Una protesta di piazza infiamma l’Iran: il popolo chiede un cambiamento e resiste alle repressioni ma si acutizza anche lo scontro con l’occidente.Gabriella Paci  

Non si ferma la protesta dei giovani che sorta da oltre due mesi dopo l’uccisione di Mahsa Amini,la ragazza che non indossava correttamente il velo imposto alle donne a coprire i capelli, anzi si allarga a vaste zone dell’Iran, Un’onda d’indignazione popolare,capeggiata dalle donne  che continua a crescere in ogni angolo (geografico e sociale) dell’Iran e che sta facendo tremare fin dalle fondamenta la Repubblica islamica, con il regime degli ayatollah mai così in difficoltà dalla presa del potere. Un governo che non ascolta, non concede  ma reprime con la violenza ogni dissenso a quanti osano sfidare le regole imposte dalla teocrazia sciita. Secondo l’ agenzia per i diritti umani  (Human Rights Activists News Agency)i dimostranti di cui si è finora accertata la morte violenta sono 336 ma nelle carceri iraniane il numero resta sconosciuto. Tra i primi ,anche ragazzi adolescenti,come la ragazzina  di 14 anni uccisa a bastonate dalla polizia  per aver staccato dal muro la foto di Ali Khamenei

A morte i “nemici di Dio”

Ora si muove anche la magistratura, segno che la protesta, e il pericolo che ne consegue, è cresciuta d’intensità, come se fosse diventata più matura, più consapevole. E’ del 6 novembre scorso la richiesta di condanna a morte per un imputato accusato di corruzione sulla terra, ovvero essere nemico di Dio per aver appiccato il fuoco ad un edificio governativo. Una pena esemplare servirà che non ci sarà clemenza alcuna per chi minerà l’onore e la sicurezza del popolo e dei suoi governanti.

Ciò che preoccupa è anche sapere che si è acutizzato l’odio verso l’America, accusata di fomentare la rivolta e,in generale,verso tutto il mondo occidentale che condanna un governo autoritario che massacra i dissidenti in nome di Dio,

Va infatti sottolineato che per il mondo islamico non c’è separazione tra legge civile e religiosa come avviene invece in gran parte nell’occidente,dove solo alcuni “peccati “ sono considerati “reati”

L’Ue condanna il regime iraniano

Anche la richiesta di condanna a morte ha infatti riacceso il fuoco delle polemiche internazionali. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz si è detto disgustato s dal comportamento  del regime dei mullah verso i manifestanti .

Il presidente francese Emmanuel Macron l’11 novembre ha ricevuto all’Eliseo un gruppo di manifestanti donne iraniane,rivolgendo loro incoraggiamenti ed elogi per il loro coraggio.I rapporti tra Francia e Iran erano del resto già tesi per il colloquio ora fermo.sul nucleare

 Lunedì scorso l’Unione Europea ha approvato un nuovo pacchetto di sanzioni contro l’Iran. «L’UE condanna fermamente l’inaccettabile repressione violenta dei manifestanti», ha detto Josep Borrell, alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza. «Siamo dalla parte del popolo iraniano e sosteniamo il suo diritto di protestare pacificamente e di esprimere liberamente le proprie richieste e opinioni. Oggi stiamo imponendo ulteriori sanzioni ai responsabili della repressione dei manifestanti iraniani. Le sanzioni, confermate anche dalla Gran Bretagna,  prevedono il congelamento dei beni all’estero e il divieto di viaggio per 29 persone tra le quali il ministro dell’interno iraniano e capo della polizia iraniana, Ahmad Vahidi) e di tre “entità”, compresa l’emittente statale Press TV, che secondo il Consiglio dell’Unione Europea  è responsabile delle confessioni forzate dei detenuti.

L’Iran ha respinto definendoli inaccettabili,interventisti e illegali tali provvedimenti appellandosi alla sua sovranità .

Tuttavia un rovesciamento del regime non viene visto come possibile nell’immediato e,forse,neppure auspicabile perché un vuoto improvviso di potere potrebbe scatenare altre lotte intestine, anche se oramai gran parte della popolazione risulta decisamente insoddisfatta della forma di governo in atto..

  Novembre di sangue

La repressione, come la protesta, non è nuova. Nel 2019,una simile ondata di protesta, nata per l’aumento eccessivo dei carburanti ,aveva fatto si che l’ayatollah Ali Khamenei, tuttora in carica, avesse ordinato una repressione in qualunque modo e mezzo e ciò aveva causato una sparatoria da parte delle polizia sui manifestanti e la morte di almeno 1.500 di essi.  Purtroppo nulla lascia pensare che, oggi, il livello di comprensione e di tolleranza possa essere mutato ma è mutato il motivo e i ceti sociali coinvolti.

Oggi persone di diverse estrazioni sociali come  donne madri di famiglia ,impiegati  studenti insegnanti,negozianti,artisti,atleti  protestano per motivi economici ma anche per la libertà di ballare, cantare, vestire come credono ed esprimere liberamente i sentimenti.

Anche volti celebri dello spettacolo sono stati imprigionati e impediti nello svolgimento della loro attività perché coinvolti nelle  proteste. Addirittura è stata istituita una task force  di 10 membri per identificare e tenere sotto controllo gli artisti o gli atleti “ribelli”

Ma i manifestanti resistono a dispetto delle centinaia di vittime e di migliaia di arresti mentre i governo non cede e,anzi il comandante delle forze di terra dell’esercito incita Ali Khamenei ad essere ancora più duro ,sparando a raffica sulla folla Ma si tratta non di nemici ma di ragazzi e ragazze “ribelli”

Ci chiediamo se questo nuovo episodio di ribellione cambierà davvero qualcosa nel chiuso mondo iraniano e se la gente potrà finalmente godere di una maggiore libertà  o se servirà solo a riaccendere la divisione tra mondo arabo e quello occidentale,colpevole di essere un esempio demoniaco e corrotto, lasciando nell’immobilità  il paese

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