X Agosto, storia di un assassinio

Il dieci agosto si festeggia San Lorenzo Martire, morto a Roma ma ricordato con grande fervore in tutta Italia. Visse nel III secolo e fu ucciso a 33 anni, il 10 agosto del 258 dopo Cristo, perché sorpreso a celebrare l’eucarestia. Sarebbe stato bruciato sui carboni ardenti e secondo la leggenda le stelle cadenti sarebbero il richiamo dei lapilli del fuoco che bruciarono il Martire. X Agosto è anche uno dei componimenti più emozionanti e strazianti mai scritti dall’autore Giovanni Pascoli, inclusa in Myricae. In questa poesia, ripercorre la notte di San Lorenzo del 1867, data in cui suo padre venne assassinato senza una vera e propria spiegazione. Due storie, due delitti.

Ruggero Pascoli (Ravenna, 24 marzo 1815 – Savignano di Romagna, 10 agosto 1867) è stato il padre del poeta Giovanni Pascoli, amministratore della tenuta “La Torre” dei principi Torlonia, assassinato, ufficialmente da ignoti, nel 1867. L’omicidio, che fu opera probabilmente di criminali ed estremisti politici, influì pesantemente sulla psicologia del futuro poeta. La sera in cui venne assassinato, il 10 agosto 1867, Ruggero stava tornando a casa da Cesena quando, all’altezza di San Giovanni in Compito, presso Savignano, venne ucciso con una fucilata sparata da due sicari ignoti, appostati lungo la strada; morì sul colpo e il carretto, con la spaventata cavalla, proseguì ancora da solo per un tratto, trasportando il corpo di Ruggero; la Romagna era allora una terra difficile e in alcune zone imperversava il brigantaggio. Il magistrato che diresse l’inchiesta indagò due agitatori politici di Cesena, in realtà due criminali comuni gravitanti intorno ai movimenti di sinistra per interesse, Luigi Pagliarani detto Pajarèn e soprannominato Bigeca o Bigecca e Michele Della Rocca, che furono però prosciolti. Il delitto, che Pascoli rievocò in molte altre liriche, tra cui X agosto, rimase impunito per una diffusa omertà e venne archiviato dalla magistratura, dopo ben tre processi, come “commesso da ignoti”. L’infanzia segnata del giovane Pascoli fu resa ancor più traumatica dalla perdita della madre Caterina, venuta a mancare l’anno seguente (1868) di crepacuore.

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de’ suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh!, d’un pianto di stelle lo innondi
quest’atomo opaco del Male!

*Lirica drammaticamente struggente. Le stelle cadenti di S.Lorenzo sembrano piangere in eterno sul male che inonda il mondo. In tutti i tempi, in qualunque luogo si consumano ancora delitti, ingiustizie, guerre, piccole e grandi cattiverie a cui le stelle assistono impotenti commiserandoci.

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