La poetessa e scrittrice Grazia Fresu è una nuova autrice di Alessandria today

La poetessa e scrittrice Grazia Fresu è una nuova autrice di Alessandria today

di Pier Carlo Lava

Alessandria today: Sono particolarmente lieto di informare la poetessa e scrittrice Grazia Fresu è una nuova autrice della redazione di Alessandria today, alcuni suoi post sono già stati online, ora presentiamo la sua biografia e un intervista a cura di Barbara Gabriella Renzi: A grazia do a nome della regione il benvenuto fra noi e nell’attesa d leggere altri suoi post gli auguro buon lavoro.

Grazia Fresu note biografiche

 Nata a La Maddalena, Sardegna, dottore in Lettere e Filosofia all’ Università “La Sapienza” di Roma, si è specializzata in Storia del teatro e dello spettacolo. In Italia e in Argentina  ha lavorato per molti anni come docente, drammaturga, regista e attrice, guidando anche laboratori di drammatizzazione e scrittura scenica. Dal 1998 al 2005 ha svolto la sua attività a  Buenos  Aires nel campo dell’educazione e della promozione  culturale.  Dal 2008 insegna Letteratura e Critica letteraria all’Università Nazionale di Cuyo, a Mendoza, Argentina.

I suoi testi critici sono stati presentati in Congressi, Università, Biblioteche e pubblicati in varie riviste e atti di congressi  sia in Italia che in Argentina. 

 Come  poetessa, ha pubblicato quattro sillogi poetiche: “Canto di Sheherazade”, Ed. Il giornale dei poeti, Roma 1996, presentato alla Fiera del libro di Torino del 1997; e “Dal mio cuore al mio tempo” che ha vinto in Italia  nel 2009 il primo premio nazionale “L’Autore”, pubblicato nel 2010 dalla casa editrice Maremmi- Firenze Libri; “Come ti canto, vita?”, Ed. Bastogi, Roma 2013; “L’amore addosso”, Ed. Bastogi, Roma 2017.

Le sue poesia e i suoi racconti sono pubblicati: 100 Poesie d’amore, Ed. Oscar Mondadori; Poesie d’amore, poeti italiani del terzo millennio, Ed. Libreria Croce; La pace in fiamme, Ed.Exosphere ; Voci nell’aria, Ed.Exosphere ; Non uccidete Caino, Ed. Writer ; Veglia, Ed.Independently published ; Il corpo, l’Eros, Ed. Giuliano Landolfi; Molti nomi ha l’esilio, Ed. Kanaga; ed altri.

Suoi testi poetici sono presenti in riviste letterarie argentine come Boca de Sapo, Zeugma, Gramma e in testi per l’apprendimento dell’italiano come seconda lingua. 

Le sue opere teatrali, tra le quali Turandot, Minotauro, Oplà Medioevo, L’Italia s’è desta, ‘O sole mio, piccole storie di emigrazione, Passo a due, Compadritos y Malenas, sono andate in scena, alcune anche con la sua regia, in Italia  e in Argentina.

 Collabora con varie riviste online, tra cui L’Ideale,  con una sua rubrica di cultura e società “Sguardi d’altrove”,  La macchina sognante e il Magazine Cinque colonne nella Terza pagina.

INTERVISTA DI BARBARA GABRIELLA RENZI A GRAZIA FRESU

1.Ti potresti presentare?

