Giornata mondiale del caffè 2022

La Giornata internazionale del caffè (International Coffee Day) è la festa che celebra in ogni paese del mondo non solo la bontà di questa nera bevanda, ma tutta la filiera produttiva che permette di fare arrivare il caffè nelle nostre case e nei nostri bar preferiti. La data di nascita di questa festa è abbastanza recente: la prima data ufficiale è stata quella del 1 ottobre 2015, come concordato dall’International Coffee Organization, e fu lanciata a Milano con una serie di eventi dedicati al mondo del caffè durante Expo 2015. Ogni anno la Giornata internazionale del caffè ha un tema diverso. Quello di quest’anno è dedicato ai giovani che in tutto il mondo dedicano la propria vita al caffè.

NAPOLI

Eduardo De Filippo è stato un vero Maestro di drammaturgia, un genio in grado di raccontare Napoli e l’Italia intera attraverso le sue commedie. Quando un pezzo di storia s’incontra con un’altra espressione culturale della città, in questo caso il caffè, la magia è assicurata. La scena più famosa in merito è di certo il monologo del caffè presente nella commedia “Questi Fantasmi!”, capolavoro del 1945.
Il monologo è la perfetta sintesi della cultura napoletana del caffè, del suo valore simbolico, rituale e quotidiano, della gioia e della felicità uniche che da esso derivano. Riportiamo ora il famoso monologo, da leggere e gustare accompagnato da una deliziosa tazzina di caffè.

“…A noialtri napoletani, toglierci questo poco di sfogo fuori al balcone… Io, per esempio, a tutto rinunzierei tranne a questa tazzina di caffè, presa tranquillamente qua, fuori al balcone, dopo quell’oretta di sonno che uno si è fatta dopo mangiato. E me la devo fare io stesso, con mani. Questa è una macchinetta per quattro tazze, ma se ne possono ricavare pure sei, e se le tazze sono piccole pure otto per gli amici… il caffè costa così caro… Mia moglie non mi onora queste cose, non le capisce. glie non mi onora queste cose, non le capisce. È molto più giovane di me, sapete, e la nuova generazione ha perduto queste abitudini che, secondo me, sotto un certo punto di vista sono la poesia della vita; perché, oltre a farvi occupare il tempo, vi danno pure una certa serenità di spirito. Neh, scusate, chi mai potrebbe prepararmi un caffè come me lo preparo io, con lo stesso zelo… con la stessa cura. Capirete che, dovendo servire me stesso, seguo le vere esperienze e non trascuro niente… Sul becco… lo vedete il becco? (Prende la macchinetta in mano e indica il becco della caffettiera) Qua, professore, dove guardate? Questo… Vi piace sempre di scherzare…. No, no… scherzate pure… Sul becco io ci metto questo coppitello di carta… Pare niente, questo coppitello ha la sua funzione… E già, perché il fumo denso del primo caffè che scorre, che poi e il più carico, non si disperde. Come pure, professo’, prima di colare l’acqua, che bisogna farla bollire per tre o quattro minuti, per lo meno, prima di colarla dicevo, nella parte interna della capsula bucherellata, bisogna cospargervi mezzo cucchiaino di polvere appena macinata, piccolo segreto! In modo che, nel momento della colata qua, in pieno bollore, già si aromatizza per conto suo. Professo’ voi pure vi divertite qualche volta, perché, spesso, vi vedo fare al vostro balcone a fare la stessa funzione. E io pure. Anzi, siccome, come vi ho detto, mia moglie non collabora, me lo tosto da me… Pure voi, professo’? E fate bene… Perché, quella, poi, è la cosa più difficile: indovinare il punto giusto di cottura, il colore… A manto di monaco… Color manto di monaco. È una grande soddisfazione ed evito pure di prendermi collera, perché se, per una dannata combinazione, per una mossa sbagliata, sapete… ve scappa ‘a mano o’ piezz’ ‘e coppa, s’aunisce a chello ‘e sotto, se mmesca posa e ccafè… insomma, viene una zoza… siccome l’ho fatto con le mie mani e nun m’ ‘a pozzo piglia’ cu nisciuno, mi convinco che è buono e me lo bevo lo stesso. Professo’, è passato. State servito? Grazie. (Beve) Caspita, chesto è cafè… è ciucculata. Vedete quanto poco ci vuole per rendere felice un uomo: una tazzina presa tranquillamente qui fuori… con un simpatico dirimpettaio…”

*Solo Eduardo poteva descrivere in un modo così poeticamente perfetto la semplice operazione di farsi una tazzina di caffè e per i napoletani è una bevanda sacra, irrinunciabile.

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