“Odio e amo” l’amore disperato di Catullo

Gaio Valerio Catullo intendeva l’amore come una forza devastante slegata da ogni forma di ragionamento logico e capace di istigare sentimenti come la gelosia e azioni come il tradimento.Il carattere irrazionale dell’amore si concretizza in Catullo come una rinuncia al controllo razionale.
“Odio e amo. Forse mi chiedi come ciò sia possibile.
Non lo so, ma sento che mi accade, ed è una tortura” Questi i versi con cui Catullo esprime l’ambivalenza della passione di cui si sente preda, e vittima di una dilacerazione irreparabile. L’evento cruciale della sua esistenza fu l’incontro, infatti, con una donna di cui si innamorò perdutamente e che cantò con lo pseudonimo di Lesbia. La storia d’amore che ne nacque, con una donna d’una decina d’anni in più, si sviluppa tra entusiasmi e depressioni, litigi e rappacificazioni; una storia esaltante e tormentosa che non è narrata direttamente dal poeta ma emerge dall’espressione dei suoi più intimi sentimenti. In alcuni carmi, l’amore appagato esplode gioiosamente ma, immediatamente dopo, la gioia è offuscata dalla gelosia e dall’amara consapevolezza che la donna amata non contraccambia la sua stessa totale dedizione. Un amore che, fin da subito, si profila proibito: Lesbia, infatti, non è una cortigiana ma una donna d’alto lignaggio sposata con un importante uomo politico. Altro disincanto è nel tentativo di recuperare la “fides”: sebbene il rapporto non sia fondato su un vincolo matrimoniale, Catullo mostra di aver sperato quanto meno su un impegno di affetto e lealtà reciproci ma l’amore del poeta è troppo ardente e Lesbia troppo infedele perché la sofferenza non sfoci in rancore. Le infedeltà ripetute fanno sì che l’affetto e la stima diminuiscano ma, allo stesso tempo, rendano ancor più ardente il desiderio; In Lesbia, insofferente di ogni giogo, che conosceva ogni arte d’amore, che forse non si era fermata nemmeno davanti al delitto se dobbiamo credere al ritratto che ne dà Cicerone , che coltivava le lettere e le arti, che alla bellezza univa la grazia dello spirito, Catullo vide incarnato l’ideale della bellezza femminile,
nelle sue poesie si rispecchiano i momenti inebrianti, le febbrili attese, i rapidi incontri, il desiderio inesausto, le rinunce alla propria dignità, la gelosia che avvelena l’animo, le parole ambigue, i sospetti, le invettive furenti contro i rivali, i vani giuramenti dell’infedele, l’amore caduto come un fiore reciso dall’aratro che passa, il tutto espresso con una sincerità e una immediatezza, che fanno del libro di Catullo un’opera unica e straordinaria nella storia della letteratura latina.

NAPOLI

Carme 85

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Ti odio e ti amo. Ti interrogherai come sia possibile! Non lo so, ma lo sento e mi addoloro.

*Meravigliosi, intensi, profondi versi d’amore. Sembra una contraddizione, se si ama, non si odia, eppure quando l’amore è vero, bruciante può avere questa ambivalenza. In fondo odio e amore sono sentimenti che hanno la stessa forza e l’odio non fa che mascherare, in questo caso una dolorosa gelosia che diventa amara impotenza.

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