In una mia poesia mi definisco come una donna di isole e di città . Perché questi due tipi di territorio non solo ambientale ma anche culturale e sociale hanno fatto di me ciò che sono. Sono una figlia d’isola, La Maddalena, arcipelago nelle Bocche di Bonifacio, cresciuta lì fino all’adolescenza, da lì vengono le immagini della mia scrittura, il Mediterraneo mare di esperienze, miti e oggi anche immagine  di dolore per le tante vite perdute nelle sue acque, lì stanno i colori, i profumi, le rocce, le maree, le barche, i marinai che nella mia poesia si fanno metafore evidenti per raccontare la vita, la mia e di altri, e il mondo. Mio padre era marinaio, un uomo retto, schivo, di una generosità infinita. Mia madre una donna bellissima, dolce e volitiva allo stesso tempo, narratrice di storie magiche che hanno popolato la mia infanzia di personaggi e luoghi indimenticati. Compagna dei miei giochi e della mia crescita è stata mia sorella Anna, anche lei scrittrice e pur nelle nostre diversità, che sono un valore aggiunto alla nostra esperienza di sorellanza, la vita non ci ha mai gettato ai lati opposti della barricata. Ai miei sedici anni la famiglia si è trasferita a Roma dove ho frequentato l’ultimo anno di liceo e poi l’Università laureandomi in Lettere moderne e appassionandomi ben presto al teatro e alla politica, vissuti all’interno di un gruppo chiamato Spazio Zero, all’avanguardia nella ricerca teatrale e nella militanza politica, un’epoca formativa, di studi, esperienze, incontri. Per anni ho insegnato materie letterarie, prima ai confini con l’Abruzzo, ad Arsoli,  e poi a Bagni di Tivoli alle porte di Roma e infine in città. Credo di essere nata per insegnare, lavoro che mi ha gratificato moltissimo e ricompensato di tutte le energie in esso riposte. A Roma ho anche pubblicato il mio primo libro di poesie Il canto di Sheherazade, dedicato interamente alle donne e ai loro talenti. 

Così come l’isola è per me lo spazio del corpo e delle sensazioni, dei sensi allertati dalla bellezza che sempre ti circonda,  Roma, tra teatri, laboratori, biblioteche, lezioni universitarie, conferenze, mostre, letture, incontri con personaggi staordinari e amicizie che durano ancor oggi,  è lo spazio della mente dove le idee si sono formate e consolidate.

2:Dove hai vissuto?

Mi considero una persona con tre patrie: la mia isola patria del corpo, Roma patria della mente e Buenos Aires patria dell’anima. A un certo punto della mia vita quando tutto era già stato guadagnato, lavoro, stima, famiglia, amicizie, ho sentito il bisogno di rimettermi in discussione, così ho fatto il Concorso del Ministero degli Affari Esteri per insegnare all’estero. Ho scelto lo spagnolo come lingua e l’America Latina come destino, un amore di vecchia data da quando negli anni ’70 la mia casa ha ospitato giovani fuggiti dalle dittature argentina e cilena, aggiunto alla passione per la letteratura e la poesia in lingua spagnola. A quindici anni mi regalarono un libro di poesie di Pablo Neruda in spagnolo, lingua che allora non conoscevo e con il testo a fronte. Ci ho passato giornate intere sopra per cercare di carpire il segreto di quei versi così musicali e densi di significati.

 Il mio primo mandato ministeriale durato sette anni si è svolto a Buenos Aires dove a parte l’insegnamento ho curato eventi culturali per il Consolato italiano, organizzato laboratori di scrittura scenica e drammatizzazione e ho portato alcune mie opere in scena al Teatro Coliseo, uno dei più importanti della città. La città mi ha subito affascinato, adagiata come una signora misteriosa e accogliente sulle rive di un fiume che sembra mare, colta, cosmopolita, stimolante. Qui ho vissuto esperienze spirituali nuove per cui la considero la mia patria dell’anima. Il secondo mandato si è svolto a Mendoza dove ancora vivo. Ho insegnato all’Università nazionale di Cuyo varie materie, come fonetica e fonologia, letteratura, critica letteraria ed altre nel corso degli anni. La scelsi perché in questa università aveva insegnato Julio Cortazar, scrittore che amo.  Anche a Mendoza ho continuato la mia attività di drammaturga e regista mettendo in scena varie opere sia in italiano che in spagnolo. Durante questo mio periodo sudamericano ho pubblicato in Italia altre tre raccolte poetiche (Dal mio cuore al mio tempo, che ha vinto il Premio L’Autore della Maremmi-Firenze Libri, pubblicato dalla stessa casa editrice; Come ti canto, vita?, edizioni Bastogi; L’amore addosso, edizioni Bastogi; ho inoltre collaborato e collaboro a antologie e riviste letterarie sia italiane che argentine.

