Il “Poeta Maledetto”

Charles Pierre Baudelaire ( Parigi, 9 aprile 1821 – Parigi, 31 agosto 1867) è stato un poeta, scrittore, critico letterario, critico d’arte, giornalista, filosofo, aforista, saggista e traduttore francese. È considerato uno dei più importanti poeti del XIX secolo, esponente chiave del simbolismo, nonché anticipatore del decadentismo. I fiori del male, la sua opera maggiore, è considerata uno dei classici della letteratura francese e mondiale. Charles Baudelaire nacque a Parigi, in Francia, il 9 aprile 1821, suo padre si chiamava Joseph-François Baudelaire; si trattava di un ex-sacerdote e capo degli uffici amministrativi del Senato, la madre era la ventisettenne Caroline Archimbaut-Dufays, sposata da Joseph-François dopo la perdita della prima moglie. All’età di sei anni Baudelaire restò orfano del padre, allora sessantenne, Caroline, rimasta vedova, riversò sul figlio tutta la sua ricchezza affettiva, ma l’anno successivo decise di sposarsi con Jacques Aupick , un tenente colonnello che, a causa della sua freddezza e rigidità (nonché del perbenismo borghese di cui era intriso), si guadagnò ben presto l’odio del giovane Charles, in età adolescenziale.Baudelaire non perdonò mai alla madre questo “tradimento” e da allora il rapporto tra i due divenne sempre più tormentoso, nutrito dagli impulsi di vendetta del figlio, che non dissociava più l’amore per la madre dal bisogno di farla soffrire.all’età di 14 anni Baudelaire iniziò a frequentare il collegio Louis-le Grand, con risultati altalenanti.In collegio Baudelaire soffre di solitudine, legge molto, alterna momenti di profitto brillante a pause d’ozio e ribellione: viene espulso per indisciplina, ma riesce lo stesso a diplomarsi. Finito il liceo, il giovane si mostrò indeciso sul proprio futuro e insofferente alle scelte che Aupick aveva in mente per lui; si appassionò però alla carriera letteraria, che lo portò a conoscere artisti e scrittori dediti ad uno stile di vita bohémien, che lo spinse per altro ad accumulare debiti.
Durante questo periodo cominciò inoltre a frequentare prostitute e contrasse presumibilmente la gonorrea e la sifilide, che, probabilmente, sarà la causa della sua morte circa 27 anni dopo. Caroline e Aupick, a prendere provvedimenti: decidono di far imbarcare Charles su una nave, la Paquebot des Mers du Sud, verso l’India, un viaggio straordinario per l’epoca, Durante il viaggio Baudelaire comincia a comporre le prime poesie, dedicate ora all’esotismo dei luoghi che visita, ora alle donne bellissime e misteriose che incontrato. Le contrapposizioni cominciano a farsi spazio nella sua vita prima e nella sua poetica poi: Parigi diventa nera e fangosa, in contrapposizione alla bella, verde e rigogliosa Maurice, l’isola vicino al Madagascar nella quale Baudelaire ha vissuto per un po’. Nei suoi testi Baudelaire comincia a giocare con i sensi e con le parole: gli odori generano le visioni, le visioni diventano parole su carta, le poesie si riempiono di sinestesie e associazioni tematiche. Una volta rientrato a Parigi, ormai maggiorenne, Baudelaire comincerà a svolgere una vita da bohémien grazie all’eredità paterna, proseguendo la sua vita all’insegna della carriera letteraria. È in questo periodo che comincia a scrivere le prime composizioni de I fiori del male, affermandosi inoltre come critico d’arte e giornalista. Nel 1842 incontrò Jeanne Duval, “La Venere Nera” che “lo torturava ogni giorno” (così diceva la madre di Baudelaire), una danzatrice e attrice teatrale creola di origini haitiane, africane e francesi, figlia illegittima di una prostituta di Nantes, con la quale Baudelaire visse un’appassionata e turbolenta storia d’amore, che diverrà per il poeta fonte di notevoli spunti letterari. In questo periodo entrò a far parte del Club des Hashischins, un circolo di letterati e intellettuali dediti all’esplorazione delle esperienze e delle allucinazioni prodotte dalle droghe (prima fra tutte l’hashish), che si ritrovavano spesso all’Hôtel de Lauzun. Sempre in questi anni conobbe Balzac e continuò a produrre alcuni dei componimenti de I fiori del male. Al 1845 risale la prima pubblicazione, il lavoro di Baudelaire si guadagnò parecchie attenzioni in campo artistico, per l’audacia delle idee esposte e per la competenza dimostrata dall’autore. A questo primo “successo” personale faceva contrasto però il suo stile di vita: sempre più pressato da debiti, dubbioso sul proprio futuro, solo e con una condizione psicologica precaria, Baudelaire tentò per la prima volta il suicidio in maggio. Difficile a dir poco cercare di comprendere per quali motivi Baudelaire avesse deciso di vivere una vita così sregolata: da una parte, Baudelaire fonda la sua visione antropologica sulla convinzione che tutti gli uomini vivono in uno stato d’angoscia, della quale sono più o meno coscienti, perché non riescono a realizzarsi.Questa angoscia, questo stato di malessere fisico e psicologico, inquietudine, scontento, viene definita Spleen, che si associa al termine francese Ennui, ovvero la noia. Allo Spleen ci si può arrendere, accettando il non senso della vita e il vuoto cosmico che ne consegue, oppure ci si può opporre, rifuggendo la realtà e cercando l’Idéal. L’Idéal è, per Baudelaire, l’assoluto verso il quale ogni uomo tende naturalmente: per raggiungerlo – e quindi per allontanarsi dallo Spleen – l’essere umano deve evadere dalla realtà, cioè cercare il Dandismo allontanandosi dal brutto e banale – la realtà -, andando a rifugiarsi nell’artificiale, in tutto ciò che non è naturale, e per fare questo esistono alcuni strumenti, come l’alcool e le droghe. I fiori del male, definiti da Emilio Praga “un’imprecazione, cesellata nel diamante”, esprimono dunque la vita secondo Baudelaire. Baudelaire venne processato nel 1857 dal procuratore Pierre Ernest Pinard (lo stesso che aveva messo sotto accusa Madame Bovary di Gustave Flaubert), per la pubblicazione de I Fiori del Male, insieme al suo editore, Auguste Poulet-Malassis. Baudelaire venne accusato di “offendere la morale pubblica e il buon costume”
Tuttavia, Baudelaire non si arrese al volere della giustizia dell’imperatore Napoleone III e nel 1861 pubblicò una nuova edizione de I Fiori del Male, con l’aggiunta di 35 nuove poesie inedite. La sua salute peggiora: la sifilide, che fino a quel momento gli ha provocato crisi, nevralgie e una certa dipendenza dal laudano, non gli dà tregua. Completa però alcune opere, a partire dai Paradisi Artificiali, un saggio dedicato agli effetti delle droghe sul corpo. Nel testo, Baudelaire descrive con dovizia le sensazioni provate dopo l’assunzione di oppio, alcolici, hashish, vino. Negli ultimi anni, tra una crisi esistenziale e un attacco ischemico, Baudelaire subisce una serie di lutti dai quali non riuscirà a riprendersi, e tenterà nuovamente il suicidio. Baudelaire muore tra le braccia di sua madre il 31 agosto 1867, in preda a dolori lancinanti, per complicazioni della sifilide.

