccia contenuta nelle buffe bolle di forma indefinita e d’un denso bianco, da il via, soltanto l’ultima goccia. Sembrerebbe inocua, ma non è da sola… sono tante, disperse dappertutto; questione di tempo e saranno finalmente tutte insieme e proclameranno ad alta voce, quello non dicono da tanto tempo.

Aspettiamo con ansia, questo momento di ribellione,  che bagnino le anime impure e avare; che trascini feroce la cattiveria umana; che lavi i peccati commessi di coloro che in nome di ” lesa umanità ” perpetra dietro le quinte spilorcie e  menefreghiste idee. Que non sono degni dell’acqua benedetta; acontententatevi con questa, ch’è già un gran dono.

Tua.
30 agosto, 2022.

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Non è nostro

A mio figlio.

Riflezione di domenica

Quando una persona nasce, non è in grado di capire tante cose, riusciamo soltanto a campare grazie a genitori o chi si prende cura di noi nel percorso di crescita. Col tempo iniziamo a comprendere ed imparare o quasi, perché siamo qui. All’inizio milioni di anni fa, era per il solo fatto di sopravvivere e procreare.

Ci siamo addatati all’ambiente e gli esseri viventi hanno raccolto dalla terra e mare tutto quello ch’era a disposizione ed  usufruimmo di quello.

Oggi, le cose son cambiate e tanto, a tal punto che esso è mutato.

Tutto è cambiato e dobbiamo fare il mea colpa, ma non basta, perché in tanti vanno avanti col pensiero che quel’che ci circonda è nostro.

Purtroppo vi do la notiziona! NON è NOSTRO, no signori miei, cari lettori, tutti SIAMO responsabili del tetto che ci protegge e della terra che ci da il nutrimento. Inutile elencare chi sono i maggiori responsabili, ognuno sa in che grado fa bene o male. Mi dispiace dover scrivere su questo argomento, potendo scegliere diversamente,  ma non possiamo girarci dall’altra parte.

Abbiamo un compromesso con quelle generazioni future, quelle che oggi fanno le marce per sollevare l’attenzione, le stesse che in primis hanno capito che qualcosa non sta funzionando e dobbiamo agire. E la gente d’una certa età o “matura ” parolone, deve assolutamente dare l’esempio!

Piccoli gesti, quotidianamente e non mollare.

Da Frida

Quando racconto a  mio figlio, la nostra infanzia, al contempo mi vergogno, perché loro molto probabilmente non godranno di tutto quello noi, talvolta anche svagliando per ignoranza o semplicemente menefreghismo, avevamo e loro, i nostri figli, nipoti e così via non troveranno più facilmente, alla portata di mano. Inizia ad essere una situazione FRAGILE, la nostra TERRA è in terapia intensiva e non sappiamo quando e se si riprenderà…

Vi lascio una delle tante poesie scritte in onore a chi ci ospita.

Di Franco Arminio

Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, gente che sa fare il pane,
che ama gli alberi e riconosce il vento.
Più che l’anno della crescita,
ci vorrebbe l’anno dell’attenzione.
Attenzione a chi cade, al sole che nasce
e che muore, ai ragazzi che crescono,
attenzione anche a un semplice lampione,
a un muro scrostato.
Oggi essere rivoluzionari significa togliere
più che aggiungere, rallentare più che accelerare,
significa dare valore al silenzio, al buio, alla luce,
alla fragilità, alla dolcezza

FORSE, È MOMENTO DI TORNARE ALL’ORIGINE…

PICCOLI GESTI TUTTI I      GIORNI. E COSA FONDAMENTALE DARE L’ESEMPIO.

Tua.

24 luglio, 2022