Poeti per la pace, Zhadan una voce per l’Ucraina.

In Ucraina si combatte sostanzialmente per l’unità territoriale e per i valori europei. Paradossalmente qui in Europa sembra quasi una retorica, mentre per gli Ucraini questi valori, in primo luogo la democrazia, la libertà civile e la dignità umana rappresentano oggi un vero punto di riferimento e vengono difesi anche a costo della vita. L’avvicinamento politico ed economico con l’Europa e la futura integrazione nelle istituzioni dell’Unione europea da un astratto obiettivo ‘strategico’inserito nella legislazione ucraina nel lontano 1993, nell’ultimo anno è divenuto un sentimento generale, l’espressione di un’autentica volontà popolare.Questa volontà e determinazione del popolo ucraino (confermata alle ultime elezioni politiche della fine di ottobre dove oltre il 70% degli elettori ha sostenuto i partiti di orientamento pro-europeo) ha scatenato una violenta reazione da parte della Russia, tradottasi inizialmente nell’annessione della Crimea e nella destabilizzazione delle regioni orientali dell’Ucraina, con l’infiltrazione sul territorio ucraino dei militari e paramilitari dalla Russia (compresi i terroristi ceceni, osezi e altri elementi sovversivi) e, successivamente, a partire di agosto scorso, nell’invasione delle truppe regolari dell’esercito russo.

NAPOLI

Serhiy Viktorovych Zhadan (Starobil’s’k, 23 agosto 1974) è uno scrittore ucraino. Zhadan è nato a Starobilsk, Luhansk Oblast in Ucraina. Si è laureato presso l’Università Pedagogica Nazionale di Charkiv nel 1996. Ha iniziato a scrivere nel 1990 rivoluzionando la poesia ucraina: i suoi versi erano meno sentimentali, facendo rivivere lo stile degli scrittori d’avanguardia ucraini degli anni ’20 come Semenko o Johanssen. È uno scrittore ucraino di fama internazionale, con 12 libri di poesia e 7 romanzi e vincitore di più di una dozzina di premi letterari. Nel marzo 2008, la traduzione russa del suo romanzo Anarchy in the UKR è entrata nella rosa dei candidati del National Bestseller Prize. . Le sue poesie selezionate Dynamo Kharkiv hanno vinto il “Libro dell’anno” ucraino. Il coinvolgimento attivo di Zhadan nell’indipendenza ucraina è iniziato da studente ed è continuato durante le varie crisi politiche in Ucraina. Nel 2013 è stato membro del consiglio di coordinamento di Euromaidan Kharkiv, nell’ambito delle proteste a livello nazionale e dei violenti scontri con la polizia. Nel 2014 Zhadan è stato aggredito all’esterno dell’edificio amministrativo a Kharkiv.  Nel febbraio 2017 ha co-fondato la Serhiy Zhadan Charitable Foundation per fornire aiuti umanitari alle città sulla linea del fronte.

In Italia lo si conosce per il romanzo Depeche Mode, pubblicato qualche anno fa da Castelvecchi. E per il pestaggio di cui lui, ucraino, è stato oggetto a Kiev,  durante una manifestazione da parte di un gruppo di filorussi.
Sergej Zhadan, ha all’attivo otto raccolte di poesie (è stato soprannominato  il “Rimbaud dell’Ucraina”) e una decina tra romanzi e racconti, tradotti in diverse lingue. In Germania, per esempio, è autore acclamato e ricercatissimo, invitato a molti festival e fiere: piacciono il suo stile scanzonato e anarchico, il senso dell’assurdo, la sua poesia “punk” dalla “malinconia postproletaria”. Poeta, romanziere, autore teatrale, è una delle voci più note della cultura del suo paese. Oggi è rimasto a Kharkiv
” Qui mi sento più tranquillo, perché lasciare la città in macchina è molto stressante. In campagna guidi e sai che in qualsiasi momento da un cespuglio può centrarti un missile.
L’attività logistica mi assorbe da mattina a sera. Chiama sempre chi ha bisogno di un’automobile, o chi vuole trasmettere i numeri di telefono dei medici, chi sta cercando medicine. Molti dei miei amici dell’ambiente artistico hanno scelto di rimanere. Fino allo scoppio della guerra non avevano mai fatto neppure un po’ di volontariato,
la politica non li interessava. Ma quando è iniziata la guerra molti hanno scelto di rimanere e di aiutare.”

Rinoceronti

L’aveva sopportato per sei mesi
per sei mesi aveva fissato la morte,
come i rinoceronti dello Zoo –
pieghe scure,
respiro pesante.
Aveva paura, ma non smetteva di guardare,
non chiudeva gli occhi.

È spaventoso, molto spaventoso.
Così dovrebbe essere.
La morte è spaventosa, ti atterrisce.
È spaventoso sentire il tanfo di sangue della luna.
È spaventoso vedere la storia come è fatta.

Sei mesi fa era tutto differente.
Sei mesi fa erano tutti diversi.
Nessuno aveva paura delle stelle cadenti
sopra il serbatoio.
Nessuno stava attento al fumo
che saliva dalle fessure della terra scura.

Di notte, in mezzo alla strade,
nel rumore, nel traffico,
tra l’amore e la morte,
lei nasconde la testa nelle spalle,
colpisce disperatamente con i pugni,
urla e grida nelle tenebre.
Non voglio vedere tutto questo, dice,
non riesco a sopportarlo, dentro.
Perché ho bisogno di tutta questa morte?
Dove dovrei metterla?

Dove mettere tutta questa morte?
Sulle spalle
come gli zingari con i bambini:
non piace a nessuno
e non gli piace nessuno.
C’è così poco amore,
e l’amore è fragilissimo.

Grida e fa a pezzi l’oscurità con le tue mani.
Grida ma non allontanarti da lui nemmeno di un passo.
Il mondo non sarai mai come era prima.
Non lasceremo che sia
come era un tempo.

Ci sono sempre meno finestre accese nella strada desolata.
Sempre meno persone che passeggiano
vicino alle vetrine dei negozi.
Campi e fiumi s’ingrossano nell’inferno di questa nebbia d’autunno.
I fuochi si spengono con la pioggia.
Le citta congelano di notte.

  • Versi molto crudi come la crudezza di una guerra. La paura della morte, il repentino cambiamento di vita che ha sottratto ogni elementare libertà con l’ansia costante delle micidiali stelle cadenti che in questo caso non hanno niente di bello. Un poeta combattente che usa la parola come arma di denuncia e lotta politica per l’indipendenza della sua terra. I missili potranno fermare le persone ma niente fermerà l’eco delle parole.

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