Racconti: SOVRAPPENSIERO, di Gregorio Asero

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SOVRAPPENSIERO

A volte capita di abbandonarmi a pensieri di tenerezza e allora mi lascio andare con tutto il mio essere a meditazioni soavi, e prima che possa finire lo stato di abbandono, mi accade una strana cosa, come quando l’orchestra finisce di suonare una melodia e depone i suoi strumenti sul palco per una meritata pausa di riposo: vivo attimi di attesa eterna. È molto difficile seguire queste strane sensazioni per lungo tempo, perché la mia mente non riesce a concentrarsi fino in fondo, visto che, purtroppo o per fortuna sono un uomo comune, carico di tutti i suoi limiti umani.

Mi capita anche che, lungo il percorso della mia vita, incontri persone simpatiche con le quali chiacchiero spensieratamente e in allegria. Ma cosa sono le parole dette da estranei? Possono essere esteriorità senza senso se le paragoniamo alla poesia e all’arte in genere. Che senso hanno le parole che pronunciamo a iosa e a volte senza neppure dar loro importanza, rispetto a quelle che sono le manifestazioni intime della nostra interiorità religiosa, del nostro modo di intendere la pittura, la musica, la poesia?

A volte, senza voler peccare di presunzione, mi sembra di essere un angelo precipitato dal carro, che conduce in Paradiso, nella più insignificante e squallida realtà terrestre. Io dico che il poeta, l’artista in genere sono gli ultimi testimoni di una forma di vita che sta lentamente andando in disfacimento. E mi chiedo se la poesia e l’arte, non siano l’unico esempio di ciò che avrebbe potuto essere il nostro martoriato pianeta se non fosse esistita la forma del linguaggio parlato.

La comunicazione fra umani, e di conseguenza fra le varie anime, dovrebbe avvenire attraverso l’empatia fra due persone, o fra due popoli, o fra l’intera umanità. Ecco, quando si parla di comunicazione fra due anime è questo quello che penso: l’empatia. Purtroppo penso che l’umanità si stia incamminando fra altre vie, quelle dell’autodistruzione.

Gregorio Asero

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