lucia triolo: case di carte

ho cambiato finestra una volta
due volte, tre,
e poi ancora

uno seduto al tavolo
guardava
le punte rotonde delle sue scarpe
e le caviglie
graffiavano il suolo
con strisce a rumori sordi

si impossessava dei miei occhi
li assediava
perché in nessuna ricordassi ciò che
vedevo
quasi le finestre dessero sul
nulla

Eppure erano lì
e io volevo vedere cose
invisibili
rapporti interrotti tra vista e mente

tu volevi fare case
con le carte
e finestre invisibili

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