Benvenuto autunno

Il 23 settembre, alle tre di notte, l’estate cederà il posto all’autunno, stagione che ci terrà compagnia per i mesi di ottobre, novembre e dicembre, quando meno fino al solstizio d’inverno atteso per il 21 dicembre. Se tradizionalmente l’equinozio d’autunno – il momento del passaggio dalla stagione estiva a quella autunnale – cade il 21 settembre, quest’anno la fatidica data si sposta più in là: sarà il 23 settembre alle 3.03 ora italiana, per una serie di concause astronomiche e anche perché l’anno solare non coincide perfettamente con quello del calendario. Mentre la Terra percorre la sua orbita intorno al Sole, a causa dell’inclinazione dell’asse terrestre il nostro Pianeta si rivolge al Sole in modi diversi nel corso dell’anno, determinando il passaggio da una stagione all’altra. Il termine equinozio, in particolare, viene dal latino e significa “notte uguale”: questo perché, durante gli equinozi, la durata del giorno e della notte è la stessa (12 ore ciascuno) in tutto il mondo, visto che i raggi solari incidono perpendicolarmente all’asse terrestre. È quel momento della rivoluzione terrestre intorno al Sole in cui quest’ultimo si trova allo zenit dell’equatore. Accade due volte l’anno, a sei mesi di distanza, a marzo e settembre del calendario civile. Di solito si fa coincidere l’inizio dell’autunno con il 21 settembre, ma l’equinozio d’autunno, per una serie di concause astronomiche, è previsto per il 23 settembre. Si tratta innanzitutto di una questione di giorni: anche se il nostro anno è composto da 365 giorni, la Terra ci mette 365,256 giorni a compiere un’orbita intorno al sole (365 giorni e 6 ore circa). Questo ritardo viene compensato dall’anno bisestile, che cade ogni quattro anni e che, aggiungendo un giorno al calendario, fa recuperare le 24 ore perse in precedenza. Ma l’equinozio d’autunno c’è tutti gli anni e, su di lui, questo ritardo “pesa”, provocando una variazione dei giorni (nel 2021, ad esempio, è caduto il 22 settembre). Nel corso del mese di settembre le ore di luce diminuiranno quindi progressivamente, fino a dicembre, in concomitanza con il solstizio d’inverno, il giorno più corto dell’anno, previsto nel 2022 per il 21 dicembre. L’Equinozio è dunque davvero un momento particolare della natura che consente la vita sul nostro Pianeta.
Le foglie degli alberi cominciano a ingiallire, la natura si prepara ad andare a riposo, le giornate si accorciano e i progetti personali fervono. Nella tradizione druidica l’Equinozio d’Autunno viene chiamato Alban Elfed (Autunno, o «Elued», Luce dell’Acqua).
Esso rappresenta la seconda festività del raccolto, segnando per parte sua la fine della mietitura, così come Lughnasad ne aveva segnato l’inizio.Nella memoria di queste antiche popolazioni l’Equinozio autunnale veniva festeggiato col nome di Mabon: il giovane dio della vegetazione e dei raccolti. E’ il tempo di raccogliere dagli ultimi frutti ben maturi i semi che serviranno l’anno successivo a darci da mangiare.
E’ il tempo di essiccarli all’aria e all’ombra, di conservarli al buio e all’asciutto in sacchetti di carta con scritto il nome, aspettando la primavera per piantarli.
Per queste valenze simboliche in molte culture del passato l’equinozio assumeva valenze esoteriche e venivano celebrati al suo arrivo riti “misterici” di cui ben poco si sa proprio per il loro carattere di segretezza. La coscienza – conoscenza che se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore produce molto frutto (Giovanni, 12, 24) estende il concetto di fertilità al ciclo eterno di Vita – Morte – Vita e alla consapevolezza che solo dalla morte può nascere una nuova esistenza, solo dalla decomposizione può risorgere il nuovo, il cambiamento. Per la tradizione cristiana il simbolo dell’equinozio è invece San Michele Arcangelo che separa l’estate dall’autunno, il bene dal male, purificando la natura ed eliminando le scorie negative accumulatesi nel tempo.

NAPOLI

Mattino d’autunno, Federico García Lorca

Che dolcezza infantile
nella mattinata tranquilla!
C’è il sole tra le foglie gialle
e i ragni tendono fra i rami
le loro strade di seta.

*Un’immagine molto serena come le giornate di questa stagione così particolare. Tempi di transizione, di trasformazione dove tutto rallenta per prepararsi al lungo inverno. Tempi in cui è più facile fermarsi in una riflessiva contemplazione della propria interiorità, magari raccogliendo quello che abbiamo seminato lungo il cammino.

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