3. Quando hai iniziato a scrivere?

La mia prima poesia la scrissi a 11 anni, versi di una bambina allora timida e introversa che si sentiva diversa dalle sue coetane e  non ne amava molto  la compagnia, niente di ciò che  interessava loro interessava me. Stavo ore chiusa nella mia stanza tra i miei libri e i miei quaderni di note, mia madre doveva obbligarmi a uscire. Quando  lo racconto oggi ai miei amici, sparsi per il mondo e che non mi hanno conosciuto all’epoca,  non possono credere che dietro la donna di oggi socievole e facile ai contatti umani ci sia nascosta ancora quella bambina. Questi primi versi andarono perduti con gli altri del mio primo quaderno di poesie scritte dagli 11 ai 14 anni, scomparso durante il trasloco dall’isola al Continente. Ricordo ancora la sensazione di felicità e di panico che mi prese in quei primi versi, lo sentii subito come un dono e insieme come una grande responsabilità. Da allora non ho mai smesso di scrivere. Più tardi si sono aggiunti racconti, testi teatrali, due romanzi, ma la poesia resta il mio canale previlegiato di espressione. Posso scrivere versi ovunque, nell’anticamera di un dottore, sul tram, in fila alle poste, negli intervalli di tempo all’Università,  su uno scoglio, non c’è luogo che mi sia estraneo quando le parole mi si formano nella mente insieme come ritmo e contenuto. Nella successiva revisione cambio molto poco, a volte nulla, come se tutto il travaglio creativo avvenisse segretamente in me e la poesia uscisse solo quando le parole sono quelle giuste.

4. Quando scrivi?

Scrivo ogni volta che qualcosa, dentro o fuori di me, chiede prepotentemente una voce. Può essere un ricordo, un’emozione, un’immagine, un suono che mi colpisce e diventa irrefrenabile e a volte persino fastidioso se non lo traduco in parole. Amo profondamente e da sempre la lettura e a volte le parole nascono in controcanto alle parole d’altri, un dialogo tra me lettore e lo scrittore o poeta che sto leggendo. Ricordo di aver fatto questo per la prima volta intorno ai diciotto anni. Avevo appena letto Il silenzio del mare di Vercors e mi aveva colpito il suo protagonista, un ufficiale nazista,  uomo di vasta cultura e di modi gentili, che nella Francia occupata si ospitava a casa di una famiglia locale e lì la ragazza che vi viveva portava avanti la sua resistenza senza mai rivolgergli la parola. Presi penna e foglio e scrissi una lettera al personaggio dell’ufficiale che conservo ancora. Credo sia stato un ottimo esercizio di scrittura. In un’altra occasione, per esempio, stavo spiegando in classe la scoperta archeologica della città di Mohenjo-daro, costruita sulle rive del fiume Indo durante l’Età del bronzo  e di colpo ho avuto come una visione della città ancora viva e di un dravida che si muoveva per le sue strade. Chiesi scusa agli studenti, mi sedetti e in dieci minuti scrissi la mia visione in poesia. Poi ripresi a far lezione. A volte ho bisogno di lasciar sedimentare i sentimenti e le idee e a volte no. Ultimamente mi stimolano moltissimo le immagini, quadri o foto che casualmente cadono sotto la mia attenzione e i diversi luoghi che ho visitato e che visito. Mi piace molto scrivere di notte, quando un silenzio assoluto mi circonda e il mondo esterno non mi esige più niente. Quello è il tempo per me dove mi ascolto e mi racconto.

5. Cos’è per te l’amore riferendosi ai tuoi versi?

Per me l’amore ha a che vedere con il modo di affrontare la vita. Se la vita ti interessa, ti appassiona, nonostante le sue difficoltà e le sue pene, l’amore è ciò che ti guida come essere umano a vivere e esprimere questa passione che è fatta di curiosità, interesse, dedizione, piacere, bellezza e allora la vivi e la canti questa vita amando te stessa, gli altri che sono a te vicini, i genitori, i fratelli, gli amici, nel mio caso anche i miei studenti, gli amanti, i mariti, e gli altri lontani in quel luogo di scelte dove hai deciso di collocarti e di impegnarti, per me gli ultimi, gli umiliati, gli offesi, gli sfruttati, chiunque la società schiacci con le sue regole infami, chiunque lotti per la giustizia sociale e la propria dignità e libertà umana, e poi l’amore per le donne ancora faticosamente alla ricerca del posto che compete loro nella società, e l’amore per la natura, le cose, la storia degli uomini. Le mie poesie cantano spessissimo l’amore per un uomo, l’ultimo libro è tutto dedicato a una persona molto importante per me, ma toccano anche il tema dell’amicizia, credo sia la forma d’amore più nobile che esista e per ciò che mi riguarda un amore che non mi ha mai deluso, e toccano temi di impegno civile con una carica di partecipazione e d’amore che gli anni non hanno spento.