Charles Baudelaire in “Ti adoro” paragona la donna amata alla volta celeste. La meraviglia del cielo stellato che gli tiene compagnia durante le notti insonni, triste e silenzioso quasi fosse un vaso pieno di tristezza. La donna di cui parla Baudelaire è però sfuggente e per questo lui la ama ancora di più. L’altra metà del componimento è quasi ironica, il poeta descrive se stesso mentre tenta la conquista con immagini decisamente più macabre. Si paragona infatti ad una fila di vermi che piano decompone un cadavere.

“Ti adoro”
Ti adoro al pari della volta notturna,
o vaso di tristezza, o grande taciturna!
E tanto più t’amo quanto più mi fuggi, o bella,
e sembri, ornamento delle mie notti,
ironicamente accumulare la distanza
che separa le mie braccia dalle azzurrità infinite.

Mi porto all’attacco, m’arrampico all’assalto
come fa una fila di vermi presso un cadavere e amo,
fiera implacabile e cruda, sino la freddezza
che ti fa più bella ai miei occhi.

*Il poeta maledetto con una visione così particolare della vita, l’ansia di godersi i momenti a qualsiasi costo, in qualsiasi modo, come una corsa contro il tempo, forse per il trauma di aver perso il padre così precocemente. Tutti gli eccessi sono distruttivi, sia questa fame di felicità fasulla da raggiungere in uno stato di stordimento artificiale e autolesionista, sia lasciar scorrere i giorni nell’indifferente apatia, magari come lui sosteneva accontentandosi del vuoto, della noia quotidiana inaridendo l’anima. Come sempre la verità sta nel mezzo, riuscire a cogliere un po’ di felicità e di emozione reale guardando la vita con occhi nuovi e il cuore aperto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...