Dimensioni vaste d’attimi, di Rita Stanzione

È così la sera, simile a un drappo
che si apre con l’acerbità di un cenno.
La mano rovista, mette a nudo
separa l’inutilità dal vero dell’affanno.
L’indomani, andando per le strade,
tenersi alla scia: farne un luogo di culto
da non disperdere, non rimescolare.
E tanti domani, troppi da accalcare
sul raggio mite che si prolunga nella fuga.
Tanti, voglio sommarli
su una fune che si svolge
a legare gli attimi, quando riposano
sul greto del respiro.
Il sonno che ci assorbe
permeato da una luce immobile
e la voce ancora che apparecchia sillabe
per mandarle a vivere
in tre (o infinite) dimensioni.

immagine dal web

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