UN GRIDO PER LA PACE”Sarebbe una festa per tutta la terra fare la pace prima della guerra” ☮️☮️

Il simbolo della pace (☮) fu creato da Gerald Holtom nel 1958, disegnatore commerciale e pacifista, su commissione della CND, all’epoca guidata dal filosofo e matematico Bertrand Russell e raggiunse il successo nel decennio successivo prima a sostegno della Campagna per il disarmo nucleare e successivamente più in generale dell’antimilitarismo. Il successo del simbolo si deve probabilmente alla sua semplicità e fu interpretato falsamente anche come la rappresentazione stilizzata di un amplesso, aderendo così allo slogan sessantottino «Fate l’amore, non fate la guerra».Il simbolo, secondo la sua versione iniziale, rappresenterebbe le lettere N e D, appunto Nuclear Disarmament. Inizialmente Holtom aveva pensato di ricorrere al simbolo della croce cristiana inserito in un cerchio, ma alcuni preti con cui si consultò non si dichiararono entusiasti di usare la croce in marce di protesta. La prima apparizione pubblica del simbolo della pace avvenne quello stesso anno nella Marcia di Aldermaston (o Marcia di Pasqua), una grande manifestazione anti-nucleare in Gran Bretagna, iniziata a Trafalgar Square a Londra e terminata ad Aldermaston, a 80 km dalla capitale, dove venivano prodotte le armi nucleari britanniche.  Il simbolo non fu mai, volutamente, protetto da copyright, e anche per questo è divenuto un linguaggio universale, nel bene e nel male. L’attivista statunitense Bayard Rustin, consigliere di Martin Luther King, lo importò negli Stati Uniti, dove ben presto divenne icona dei movimenti per i diritti civili e simbolo delle proteste contro la guerra del Vietnam. Ma il ☮ è stato anche impiegato da movimenti ambientalisti, nella difesa dei diritti delle donne o degli omosessuali, nella lotta all’apartheid.

Dopo la pioggia è una filastrocca di Gianni Rodari, tratta dalla raccolta I cinque libri. Storie fantastiche, favole e filastrocche edita da Einaudi nel 1997. Ancora una volta, con parole semplici ma dense di metafore, lo scrittore e pedagogista riesce a donarci un insegnamento prezioso che sembra derivare direttamente dall’armonioso ciclo della natura.
Pioggia, tempesta e arcobaleno diventano quindi simboli archetipici, immagini della “pace” e della “speranza”. Tramite un esplicito gioco di contrapposizioni, l’autore vuole porre l’accento su un modo di sentire comune a tutta l’umanità che pare rendersi conto del benessere solo dopo aver sperimentato la sventura. Racconta un fatto molto vero, quanto inevitabile.
Le cose infatti in questo nostro mondo sembrano definirsi tramite il loro opposto: la “pace” sarebbe un termine astratto, vacuo, svuotato di ogni senso senza la “guerra”.

Dopo la pioggia

Dopo la pioggia viene il sereno
brilla in cielo l’arcobaleno.
È come un ponte imbandierato
e il sole ci passa festeggiato.

È bello guardare a naso in su
le sue bandiere rosse e blu.
Però lo si vede, questo è male
soltanto dopo il temporale.

Non sarebbe più conveniente
il temporale non farlo per niente?
Un arcobaleno senza tempesta,
questa sì che sarebbe una festa.

Sarebbe una festa per tutta la terra
fare la pace prima della guerra.

*Eh sì sarebbe davvero un passo avanti nell’evoluzione della specie arrivare a questa considerazione così semplice eppure così importante. Rodari nella sua saggezza fanciulla lo pone nella giocosità di una filastrocca, da cantare ai bimbi sperando che diventino adulti più consapevoli.

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