IL SEGRETO DEI GIAGGIOLI, Leonardo Migliore

IL SEGRETO DEI GIAGGIOLI

Nei campi color lilla

un manto di giaggioli.

Due loro fiori,

scelti con la cura di fedi nuziali gemelle,

sonnecchiavano sulle mie palme giunte.

Con faccia semiseria

fissai la mia amica sdraiata sul prato.

Rigogliosa, mi restituì sguardi svenevoli.

Lanciai una iris pallida su di lei.

Il vento le impresse una curva singolare,

un arcobaleno capovolto

in contrasto con ogni legge di gravità.

La spinse, dentro la gonna svasata,

fra le sue gambe.

Diventò colorita di timidezza,

un sorriso rapido e fiorito le zampillò dal labbro.

Il bel profilo di una sua guancia,

i petali di un papavero acceso nel sereno viola,

mi molse i sensi.

Capii, per la prima volta,

che il mio amore a lungo soffocato

era corrisposto.

Fra fili d’erba

nell’aria leggera e profumata di ricordi

con delizia

la baciai sul collo e del viso assaporai i rossi pomelli.

Negli occhi rifulgevano vampe di gioia,

i corpi, raccolti in una voce tremula,

s’accesero di voluttà.

Ci avvinghiammo stretti stretti,

la sua prua diretta verso la riva delle mie labbra,

lingue tuffate a snudare i cuori,

fasciame calafatato,

liane di sentimenti.

L’altro fiore,

un bocciolo di lapislazzuli,

si schiuse,

fra le superfici di due candide lenzuola,

nella prigione di una cassapanca.

La sua corolla di velluto

emanava

lungo un ponte splendente adornato a festa

un delicato olezzo

che, nel tempo dell’amore,

inebriava il mio cuore.

Serravo gli occhi,

e tu, dolce fragranza,

penetravi,

come per sortilegio,

soffio di piuma,

nei chiostri più profondi della mia anima.

Era buio fitto,

la brace della passione desiderio inestinguibile.

In quelle notti d’incanto

veementi turbini di vento

rilasciarono tutto il loro spirito:

in un gomitolo argenteo svolto,

nello sciabordio delle onde,

era il rinascere del respiro.

Nella luce di rose bianche di un nuovo giorno,

ruscello fra le forre

le bisbigliai all’orecchio che mi ero innamorato di lei.

La brezza della sua mano sulla mia pelle,

nel sole

fra una costellazione danzante di pappi

galleggiava un palloncino gonfiato a elio

il calice di un fiore magico:

sentii tintinnare le campanelle,

una fata ancora custodiva nel suo talamo.

Autore: Leonardo Migliore

_ Iris pallida, dipinto di Gelena Pavlenko.

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