La poesia di denuncia quando le parole varcano ogni muro.

Il grande poeta turco Nazim Hikmet morì il 3 giugno 1963, a soli sessantun anni, stroncato da un arresto cardiaco mentre usciva dalla porta di casa, al numero 6 di via Pesciànaya, a Mosca. Hikmet era consapevole dei suoi problemi di cuore, che da anni cercava di domare e curare tramite visite specialistiche. Nazim Hikmet ne aveva parlato in un’altra poesia che nel titolo suggeriva un’idea di rinascita, Primavera, in cui diceva enigmaticamente:

NAPOLI

“Quel che si attende arriverà in un’ora inattesa”.

E così fu. Il cuore ribelle tradì il poeta sulla soglia di casa, mentre si apprestava a uscire per un’incombenza o un appuntamento al quale non arrivò mai. La vita se ne andava in un soffio, ma le parole restavano. Hikmet scrisse questa poesia nel 1948, rinchiuso nel buio di una cella in una prigione dell’Anatolia. Il regime turco lo considerava un personaggio scomodo per le sue idee politiche troppo libertarie, in aperto contrasto con la dittatura di Kemal Ataturk. Persino nella notte più oscura, disumana, crocifisso nel buio di una cella Hikmet non aveva tradito la sua natura di poeta, di scrittore: le parole erano rimaste con lui, gli avevano indicato la via, ricordandogli il significato della libertà. Le parole lo avevano strappato dal tempo della prigionia che doveva apparire eterno, confortandolo in quell’antro buio e maleodorante.

In questa notte d’autunno

In questa notte d’autunno
sono pieno delle tue parole
parole eterne come il tempo
come la materia
parole pesanti come la mano
scintillanti come le stelle.

Dalla tua testa dalla tua carne
dal tuo cuore
mi sono giunte le tue parole
le tue parole cariche di te
le tue parole, madre
le tue parole, amore
le tue parole, amica.

Erano tristi, amare
erano allegre, piene di speranza
erano coraggiose, eroiche
le tue parole
erano uomini.

  • Parole, parole. Quelle che salvano, che danno speranza, quelle che consolano. Parole che possono cambiare il mondo e illuminare la strada perché niente può fermarle neanche il tempo.

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