6. Spiegare la propria poesia: La gente strana, Il mormorare della vita 

Mi chiedi di chiarirti i versi delle mie poesie La gente strana e Il mormorare della vita. Premetto che non amo spiegare i versi, né miei nè di altri. Non ho mai chiesto ai miei studenti da fare una versione in prosa. Il segreto di una poesia, per me,  sta in una corretta e espressiva lettura dei versi e in un commento di tipo estetico che però non può fare l’autore ma un docente o un critico che esamini quei versi. Posso di queste poesie dirti i concetti che le sottendono ma che non sono la poesia, se non le idee a monte e queste idee non potranno mai dirti quello che la poesia nel suo linguaggio polisemico e per questo naturalmente ambiguo ti dice. Io posso dirti ciò che volevo dire ma mai veramente ciò che ho detto. L’accumularsi delle interpretazioni allarga lo spazio semantico della poesia che assume significato non solo nei concetti ma anche nella sonorità dei suoi versi.

La gente strana di cui parlo nella poesia sono i non conformisti, quelli capaci di gesti incompresi agli altri, quelli che scelgono la strada difficile e la percorrono fino in fondo, che trovano la bellezza ovunque sia, in un tango, in un amore, nella luna, nel volto di un altro,  gente generosa che coltiva utopie, che legge, che studia, che non ha paura del diverso, dello sconosciuto, che rende il mondo un luogo vivo, vibrante di sogni e intenzioni, “gente strana che quando muore/lascia il suo profumo nel mondo”, perché da quel  mondo  ha strappato ogni grigiore.

Il mormorare della vita è quello che senti quando ti plachi e ascolti e cerchi un luogo di pace, allora si assopisce il grido, lo stridore, la dissonanza, tutto diventa armonioso, tutto e tutti parlano un linguaggio comune, misterioso che non ha bisogno né di domande né di risposte, i sensi si saziano di violini, di rose, di mare e gli uomini non sono più assetati cultori della fretta, in cerca di mete irraggiungibili, ma danzano leggeri come spiriti eletti. Se almeno per un momento hai potuto vivere questo, allora hai sentito certamente il mormorare della vita, ossia il pacato sillabare con cui la vita ti insegna il suo senso più profondo.

7. Hai nuovi progetti?

Ho due nuovi progetti ai quali sto lavorando da qualche anno. Uno è un libro in spagnolo, che in seguito vorrei pubblicare anche in Italia, dove attraverso cronache, racconti e poesie ripercorro i miei vent’anni di esperienza argentina. È un canto d’amore e d’omaggio a questa terra che mi ha dato tanto e mi ha costruito un’identità multiple come persona e come scrittrice permettendomi di vedere le cose sotto un doppio angolo, un’identità migrante a cui tengo molto e che mi permette di scrivere nei due idiomi, elaborando un linguaggio “altro” dove l’italiano e lo spagnolo vicendevolmente  e coscientemente si contaminano, mantenendo la dignità delle due lingue e insieme creandone una terza che delle due si nutre. Sappiamo che ogni lingua è anche un mondo di cuture e esperienze e viaggiare tra questi due mondi, come faccio ormai da anni, mi consente una dimensione umana e culturale cui non saprei più rinunciare.

L’altro progetto è una raccolta poetica incentrata soprattutto sulla mia poesia civile. Il mondo in questi ultimi anni ci ha dato purtroppo infinite occasioni per alzare un grido contro “l’inferno” che ci circonda, per dirlo con le parole di Italo Calvino. Il tacere di fronte a tutto questo, l’ignavia di non prendere parte non mi appartiene. Credo che la poesia, oltre che linguaggio, sperimentazione, bellezza, sfida,  espressione dell’io lirico del poeta, debba anche essere la voce che si innalza a difendere  la dignità umana.

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