Crash – Contatto fisico (2004)

Crash – Contatto fisico (2004)

Raffa Drammatico  11 ottobre 2022 

Un film a mosaico, composto da tante storie diverse che si intersecano, un cast eclettico di attori dalla forte personalità, un approccio coraggioso al tema del razzismo, e una sceneggiatura non a caso premiata con l’Oscar, che contiene molte situazioni di conflitto. Tutti questi punti di forza sicuramente elevano il film al di sopra della media, ma allo stesso tempo fanno sembrare la pellicola un po’ troppo ambiziosa nella sua esecuzione, rendendo il messaggio centrale più debole, invece che più forte. Paul Haggis, autore del soggetto e sceneggiatore, oltre che regista, manda un messaggio ben preciso: tutti siamo in una certa misura razzisti o possiamo essere motivati, ​​in determinate circostanze, ad esprimerci come tali. Il razzismo può avere varie manifestazioni e cause a volte insospettabili, e il film cerca di esplorarle attraverso una serie di personaggi che il destino fa incrociare, o meglio, come suggerisce il titolo, fa scontrare. 

Una coppia bianca e benestante, dopo aver subìto il furto dell’auto ad opera di due ragazzi afroamericani, vive ossessionata dalla paura di essere derubata; un iraniano, proprietario di un negozio che viene rapinato, dà la colpa, ingiustamente, al fabbro ispanico che gli ha aggiustato la serratura; due ladri d’auto, afroamericani, parlano tra loro a ruota libera, mostrando di essere ancora più razzisti dei bianchi; una coppia nera e benestante, a bordo di un auto di lusso, subisce gli abusi di potere di due poliziotti bianchi, che, senza apparente motivo, li scambiano per ladri.

Una girandola di personaggi diversissimi, ognuno con le proprie nevrosi, alle prese con i problemi di tutti i giorni, ognuno preda dei propri pregiudizi dovuti all’ignoranza, al razzismo, all’ostentata misantropia che pare essere una costante della “civiltà” odierna. Il film può essere visto come una parabola, o meglio una storia in cui tutto è al servizio dell’idea centrale da comunicare, e in cui non importa se alcuni sviluppi della trama appaiano irrealistici. 

Forse i personaggi sono un po’ troppi per essere ben presentati, molti finiscono per essere solo abbozzati, ma ognuno è definito dal ruolo che il razzismo gioca nella sua vita. Tuttavia Crash è solo apparentemente un film sul razzismo: in realtà denuncia la quasi totale incapacità di comunicare tra esseri umani, al di là dell’appartenenza etnica, e mostra come questa difficoltà di comunicazione porti inevitabilmente alla violenza e allo scontro fisico. L’odio che si esplica tanto facilmente nel razzismo, è in realtà, secondo Haggis, insofferenza verso l’altro, senza bisogno di particolari motivi. 

Lo dimostra il criminale interpretato dal rapper Ludacris, che critica costantemente i bianchi, ma mostra disapprovazione anche verso gli asiatici e persino verso i suoi stessi “compagni di colore”. In realtà non si tratta di vero odio, quanto piuttosto di spirito di autoconservazione. Soprattutto alla fine del film, quando aiuta un gruppo di profughi asiatici dopo averli definiti degli idioti, i suoi slogan razzisti si rivelano più un’abitudine che un’ideologia. Il sorriso mentre sale in macchina dopo la sua buona azione mostra che lui stesso ne è consapevole. 

La stessa “conversione” avviene nel personaggio dell’agente di polizia interpretato da Matt Dillon: in una delle scene più toccanti del film, il poliziotto rischia la propria vita per estrarre dalle lamiere accartocciate di un auto in fiamme la donna che poche ore prima, in tutt’altra situazione, aveva offeso e umiliato perché “nera”. È come se improvvisamente fosse caduto il muro che li divideva, e impediva a entrambi di vedere l’altro come un essere umano. 

Dunque la redenzione è possibile, o almeno questo sembra volerci dire il film nella sua conclusione. Solo quando riusciamo a comprendere e perdonare l’altro, a metterci davvero nei suoi panni, possiamo farci perdonare e recuperare la nostra dignità di esseri umani, restituendola anche all’altro. Solo quando smettiamo di stare sulla difensiva e di vedere nell’altro una minaccia, possiamo accorgerci di quanto siamo in realtà tutti simili, con le stesse debolezze, le stesse paure e gli stessi problemi. 

Il cast è stato premiato nel suo insieme, e gli attori sono talmente tanti e così bravi che è difficile parlarne singolarmente, anche se una menzione a parte merita sicuramente Matt Dillon, candidato come miglior attore insieme a Terrence Howard e Thandie Newton. Singolari le performance più che convincenti di Sandra Bullock e Brendan Fraser, decisamente lontani dal genere comedy che gli è più affine. Simpaticamente sopra le righe l’interpretazione di Ludacris. L’Academy ha premiato con l’Oscar non solo la sceneggiatura ma anche il montaggio e il film nel suo complesso. Crash è un film difficile, perché ci chiama in causa tutti, nessuno escluso, e ci mette di fronte a una realtà che può non piacerci, ma proprio per questo varrebbe la pena di guardarlo e magari rifletterci un po’ su.

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