SENZA LENTI, di Massimo Occhiuzzo, recensione di Silvia De Angelis

Quanta forza racchiude il nostro sguardo….tutta  quella trasmessagli dal profondo, nell’essenza vitale racchiusa  in un’emozione dell’attimo.

Un  attimo in cui volgiamo la nostra attenzione a scenografie interiori di bene o male, che abbiamo radicati in noi, nel corso del tempo.

Già perché, il bene e il male, rappresentano le scelte fondamentali della nostra mente, a cui rivolgiamo  gli interrogativi basilari sulla condotta da assumere nell’evoluzione delle stagioni. Esse influiscono, col loro scorrere, sulla  consapevolezza, resa più omogenea da un grado di sensibilità più o meno spiccata, e del tutto soggettiva.

Anche l’esperienza ha un notevole potenziale sulla nostra linea di vita e, a volte, è in grado di capovolgere alcuni  atteggiamenti, che riteniamo errati, per un precorso di non positività.

I sogni ci rendono partecipi di una realtà, fuori dimensione corrente, e ci inducono con il loro ritroso significato, a riflessioni non superficiali su cui porre passi di oculata natura.

Quindi il suddetto complesso di circostanze globali fa si che, ognuno di noi si muova con portamenti insiti tra le rughe dell’anima, grande protagonista, assieme al fato, dell’itinerario assegnato a ognuno di noi, in cui bene o male, mettano in scena altalenanti commedie, coinvolgenti più personaggi.

Non a caso, l’autore del libro “Senza lenti” pone in evidenza, nel suo pensiero, l’importanza di ampliare fortemente l’ottica del nostro vedere, onde poter captare l’energia positiva d’ogni respiro del creato,facendone una ragione favorevole d’esistenza.

Il  mondo è costellato di persone, i cui preconcetti ,pongono delle differenze eclatanti sui rilievi d’immaginoso, di conseguenza, l’agire, assume forme comportamentali disuguali.

Molti animi, purtroppo sembra siano dotati di una notevole componente aggressiva, a cui si aggiunga un fluido cinismo, pulsioni  che, assommate tra loro, determinano contegni, gravissimi e dannosi, a discapito di individui del tutto innocenti.

Quindi, Massimo Occhiuzzo, prendendo spunto, in parte, da dolorosi episodi di razzismo e inaudita violenza, accaduti in seno all’ultima guerra, concentra l’attenzione del lettore su una donna senza scrupoli che, prese le redini della situazione, in un campo di concentramento, si comporta da implacabile aguzzina nei confronti di povere malcapitate  e, come se non bastasse, pratica  l’eutanasia a malati terminali ritenendoli ormai, del tutto inutili alla sopravvivenza.

Dunque uno sfondo drammatico, che non può non sconvolgere, la mente di Daniele, personaggio chiave del racconto, che arriva al punto di perdere la vista per non più assistere agli scempi e alla drammaticità del conflitto, resi ancor più eclatanti da indoli in grado di alimentare esasperanti forme di violenza.

I suoi occhi torneranno a percepire la luce, in seguito  al sogno rivelatore d’un trauma di guerra,che aveva inibito il suo vedere.

Il racconto dell’autore, molto ben articolato nelle appropriate descrizioni, vuole mettere in rilievo quanto sia dannosa quella parte di malessere, inaccettabile, che sovrasta l’umanità e che sembra mai placarsi, anzi, nonostante il ripetersi di episodi drammatici, sia in preoccupante aumento e si ripeta, in avanti, in una forma sempre più deteriorata e offensiva, impedendo  alla comunità di vivere in una dimensione d’amore, serenità

e incremento, spinte emotive di grande civiltà  che, sole, permettano  uno sviluppo sano ed evoluto a tutti i popoli del globo.

Lontanissimi, da questa visuale, nonostante l’enorme avanzamento della tecnologia, ci barcameniamo, in un confine illogico, di spietati interessi e insaziabili egoismi, sempre alla ricerca, d’un di più, che possa soddisfare quel senso di disagio, insito  in ogni dentro umano e che conduca, spesso, ad attitudini di grande insofferenza e odio verso il nostro prossimo…

Sensazioni che Occhiuzzo tende a rilevare con notevole insistenza, perchè, portatrici di circostanze ideali  insostenibili e inquiete, nel  regresso, avvenuto in una società ove la disarmonia e il degrado rendano passi di vita davvero disagevoli.

Dunque un’opera che vorrebbe aprire orizzonti di sana concretezza, e ottimismi mentali, estesi a un’iniziativa di largo spessore, per una nuova intesa universale che tenda al benessere dei suoi componenti lontani da qualsiasi antica remora d’efferatezza.

@SILVIA DE ANGELIS

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