“TRA SACRO E PROFANO”.  Si inaugura l’esposizione delle tele di Giovanni Battista Carlone (XVII sec.) 

Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava 

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“TRA SACRO E PROFANO”

 Si inaugura l’esposizione delle tele di Giovanni Battista Carlone (XVII sec.) 

Giovedì 15 dicembre alle Sale d’Arte di Via Machiavelli 13 ad Alessandria, alle ore 18 avrà luogo l’inaugurazione dell’esposizione della seconda tranche di restauro delle tele sovrapporte che fanno parte dell’apparato decorativo di Palazzo Cuttica, sede del Museo Civico. 

Sono le ultime 7 sovrapporte su tela a soggetto biblico e mitologico, attribuite al pittore Giovanni Battista Carlone (XVII secolo), insieme a due tele con decorazioni fitomorfe di autore anonimo, che vanno ad aggiungersi alle altre 5 sovrapporte, anch’esse recentemente sottoposte a restauro e già esposte alle Sale d’Arte, del pittore Giovanni Michele Graneri (Torino 1708-1762), raffiguranti scene di genere. 

Sarà quindi un’importante ed inconsueta occasione per il pubblico di ammirare nei dettagli il ciclo completo di questi splendidi e preziosi dipinti, apprezzando da vicino l’importante intervento che ha consentito di recuperare e restituire le opere al loro antico splendore .

L’esposizione è curata dall’Azienda CulturAle Costrurie Insieme 

L’inaugurazione dell’esposizione sarà preceduta alle ore 17, nell’adiacente sede della Biblioteca Civica “Francesca Calvo”, da un incontro di presentazione del pregevole lavoro di recupero e restauro delle opere intitolate:  Apollo sul carro del sole, Diana sul carro della luna, L’aurora, La guarigione di Tobia, Il giudizio di Salomone, Rachele nasconde gli idoli domestici a Labano, David e Abigail. 

All’incontro organizzato dal Comune di Alessandria in collaborazione l’Azienda Speciale CulturAle  Costruire Insieme e la ‘Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio’ per le Provincie di Alessandria, Asti e Cuneo saranno presenti la dottoressa Liliana Rey Varela, funzionario restauratore della ‘Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio’ per le Province di Alessandria, Asti e Cuneo, e la dottoressa Anna Rosa Nicola, direttore tecnico della ditta ‘Nicola Restauri’ che ha curato lo straordinario recupero di tutto il ciclo di tele sovrapporte, 14 in totale. 

Il progetto di restauro delle tele, avviato nel 2022, rientra un più ampio programma dell’Amministrazione Cittadina di valorizzazione del piano nobile del settecentesco “Palazzo Cuttica”, antica dimora nobiliare da tempo di proprietà civica, oggi sede del museo cittadino. Situato nel centro storico, il palazzo presenta un apparato decorativo di notevole valore storico-artistico (decorazioni in stucco, vetrate artistiche  , arredi lignei finemente intagliati, decorazioni scolpite e del XVIII secolo) 

In particolare, alcune sale del Palazzo sono arricchite dalla presenza delle preziose tele sovrapporta, oggetto appunto dell’esposizione che si inaugura il 15 dicembre, attribuite rispettivamente a Giovanni Battista Carlone (XVII secolo) e a Giovanni Michele Graneri e suoi collaboratori (del XVIII secolo), di elevato valore storico-artistico. 

Le condizioni conservative dei dipinti risultavano assai diversificate, in particolar modo in alcuni casi molto gravi. Alcune tele esibivano notevoli problemi di carattere strutturale e di lettura, con stuccature incongrue e rifacimenti ormai fortemente alterati. 

Grazie alla sinergia fra il Comune, la  Soprintendenza e la Ditta Nicola Restauri – già nota per aver restituito all’originario splendore altri capolavori del patrimonio storico della Città di Alessandria – si è conclusa una parte di questo ampio progetto di valorizzazione della dimora dei Cuttica, che trova la perfetta sintesi  nell’esposizione alle  Sale d’Arte di Via Machiavelli, aperta al pubblico fino a marzo 2023.  

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NOTE SUL RESTAURO

Le sette tele adattate a sovrapporte, quattro a soggetto biblico e tre a soggetto mitologico più piccole, vengono da  due serie diverse e anche in questo caso, cosi come quelle del Graneri, sono state adattate di misura alle mostre di porta del palazzo in un primo  intervento antico, probabilmente ottocentesco.

