E io qui

E io qui

Avevamo attese appese al soffitto
occhi nudi per strada. In bilico
al margine di un materasso
acchiappavamo un’idea che sfuggiva.
Chissà se avrai mai chiesto
alle albe luminose
dove andassero al tramonto
ad inseguirsi
tra i sogni che noi abbiamo perso
sudando gli spicci per fingere una cena
recitando la felicità in prosa ché durasse.
Era una ninnananna cantata sorridendo
con un dito a rassicurare un palmo di latte.
L’arrancare la vita ha stancato le caviglie
nessun dente a masticarne gloria
e serve a poco ora
il volantino delle offerte
per risarcire un destino.
Dimenticare la password
per chiudere col mondo
che disconosce ciò che è andato
tra solchi
e palpebre cadenti che non voglio vedere
come fossi allo specchio
deformante delle giostre
che sa mentire.
Il livido di labbra, scarpe più strette
un altro vestito sgualcito
la macchia coperta col borotalco
notti di zanzare e sudore
e il ticchettio di un rubinetto
a solcare ancora un tunnel
e ad aspettare.
Ci sono carte a cifre infinite
telegiornali che grondano di pene.
Avevamo blaterato promesse assonanti
abusato di rime
distorcendo le parole
seduti, sognanti col polpaccio sotto il culo
utopia dei vent’anni
-ribaltare il mondo come fosse un calzino-
intagliandolo ad angolo
per formare un trapezio di vita.
Dove ci porta la schiuma del mare
se non allo schianto?
I pensieri affollano il cervello
e non mi lasciano stare.
La stessa canzone aggrappata alle pareti
che di fiele rincorre i ricordi. E io qui
forse pazza ad invidiare la morte
e il suo pallore senza lotta.

Ho sonno

@nella

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