Racconti: L’anziana donna sedeva sulla sua poltrona e pensava… di Lorenzo Rossomandi – Scritti

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L’anziana donna sedeva sulla sua poltrona e pensava a ciò che non sarebbe più riuscita a fare nella vita. Il fisico la stava via via abbandonando e la dipendenza verso gli altri era sempre più marcata. Persino alzarsi per andare a fare un bisogno era diventata un’impresa da agonista puro. Si allungò appena per afferrare il libro sul mobiletto vicino a lei. La lettura era ciò che le rimaneva e che riusciva ancora a emozionarla. Vicino al libro trovò qualcos’altro che non si aspettava. Una scatola bianca con tanto di nastro rosso e un biglietto. Aprì la busta del biglietto e, incuriosita lesse il messaggio. C’era scritto semplicemente «Ecco la felicità». (Segue)

La ricca signora si svegliò la mattina con ancora un forte mal di testa. Non osava schiacciare il tasto per l’apertura delle tapparelle della finestra per timore che la luce potesse acuire ancora di più l’emicrania. I postumi della festa della sera precedente erano drammatici quella mattina. Alla fine si fece coraggio e cercò con la mano il telecomando sul comodino. Lo trovò, ma sentì anche qualcos’altro vicino a ciò che cercava. Una piccola scatola. La sorpresa le fece dimenticare il mal di testa. Fece entrare la luce, vide la scatoletta bianca con il nastro rosso e incuriosita lèsse il biglietto. C’era scritto semplicemente «Ecco la felicità». (Segue)

Lisa era disperata. A quattordici anni non era giusto soffrire così. Due genitori che le avevano pianificato la vita. Studio, amici, sport. Tutto era programmato. Ma la musica non era nei loro programmi. Quella musica che la faceva volare. Che le dava i brividi e la rendeva leggera. Decise di mettere in atto il suo piano. Fuggire di casa e partire per andare lontano. A Milano.

Aveva un amico lì, lo aveva conosciuto l’estate precedente a Riccione. Aveva 500 euro dei regali che i suoi parenti le avevano via via donato per le varie feste. Le sarebbero bastati? Non poteva saperlo, ma sicuramente le avrebbero consentito di acquistare un biglietto del treno di sola andata. Apri il mobile dove li conservava e la vide. Era una scatola con un fiocco rosso. Si fece seria e prese il biglietto. Lo aprì e lèsse: «Ecco la felicità». (Segue)

Anita non sapeva più quanti anni avesse. Non sapeva quanti gliene sarebbero rimasti. Non sapeva dove avrebbe passato quella notte che si preannunciava più fredda del solito. Il muro su cui era appoggiata aveva l’intonaco vecchio e immaginava che il suo cappotto recuperato qualche anno prima dal cassone dei vestiti per i poveri, si sarebbe infarinato un po’ da quella polvere. Guardava la strada e cercò di ricordarsi di che colore fosse. Ma non se lo ricordava. Erano anni che non si guardava neanche. Adesso pensava al suo cartone che la pioggia del giorno prima aveva irrimediabilmente rovinato. Si rattristò. Abbassò lo sguardo e vide che davanti a lei qualcuno aveva poggiato un pacco bianco con un nastro rosso e un biglietto sopra. Non poteva pensare che fosse per lei. Rimase un po’ a guardarlo aspettando che qualcuno tornasse per riprenderselo. Dopo un po’ si fece coraggio e per prima cosa prese il biglietto e lo lèsse: «Ecco la felicità». (Segue)

L’anziana signora aprì il pacchetto. Trovò una foto. Inforcò gli occhiali e guardo bene. Era sua nipote, in quel momento quindicenne che sorrideva gioiosa. Ma nella foto era più matura, splendida. Aveva una corona di alloro sulla testa e un libro in mano che doveva essere la sua tesi di laurea.

All’anziana signora vennero le lacrime agli occhi dalla felicità. «Adesso» si disse «potrei anche morire sapendo ciò che sarebbe successo».

Dalle dimensioni del pacchetto la ricca signora aveva già intuito tutto. Scartò senza entusiasmo il pacchetto e scopri al suo interno una custodia a lei familiare. Delusa dalla mancanza di fantasia del suo compagno, apri la custodia di quello che immaginava già essere il suo ennesimo anello con diamante, o rubino , o smeraldo, o qualsiasi altra noiosa pietra preziosa. Ed invece trovò un biglietto. La sua cara amica che non vedeva dai tempi dell’Università la stava invitando da lei. Avrebbero passato una splendida settimana assieme rivivendo i luoghi dell’Erasmus.

La donna si ritrovò a sorridere era felicissima.

Lisa scosse il pacchetto. Non senti alcun rumore. Sembrava assolutamente vuoto. Aspettò ancora qualche attimo poi, scrollando le spalle, si decise ad aprirlo. C’era un biglietto scritto a mano. Lo lèsse, era un contratto per l’acquisto di un costosissimo pianoforte e il modulo di iscrizione al conservatorio. Rimase sorpresa, i suoi genitori non potevano permettersi quella spesa. Poi pensò ai suoi genitori, alle domeniche senza ristorante da anni, a tutte le loro estati passate a casa mentre lei andava a Riccione con la nonna. Un nodo alla gola le bloccava il respiro. Ma era felice. Per il dono e per sapere di avere due genitori così.

Anita non ricordava neppure quando fosse stata l’ultima volta che aveva ricevuto un dono. Non sapeva neanche se fosse per lei. Ma finse di sì. Con calma iniziò a scartarlo. Si trovò davanti ad una scatola di cartone. «comoda» pensò «mi ci sdraierò sopra la notte. Aprì con cura la scatola e dentro ci trovò una pesante coperta di lana.

Quelle notti sarebbe stata al caldo.

Era proprio una donna felice adesso.

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