In una fase successiva del Novecento, i dipinti in cattive condizioni conservative, sono stati applicati su fogli di compensato con colla forte di origine animale. Tale intervento sembrerebbe essere stato eseguito su tutte le tele contemporaneamente, tuttavia la concentrazione della colla era molto più forte sui quattro dipinti con scene bibliche rispetto agli altri tre, tanto che su questi, per poter liberare la tela dal compensato,si è reso necessario intervenire dal retro delaminando progressivamente il supporto prima con frese, quindi con sgorbie e infine con bisturi.  

Per togliere i dipinti dalle mostre di porta, le tele erano state incise lungo il perimetro senza schiodarle dal telaio. Così facendo le parti di tela dipinte che risvoltavano sul retro erano state lasciate inchiodate al telaio.  Nel corso dell’attuale restauro si è constatato che la tela raffigurante Il Giudizio di Salomone  era stata scambiata di posizione all’ interno della chiambrana con quella raffigurante La guarigione di Tobia . Le parti di tela dipinta risvoltate sul retro infatti, che sono state recuperate, erano invertite.

Due frammenti di tela dipinta risvoltati sui telai  degli altri due dipinti a soggetto biblico non sono pertinenti a nessuna delle sovrapporte in questione, potrebbero appartenere alle altre due sovrapporte non oggetto dell’attuale restauro Il passaggio del Mar Rosso e La caduta della Manna, già restaurate nel 2004.

Al di sotto del compensato, sul retro del dipinto raffigurante l’Aurora  sono state ritrovate grosse toppe di tela tenacemente incollate con colla da falegname che chiudevano ampie lacerazioni riferibili ad un restauro certamente precedente all’ultimo che ha applicato il compensato,  forse  coevo o successivo all’adattamento di misura ottocentesco. 

Le condizioni conservative dei dipinti  all’arrivo in laboratorio erano pessime: la pellicola cromatica era solcata da  una profonda crettatura a margini sollevati  con vistose deformazioni a scodella; erano presenti  ampie mancanze non solo di colore,  ma anche di tela,  con perdite importanti che interessavano anche le figure. Uno spesso deposito di sporco inglobato in strati plurimi di riverniciature ingiallite ed ossidate e numerose riprese pittoriche realizzate in modo grossolano e sommario alteravano notevolmente l’aspetto e i toni cromatici originali.

Una volta liberate le tele dal compensato e dalle toppe, il retro è stato accuratamente ripulito da ogni residuo di collante e sostanza estranea. Sono state quindi suturate le numerose lacerazioni e nelle mancanze di tela sono stati inseriti innesti ad intarsio, eseguiti con una tela antica di uguale trama e spessore. Sono state riunite le parti che erano state decurtate che sono state nuovamente risvoltate sul retro del telaio mantenendo le misure dell’adattamento ottocentesco. I vecchi telai, irrecuperabili, sono stati sostituiti con telai nuovi ad espansione micrometrica costruiti su misura.

Con la pulitura, eseguita in modo graduale e progressivo, con miscele di solventi organici e soluzioni detergenti supportati appositamente preparate,  sono state rimosse le vecchie riprese e le riverniciature alterate riscoprendo toni particolarmente vivaci e  recuperando pennellate a spessore, rapide e disinvolte. 

Le numerose cadute sono state poi stuccate a livello  e reintegrate. Le lacune più piccole o localizzate in zone di fondo o sui bordi  sono state chiuse in tono; laddove era possibile comprendere quale potesse essere l’andamento dell’originale la ricostruzione, in tono  è stata evidenziata con un sottile tratteggio; dove invece le lacune erano particolarmente ampie e le informazioni insufficienti per una ricostruzione non arbitraria il tratteggio è stato modulato in toni più neutri.

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NOTE SU GIOVANNI BATTISTA CARLONE (1603-1684) E LE SUE OPERE 

Elenco opere oggetto di restauro:

  • Apollo sul carro del sole 
  • Diana sul carro della luna
  • L’aurora
  • La guarigione di Tobia
  • Il giudizio di Salomone
  • Rachele nasconde gli idoli domestici a Labano
  • David e Abigail(?)

