Verlaine, il poeta Maledetto.

Paul-Marie Verlaine ( Metz, 30 marzo 1844 – Parigi, 8 gennaio 1896) è stato un poeta francese. Figura del poeta maledetto, Verlaine viene riconosciuto come il maestro dei giovani poeti del suo tempo.  È stato un esponente del Simbolismo francese e del Decadentismo europeo. Poeti come Arthur Rimbaud, Stéphane Mallarmé e, appunto, Verlaine, indagavano l’ignoto scrutando nell’intima essenza delle cose, riuscendo a scoprire realtà nascoste agli uomini comuni. Erano dunque rappresentanti privilegiati dell’umanità che allo stesso tempo, però, non venivano compresi finendo per incarnare la figura dei poeti maledetti. È Rimbaud a parlare del poeta come un vero e proprio veggente capace di vedere oltre la realtà, al fine di comprendere l’abisso dell’ignoto, l’artista doveva infatti perseguire in prima persona lo sregolamento dei sensi, passando attraverso ogni forma d’amore, di eccesso, di sofferenza, di follia. Compì gli studi al liceo Bonaparte di Parigi; impiegatosi al Comune di Parigi, cominciò a frequentare gli ambienti letterari e pubblicò i Poèmes saturniens, dov’è sensibile l’influsso parnassiano, le Fêtes galantes (1869), più libere e fantasiose, e La bonne chanson (1870), raccolta di rime d’amore, rivolte alla fidanzata, Mathilde Manté, che sposò nel 1870, e da cui ebbe un figlio. Ebbe una relazione con A. Rimbaud, col quale fuggì da Parigi e dalla Francia, in completa rottura con la moglie; ma presto cominciarono i dissapori tra i due poeti, e Verlaine., ubriaco, sparò due colpi di rivoltella contro l’amico, riportandone (1873) una condanna, scontata in Belgio, a due anni di prigione durante i quali convertì alla religione. Nonostante una seconda avventura (con un giovane, L. Létinois), proseguì nella sua lirica, venata di pentimenti religiosi, turbata da morbosità decadentistiche, in uno stile che esprime le più segrete e remote vibrazioni dell’anima: Parallèlement (1889), Bonheur (1891), Liturgies intimes (1892). Dopo un periodo di vagabondaggi e di miserie, si stabilì definitivamente a Parigi, godendo solo negli ultimi due anni di un generale riconoscimento come principe dei poeti. Dei suoi scritti in prosa, Les poètes maudits (1884) ebbero una grande eco nella critica militante;

Noi saremo  è una delle poesie più celebri del poeta francese Paul Verlaine, contenuta nella raccolta La Bonne Chanson (1870). Verlaine,  è oggi riconosciuto come uno dei maggiori poeti della letteratura francese. Lo stile crepuscolare delle sue poesie ha fatto sì che la sua opera venisse spesso accostata a quella dei pittori impressionisti. Fu Verlaine stesso a coniare l’espressione di Poètes maudits (poeti maledetti, Ndr) per descrivere se stesso e la sua cerchia di amici artisti che, come lui, respingevano le regole della società e conducevano uno stile di vita provocatorio. Nous serons è una profonda dichiarazione d’amore che il poeta scrisse per la moglie Mathilde Mauté, sua fresca sposa. L’autore in questi versi descrive un amore duraturo capace di resistere alle intemperie della vita e sembra voler consolare la propria sposa, giurandole eterna fedeltà.
Verlaine pare legittimare l’esistenza del suo amore, opponendo la forza di un sentimento puro a un mondo che sempre più spesso respinge, giudica e invidia senza alcuna nobiltà d’animo. La lirica è densa di immagini metaforiche che evocano sensazioni rasserenanti e consolatorie: l’amore avvolge gli amanti come un bosco dalle ampie fronde, i loro cuori cinguettano all’unisono e la loro reciproca fedeltà ricopre i loro corpi come una dura corazza.
Alla crudezza del mondo esterno i due amanti oppongono il sorriso; nulla sembra poter scalfire la sintonia quasi paradisiaca tra due anime. Erroneamente tuttavia spesso i lettori associano questa poesia ad Arthur Rimbaud, grande e folle amore di Verlaine.

Noi saremo, a dispetto di stolti e di cattivi
che certo guarderanno male la nostra gioia,
talvolta, fieri e sempre indulgenti, è vero?

Andremo allegri e lenti sulla strada modesta
che la speranza addita, senza badare affatto
che qualcuno ci ignori o ci veda, è vero?

Nell’amore isolati come in un bosco nero,
i nostri cuori insieme, con quieta tenerezza,
saranno due usignoli che cantan nella sera.

Quanto al mondo, che sia con noi dolce o irascibile,
non ha molta importanza. Se vuole, esso può bene
accarezzarci o prenderci di mira a suo bersaglio.

Uniti dal più forte, dal più caro legame,
e inoltre ricoperti di una dura corazza,
sorrideremo a tutti senza paura alcuna.

Noi ci preoccuperemo di quello che il destino
per noi ha stabilito, cammineremo insieme
la mano nella mano, con l’anima infantile
di quelli che si amano in modo puro, vero?

  • Vero? Anafora che si ripete quasi a autoconvincersi dei suoi stessi pensieri. Versi d’amore gioiosi e idealizzati, in quanto il poeta aveva un’idea molto libera dell’amore. Infatti  scappò poi con Rimbaud, vivendo varie passioni in una continua, costante ricerca di emozioni nello stile eccessivo e sregolato dei poeti maledetti ma scrivendo versi meravigliosi.

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