“Dateci qualcosa da distruggere”

La violenza è un concetto complesso. È spesso intesa come l’uso o la minaccia della forza, che può provocare lesioni, danni, privazioni o persino la morte. Può essere fisica, verbale o psicologica. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la violenza come “l’uso intenzionale della forza fisica o del potere, minacciato o reale, rivolto contro se stessi, un’altra persona, o contro un gruppo o una comunità, che produca, o sia molto probabile che possa produrre, lesioni fisiche, morte, danni psicologici, danni allo sviluppo o privazioni”.
Ogni anno, oltre 1,6 milioni di persone in tutto il mondo perdono la loro vita a causa della violenza. Per ogni persona che muore come conseguenza della violenza, molte altre sono ferite e soffrono di una serie di problemi di salute fisica, sessuale, riproduttiva e mentale.

Le violazioni dei diritti umani di oggi sono le cause dei conflitti di domani.
Mary Robinson

La poesia rielabora ed elenca spunti dell’osservazione quotidiana e della cronaca, dalle morti per droga agli attentati terroristici.
È una denuncia di Primo Levi della violenza come stile di vita, lui che di una violenza inaudita – quella dei campi di concentramento nazisti – è stato vittima. Il lungo elenco di persone e di cose su cui imprimere il marchio del proprio passaggio distruttivo è una sorta di necrologio, di cimitero dei valori, fino a quel verbo finale, che come sempre lasciamo all’approfondimento personale del lettore: commiserateci.

Dateci di Primo Levi

Dateci qualche cosa da distruggere,
Una corolla, un angolo di silenzio,
Un compagno di fede, un magistrato,
Una cabina telefonica,
Un giornalista, un rinnegato,
Un tifoso dell’altra squadra,
Un lampione, un tombino, una panchina.
Dateci qualche cosa da sfregiare,
Un intonaco, la Gioconda,
Un parafango, una pietra tombale.
Dateci qualche cosa da stuprare,
Una ragazza timida,
Un’aiuola, noi stessi.
Non disprezzateci: siamo araldi e profeti.
Dateci qualche cosa che bruci, offenda, tagli, sfondi, sporchi
Che ci faccia sentire che esistiamo.
Dateci un manganello o una Nagant,
dateci una siringa o una Suzuki.
Commiserateci.

*Forte, lapidaria, meravigliosa poesia…da un uomo segnato dalla violenza. Sembra che l’essere umano in questo caso non abbia niente di umano, riesca solo a sporcare e distruggere tutto quello che tocca… purtroppo è così.

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