Libri: I rondoni, di Fernando Aramburu

recensione di Luana Neri

Fernando Aramburu, I rondoni.

Toni è un uomo colto,ma fallito. Ha 54 anni,insegna senza più alcuna passione filosofia in un liceo , è divorziato da una donna bellissima,perfida e fragile,ha un figlio poco intelligente che vorrebbe fare il bullo,ma viene piuttosto bullizzato, e che è per lui un peso e una fonte di delusioni e problemi. I personaggi di questo straordinario romanzo sono tanti,ma tutti girano attorno a Toni e al suo individualismo di stampo nichilista che lo porta a prendere una decisione: si dà un anno esatto di tempo per raccontare il suo presente inutile e risistemare, almeno nella scrittura,il suo passato. Poi,in una data precisa,il 31 di luglio, quando la città sarà piena dei rondoni che tanto ama e in cui vorrebbe trasformarsi, porrà fine ad un’esistenza inutile e squallida. 710 pagine. Pensavo che avrei chiuso il libro dopo 50,pur conoscendo la straordinaria capacità di Aramburu di trasformare con le sue alchimie descrittive una storia improbabile in una straordinaria epopea cittadina,una sorta di Odissea ambientata a Madrid. Nei 12 mesi che mancano al congedo Toni annota devotamente ogni giorno ,con l’onestà di chi non si aspetta più nulla, ogni avvenimento quotidiano e degno di nota assieme ai ricordi che emergono prepotenti sia dai sogni che dalla memoria. Con la stessa prepotenza entra la vita,con le sue esigenze e le sue sorprese. Seguiamo Toni che con l’adorabile Pepa,cagnetta anziana,ma amorosa e attenta,percorre in lungo e in largo la città e ce la fa scoprire nel cambio delle stagioni.Mi verrebbe da raccontare quello che mi ha tanto attratto durante la lettura,ma basta così. Questo romanzo a mio avviso non può deludere. La trama è impeccabile,la scrittura brillante e camaleontica, le cifre narrative variano da passi esilaranti, a episodi sgradevoli,ma mai volgari,a riflessioni profonde tratte dal patrimonio culturale che Toni quasi cerca di nascondere non credendo più in nulla. Che dire come sintesi o come ” morale” del racconto? Forse solo che la vita ha più fantasia e risorse di noi che la viviamo o crediamo di viverla.

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