Poeti: I PUFFINI DELL’ADRIATICO, di GIOVANNI PASCOLI. Recensione di Elvio Bombonato

Alessandria, pubblicato da Pier Carlo Lava 

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I PUFFINI DELL’ADRIATICO

Tra cielo e mare (un rigo di carmino

recide intorno l’acque marezzate)

parlano. È un’alba cerula d’estate:

non una randa in tutto quel turchino.

Pur voci reca il soffio del garbino

con ozïose e tremule risate.

Sono i puffini: su le mute ondate

pende quel chiacchiericcio mattutino.

Sembra un vociare, per la calma, fioco

di marinai, ch’ad ora ad ora giunga

tra ’l fievole sciacquìo della risacca;

quando, stagliate dentro l’oro e il fuoco,

le paranzelle in una riga lunga

dondolano sul mar liscio di lacca.

GIOVANNI PASCOLI, Myricae 1892

Sonetto a rime incrociate e ripetute ABBA ABBA CDE CDE.

I puffini sono uccelli marini, dell’ordine dei palmipedi. In questo sonetto pare si chiamino, si salutino, ridano e gioiscano insieme (Lavezzi). Un quadretto impressionistico, disegnato con tratto preciso e raffinato, che alterna sensazioni visive e uditive in rapida successione. Il soggetto del quadretto, i puffini, compare solo al v. 7. Parafrasi. ‘un rigo di carmino’: una riga di rosso vivo; ‘recide’: taglia; ‘marezzate’: mosse da increspature con riverberi; ‘cerula’: azzurro chiaro; ‘randa’: vela trapezoidale; ‘Pur’: eppure; ‘garbino’: libeccio; ‘oziose’: la dieresi allunga il verso; ‘chiacchiericcio’: sostantivo onomatopeico; ‘ad ora ad ora’: a intervalli; ‘risacca’: le onde a riva; ‘stagliate’: visibili come se fossero ritagliate; ‘l’oro e il fuoco’: i colori dell’alba e del tramonto; ‘paranzelle’: barche da pesca piccole e veloci; ‘dondolano’: verbo onomatopeico; ‘mar liscio di lacca’: immobile e lucido.

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