Giovanni Battista Carlone (1603-1684)

Pittore genovese, appartenente alla famiglia di artisti di origine ticinese “dei Carlone”, stabiliti a Genova dalla metà del Cinquecento. La sua formazione a Firenze e Roma non è tanto evidente quanto gli apporti liguri,  che nella sua pittura di grande narratività sono sottolineati dalla forza del colore in cui  è riconoscibile l’influenza di pittori locali come Strozzi, Ansaldo, Assereto, o Giovanni Andrea De Ferrari. Il carattere narrativo, con una forte tendenza al naturalismo, presente nelle sue opere manifesta inoltre l’influenza del Fiasella. Gran parte della sua vasta produzione artistica viene realizzata a Genova; nel suo ambito, possono essere segnalati la cappella del Doge di palazzo Ducale, la chiesa del Gesù o gli affreschi della galleria del palazzo Ayrolo Negrone. 

Nei territori dell’Oltregiogo, in parte anche per i suoi legami personali con Voltaggio – luogo di origine della moglie – troviamo numerosi esempi della sua produzione: nella chiesa del convento dei frati cappuccini di Voltaggio sono presenti le  opere recentemente restaurate di San Francesco di Padova con il Bambino Gesù e San Francesco d’Assisi in estasi; a Parodi Ligure, frazione Cadepiaggio, nella chiesa Parrocchiale di San Remigio è presente  La resurrezione di Lazzaro proveniente dell’antica abbazia di San Remigio, mentre a Gavi (AL) sono di notevole importanza l’affresco raffigurante il Giudizio Universale nell’Oratorio dei Bianchi, e la pala dei Santi Francesco e Gerolamo in adorazione della Santissima Trinità nella Chiesa di San Giacomo. 

Per quanto riguarda la sua produzione per il Ducato di Milano, il Carlone lavora nella chiesa di S. Antonio Abate dei Padri Teatini a Milano, e a Pavia nella cappella di Santa Caterina della Certosa di Pavia. 

A Pontecurone (AL), ora nel Municipio ma provenienti da Palazzo Spinola, sono presenti le due grandi tele raffiguranti Rachele nasconde gli idoli al padre Labano e Coriolano e la famiglia supplice. 

Le fonti riportano anche la notizia della sua esecuzione di tre Storie della vita di San Domenico realizzate ad affresco nel chiostro grande del convento domenicano di Santa Croce di Bosco Marengo (AL), mentre a Piovera esiste un ricco ciclo di affreschi del Carlone nella parrocchiale di San Michele Arcangelo, raffiguranti Scene della vita della Vergine. I dipinti presenti nella città di Alessandria sono opere di cui non abbiamo   indicazioni precise riguardo alla provenienza; in cattedrale è stato collocato il dipinto Giuseppe venduto dai fratelli, donato nel 1848 dal marchese Francesco Guasco di Bisio, mentre che nella sala dell’Appartamento di Parata del piano nobile di palazzo Cuttica troviamo la serie delle nove tele adattate a sovrapporte, di cui sette sono state oggetto dell’attuale intervento di restauro. Sebbene le tele siano evidentemente  state modificate per essere adattate a questi spazi, non esistono notizie sul momento del loro arrivo a palazzo Cuttica né, come anticipavamo prima, dell’eventuale diversa provenienza da altra località. 

Le tele presentano caratteristiche stilistiche e tematiche diverse, essendo ben notevole la differenza fra i due gruppi individuati. Il primo gruppo è costituito di opere di tematica biblico fondate su episodi dell’Antico Testamento – La guarigione di Tobia, Il giudizio di Salomone, Rachele nasconde gli idoli domestici a Labano, David e Abigail (?), Il passaggio del Mar Rosso e La caduta della Manna (queste due ultime non oggetto di restauro) – e si potrebbero datare intorno agli anni cinquanta del Seicento, per le pennellate corpose e sciolte, gli accesi contrasti cromatici su fondi scuri e la teatralità delle scene; esse si caratterizzano per la ricchezza di dettagli, che donano ai dipinti una particolare quotidianità attraverso la rappresentazioni di oggetti di uso comune – come nature morte o animali domestici -accompagnati dal fascino di altri elementi più esotici e lussuosi come corazze, piumaggi, vesti o turbanti.

 Il secondo gruppo di  opere raffigura invece tematiche mitologiche – Il carro di Apollo, Il carro di Diana e la figura allegorica dell’Aurora  – e può considerarsi più tardo, intorno agli anni settanta – ottanta del Seicento, e di provenienza generica dalla bottega del Carlone, per il diverso trattamento del colore e delle forme, e il suo carattere meno narrativo, caratterizzato per scene più limitate per quanto riguarda i personaggi e i dettagli.  

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