Poesia satirica nel Medioevo…”Se fossi Cecco terrei le donne giovani e belle…”

Francesco Angiolieri, detto Cecco (Siena, 1260 circa – Siena, 1311/1313), è stato un poeta e scrittore italiano. Contemporaneo di Dante Alighieri e appartenente alla storica casata nobiliare degli Angiolieri, non si hanno però molte notizie certe sulla sua biografia. Si sa che ebbe una vita molto avventurosa, fu dedito al gioco e a vizi, subì processi per disturbo della quiete pubblica e dilapidò il patrimonio che gli aveva lasciato il padre. Nelle sue poesie  si accanisce contro la miseria e la sfortuna. Con i suoi modi sarcastici e dissacranti si prende gioco del Dolce stil novo;  in altre poesie, più originali, esalta goliardicamente il gioco, il vino e maledice la famiglia, il mondo e la gente. Celebri sono i sonetti S’i’ fosse foco, Tre cose solamente mi so ‘n grado e La mia malinconia è tanta e tale.

NAPOLI

Tre cose soltanto mi piacciono: le donne, la taverna
(cioè, il vino) e il dado (cioè, il gioco)”.
Nel vasto mondo della poesia un posto non secondario
ce l’ha la poesia dissacrante, controcorrente, originale, sorprendente di Cecco Angiolieri,
contemporaneo di Dante.
Della poesia che cantava la donna, la taverna e il dado Cecco Angiolieri dovette sentire un fascino profondo, la scelta comica o giocosa da parte del poeta indica una condizione interiore e una precisa visione del mondo. La psicologia di Cecco Angiolieri è sempre volta al gioco, alla beffa e alla parodia. . È lontano da problemi morali o escatologici, che sono guardati con una punta di sottile ironia. Si abbandona ad una visione del mondo antiplatonica, concreta, terrestre; appartiene a quella schiera di poeti che presero con gioia il vivere terreno, una gioia che è quindi fisica, fugace, come la vita quotidiana, e perciò non priva di una dissimulata malinconia.
Nel volersi distaccare dalla poetica stilnovista, Cecco Angiolieri la riprende in modo parodico. Il suo amore per Becchina è cantato molto spesso secondo  tematiche e moduli stilistici tipici dello Stilnovo, l’oggetto dell’amore cantato non è però una donna angelica e cortese, umile e raffinata. Becchina è un’energica popolana dai comportamenti grossolani e sguaiati. Quella di Cecco Angiolieri è una letteratura altissima, sorretta da un’intuizione acuta ed originale, quasi come un disegno caricaturale.

S’i’ fosse foco, arderei ‘l mondo

S’i’ fosse foco, arderei’ il mondo;
s’i’ fosse vento, lo tempestarei;
s’i’ fosse acqua, i’ l’annegherei;
s’i’ fosse Dio, mandereil en profondo;
s’i’ fosse papa, serei allor giocondo,
ché tutti ‘ cristiani embrigarei;
s’i’ fosse ‘mperator, sa’ che farei?
a tutti mozzarei lo capo a tondo.
S’i’ fosse morte, andarei da mio padre;
s’i’ fosse vita, fuggirei da lui:
similemente faria da mi’ madre.
S’i’ fosse Cecco com’i’ sono e fui,
torrei le donne giovani e leggiadre:
le vecchie e laide lasserei altrui

Se fossi fuoco, brucerei il mondo;
se fossi vento, lo sconvolgerei con tempeste;
se fossi acqua, lo annegherei;
se fossi Dio, lo farei sprofondare.
Se fossi papa, allora sarei allegro,
perché potrei mettere nei guai tutti i cristiani;
se fossi imperatore, lo saprei fare proprio bene;
taglierei la testa di netto a tutti quanti.
Se fossi morte, andrei da mio padre;
se fossi vita, non rimarrei con lui;
lo stesso farei con mia madre.
Se fossi Cecco, come sono e sono sempre stato,
terrei le donne giovani e belle,
e lascerei quelle sporche e vecchie agli altri.

*Ecco un esempio di satira medioevale, Angiolieri, così mordace e moderno nello stile. Chissà quanti ne avrà fatti arrabbiare a suo tempo  questo poeta buontempone. Un modo allegro,originale e indiretto per dire tante verità.

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